Adesivi antisemiti: indignazione ad hoc

Pubblicato il autore: Lorenzo Rossini Segui
Curva nord

Tifosi della Lazio.

Ci tengo subito a precisare che questa mia riflessione, che condivido con piacere con voi, non va a difesa di un gesto che ritengo una vera e propria sciocchezza. Uno scivolone, l’ennesimo purtroppo da parte della tifoseria biancocelesti, che rischia di rovinare lo straordinario avvio di stagione della Lazio.
Avrete ormai capito che mi riferisco agli adesivi lasciati in Curva Sud, da parte di alcuni tifosi Laziali, in occasione della gara interna con il Cagliari.
Non è mia intenzione riepilogare i fatti accaduti, parlare di rischi, condanne o tutto quello che concerne la notizia in se. L’argomento ormai è stato trattato a dovere fino in fondo, dove un po’ tutti hanno espresso la propria indignazione, creando un vero e proprio plotone d’esecuzione. Con le spalle contro il muro, ovviamente, c’è un intera tifoseria.
Il mondo Ultras da sempre si basa sullo sfottò, che a volte può anche risultare simpatico mentre molte altre assolutamente fuori luogo e da condannare, ma da sempre uno degli obiettivi principali delle tifoserie organizzate è colpire i “rivali“, con trovate più o meno politically correct.
Ovviamente, con questo, non intendo definire un atteggiamento normale e da giustificare quello assunto da alcune frange di tifosi. Più semplicemente quello su cui mi piacerebbe ragionare in questo spazio, è la ragione per la quale si è deciso di dare questa enorme importanza a livello mediatico, a questo caso nello specifico.
Da anni ormai sugli spalti appaiono striscioni, adesivi, vengono intonati cori che istigano al razzismo e all’antisemitismo. Perché questo generale e comune stracciamento di vesti avviene proprio e soltanto dopo questo ultimo avvenimento?
Per carità, fa piacere che molti siano contrariati e che esprimano la propria solidarietà per chi in passato ha sofferto. Solo che da persona che ha frequentato per diversi anni la curva, mi domando dove si trovava tutto questo forte senso di indignazione, questa voglia profonda di giustizia e questa voglia di combattere razzismo e antisemitismo,  nelle innumerevoli occasioni avvenute da diversi anni a questa parte.
Basta una semplice ricerca su Google, per rendersi conto che quello che sembra essere un problema spuntato all’improvviso, ha radici più profonde e di varia appartenenza.
Sarebbe fin troppo riduttivo e ottimista convincersi del fatto che soltanto una parte del calcio è malata. Che soltanto una parte di società lo sia. Razzismo e antisemitismo non sono problemi presenti esclusivamente all’interno di una curva.
Da giorni ormai si leggono condanne e punizioni esemplari. Punti di penalizzazione, estromissione dal campionato e dalle coppe, squalifica dello stadio.
Il “colpirne uno per educarne cento” non è applicabile in tutti i casi, soprattutto se è sempre lo stesso ad essere colpito.
Inoltre diventa una forma di intolleranza anche etichettare un’intera tifoseria, a causa di un gesto scellerato messo in atto da pochi individui.

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