Tanti gol in Serie A, c’è troppo divario tra le grandi e le piccole del campionato?

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui


Sono 166 i gol già messi a segno in questa stagione dalle 20 squadre che partecipano in Serie A. Il Napoli a 22 reti è la squadra più prolifica. Segue la Juventus campione d’Italia in carica con 18 segnature (10 delle quali messe a segno da un’incontenibile Paulo Dybala saldamente al comando della classifica cannonieri).
La formazione di Maurizio Sarri, inoltre, vanta la miglior differenza reti con un +17, mentre la nuova Inter di Luciano Spalletti guida la classifica della miglior difesa con 2 sole reti al passivo.

Nella scorsa stagione, sempre alla 6^ di campionato, le reti segnate erano state 157 ma con uno 0-3 assegnato a tavolino a favore del Pescara nell’incontro contro il Sassuolo al Mapei Stadium nella seconda giornata di andata del 28 Agosto 2016. Volendo anche dare per validi nel conteggio i tre gol assegnati dalla giustizia sportiva alla squadra abruzzese guidata dall’ex campione del Mondo Massimo Oddo per il caso Ragusa (la partita sul campo era finita infatti 2-1 per i padroni di casa, quindi la somma darebbe sempre 3), la differenza resta di 9 reti.
I dati della stagione in corso, tra l’altro, risultano essere ancora parziali, dato che a questa differenza manca ancora il responso della partita tra Sampdoria e Roma (rinviata a causa dell’allerta meteo su Genova il 10 Settembre) che potrebbe ulteriormente incrementare il divario.

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La difesa più perforata è quella della debuttante Benevento, già etichettata da molti addetti ai lavori come la proverbiale “squadra materasso”. La formazione di Marco Baroni è ferma ancora a 0 punti e ha incassato 16 gol in 6 partite riuscendone a realizzare soltantouno  grazie ad Amato Ciciretti all’esordio in campionato contro la Sampdoria.

A questo lungo elenco di numeri, spesso noiosi da leggere ma sicuramente efficaci per la comprensione del fenomeno, stanno facendo eco, già da tempi non sospetti, una serie di commenti poco lusinghieri sulla qualità del calcio italiano provenienti da alcune delle voci più autorevoli in materia.
C’è chi, come il presidente della Lazio Claudio Lotito, punta il dito contro la formula a 20 squadre auspicando un ritorno della serie A a 18 o 16 squadre. Il Presidente biancoazzuro sostiene da diverso tempo questa tesi e riconduce il problema non solo alla natura tecnica del nostro campionato, ma anche a tutto ciò che attiene all’aspetto più prettamente economico sostenendo che il sovraffollamento di squadre “provinciali” andrebbe ad erodere significativi introiti alle formazioni più blasonate derivanti dai diritti tv.
Nella passata stagione furono ritenute “inadeguate” a disputare un campionato di serie A le ultime tre della classifica: Palermo, Pescara e Crotone. Date per spacciate e matematicamente in serie B già a gennaio, delle tre soltanto la squadra calabrese riuscì miracolosamente a sovvertire il pronostico ottenendo una favolosa salvezza ai danni dell’Empoli all’ultima partita.

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Sembra che oggi si sia creato un divario pazzesco fra le squadre di vertice, 5 o 6, e quelle di fondo classifica, e che quindi si abbia meno credibilità di campionato” sono state invece le parole del Presidente del Coni Giovanni Malagò, intervenuto pochi giorni fa in un incontro ad Ancona, che spera fortemente in una inversione di tendenza il più presto possibile per non minare la credibilità di questo sport.
Mario Sconcerti, un’eminenza grigia nel panorama giornalistico sportivo italiano, nella trasmissione 90° minuto di domenica scorsa ritiene addirittura “irreali” i numeri che finora sta esprimendo il campionato.
Continuando con questo trend, sostiene Sconcerti, statisticamente Dybala a fine torneo potrebbe arrivare a segnare fino a 60 reti, dando vita, così, all’immaginazione e alla fantasia più sfrenata su quanti ne potrebbero realizzare Messi o Cristiano Ronaldo se giocassero in Italia.

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Ammesso che esista realmente troppo divario tra le grandi e le piccole, anche un altro dilemma sta dividendo l’Italia “pallonara”: sono molto forti i reparti offensivi o poco solide le difese?
In vista del turno europeo delle nostre squadre, auspichiamo vivamente che si tratti della prima ipotesi.

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