Anna Frank e la Lazio, gli Irriducibili: “Solo sfottò “. Lotito porta i dirigenti alla Sinagoga

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui


Ci preoccupa che un numero minutissimo di sconsiderati può provocare danni d’immagine e materiali clamorosi a una società che sta facendo ogni massimo sforzo essere al passo coi tempi” sono le parole rilasciate all’Ansa dal portavoce della società biancoceleste Arturo Diaconale, in seguito alle polemiche per gli adesivi di Anna Frank comparsi in Curva Sud smentendo anche alcune voci circa l’annullamento della visita prevista per le 12 di questa mattina alla Sinagoga di Roma della Lazio dove saranno presenti molti dirigenti della società insieme al Presidente Claudio Lotito e alcuni giocatori.

La comunità ebraica ha accolto l’iniziativa piuttosto freddamente facendo sapere di non aver nessuna visita calendarizzata per l’odierna mattinata e di non aver ricevuto nessuna comunicazione in merito  confermando pertanto, come già affermato dal responsabile della comunicazione della Lazio Diaconale, che si tratterebbe di un’iniziativa autonoma della società biancoceleste.

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Antisemitismo, goliardia o “semplice” stupidità?
Non è chiara quale sia stata la motivazione che ha spinto alcuni tifosi della Lazio a far circolare degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma in curva Sud dopo la partita con il Cagliari, ma di sicuro, tale gesto, non è passato inosservato e un coro unanime di sdegno su tutti i fronti si è levato per condannare questo aberrante episodio perpetrato dai tifosi laziali nei confronti di quelli romanisti.
Dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al segretario del Pd Matteo Renzi (che sulla sua pagina Facebook afferma che se fosse nei panni del Presidente Lotito farebbe scendere in campo la squadra con la Stella di David sulla casacca) fino alle parole durissime di Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, che si dice “sconvolto” dalla banalizzazione in atto della Shoah, trasformata da “immane tragedia a semplice bega fra tifoserie”.

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Ad indignare praticamente tutti è stata, come era prevedibile aspettarsi, l’aver utilizzato l’immagine della ragazza ebrea, costretta a rifugiarsi per sfuggire ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, con l’intento di offendere i tifosi della Roma.
Ancor più eclatante è il fatto che i tifosi della Lazio si trovavano in curva Sud, da sempre roccaforte del tifo giallorosso, durante la partita contro il Cagliari di domenica sera a causa della chiusura della curva Nord per due turni proprio per gli insulti razziali avvenuti durante la partita con il Sassuolo all’indirizzo dei giocatori Duncan e Adjapong.
L’esodo nella casa del “nemico” sull’altra sponda dell’Olimpico, propiziato dall’iniziativa della società biancoceleste “We Fight Racism” ideata in seguito ai fatti della partita con il Sassuolo e per «sostenere la squadra e testimoniare il rifiuto verso ogni forma di razzismo, sia esso di razza, religione, sesso o politica» al prezzo simbolico di 1€, ha sortito praticamente l’effetto opposto e dato libero sfogo alla fantasia becera di un gruppo di ultrà biancocelesti che hanno pensato bene di lasciare la loro firma non solo con gli adesivi incriminati, ma anche con altri adesivi sempre di stampo antisemita, quali “Romanista ebreo”, e poi “romanista Aronne Piperno”, in riferimento al personaggio dell’ebanista di origini ebraiche presente nel film di Mario Monicelli “Il Marchese del Grillo”.

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