Milan, preparatore atletico licenziato. Questione tecnica o di alimentazione ?

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui

Contratti Milan
Galeotto fu il tacchino. E chi lo probì. In casa Milan la fine dell’estate è stata assai meno entusiasmante del suo corpo centrale: a luglio arrivava Bonucci tra l’entusiasmo generale e scene di delirio a Milanello, i tifosi sognavano come e più che all’inizio dell’era Berlusconi e un posto nella prossima Champions sembrava già uno scomodo obiettivo minimo. Due mesi dopo, e dopo un agosto dimagrante con il solo Kalinic imbarcato (i sogni Aubameyang e Belotti sono rimasti tali), è tutto cambiato: Leo si è infatti dimostrato fallibile, Montella è già nell’occhio del ciclone, ma soprattutto la dirigenza dà (eccessivi?) segnali di insofferenza, forse per mascherare il sospetto che la campagna acquisti faraonica possa trasformarsi in un insieme eterogeneo di calciatori difficilmente assemblabili pure sul piano tattico.

Così, come sempre succede quando ci sono le prime crepe, ecco che le stesse si allargano subito, vuoi sottoforma di eventi fortuiti, come l’esonero di Ancelotti dal Bayern (dopo meno di mezzo secondo dalla notizia Carletto volteggia sulle spalle di Montella nell’immaginario dei tifosi), o di spifferi sempre più forti sul fatto che qualcosa non vada alla base. Il licenziamento in tronco del preparatore atletico Emanuele Marra è infatti quella classica notizia da non sottovalutare, da non limitare alla fredda cronaca. Per una serie di motivi, a partire dal fatto che Marra è stata una creatura di Montella, avendo seguito il percorso da allenatore di Vincenzo fin dai primi passi. Una decisione così repentina ha quindi dato la stura a una serie di supposizioni, comprese quelle più maligne, ovvero che sia stata la società, tutt’altro che tenera verso l’allenatore dopo Genova, a caldeggiare la sostituzione del professionista dei muscoli.

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Uomo avvisato, mezzo salvato, per la serie “Il prossimo sei tu”? Forse, ma più realisticamente la ribellione è arrivata dai giocatori, ovvero gli unici in grado di capire se il percorso estivo, quello della preparazione, sia stato adeguato o no. Ecco allora i rumors riportati da “Repubblica” e da “La Gazzetta dello Sport” e da “Il Corriere della Sera”, secondo i quali ad essere fatale a Marra sarebbe stato il mix tra la dieta vegana, non tollerata da molti giocatori e dallo stesso Montella, che ha provato invano a caldeggiare l’inserimento di pesce e carne di tacchino, e allenamenti troppo blandi, prima causa della stanchezza precoce dei giocatori durante le partite.

La gara contro il Rijeka in questo senso ha confermato l’ultimo assunto, perché il calo, anzi il crollo, subito dalla squadra nella ripresa ha confermato come le pile di Kessié e compagni si scarichino piuttosto presto. Va aggiunto che a Genova il Milan non ha corso per tutta la partita, magari anche perché reduce dall’infrasettimanale. Difficile insomma risalire alla verità vera, di certo si può dire che se la squadra palleggia troppo è anche perché davanti non ci si muove e non sempre la colpa può essere del preparatore se ad esempio è difficile inserire un giocatore come Calhanoglu, se la difesa fa acqua o se contro il Rijeka al 60′ ci si mette a pensare alla Roma.

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Attraverso un post sulla propria pagina facebook Marra ha provato a spegnere l’incendio all’insegna di parole dolci verso l’amico Vincenzo “Per favore chiunque tenga a me smetta di pensare o scrivere male di Vincenzo Montella. Non può un giorno anche se triste cancellare 8 anni meravigliosi. Tutto a questo mondo ha un inizio ed una fine. Il cambiamento fa parte della vita e serve per crescere come uomini“. Il mea culpa del preparatore sembra quindi smontare il caso. Almeno fino alla ricerca del prossimo colpevole.

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