Anna Frank, ecco cosa rischia la Lazio: dai match a porte chiuse alla possibile penalizzazione

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

La Lazio rischia grosso per la vicenda degli insulti antisemiti dei tifosi biancocelesti, che, in occasione del match contro il Cagliari di domenica sera,  hanno tappezzato la Curva Sud dello stadio Olimpico con numerosi adesivi raffiguranti l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma.

La Procura federale, il cui ufficio è attualmente guidato dal dott. Giuseppe Pecoraro, ha concluso le indagini, formulando le ipotesi di violazione del Codice di Giustizia Sportiva. Sono state ravvisate, in particolare, la violazione dell’articolo 1 bis del predetto codice, rubricato al titolo “norme di comportamento”, che punisce con la sanzione della inibizione temporanea per un periodo non inferiore a tre mesi, i dirigenti, tesserati della società, soci e non soci della società incriminata. Per questi motivi, Lotito, avendo violato il principio della lealtà sportiva, di cui alla predetta norma, rischia come pena minima almeno l’inibizione per il periodo di tempo indicato dalla fattispecie legale.

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Ma vi è di più, perché la società biancoceleste, come appurato dalla Procura in seguito a dettagliate indagini, ha violato anche l’articolo 11 dello stesso Codice, che disciplina la responsabilità per comportamenti discriminatori. La norma in esame innanzitutto ritiene sempre responsabili le società che consentono l’introduzione o l’esibizione, da parte dei propri sostenitori, di “disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione“. La sanzione applicata per questo genere di infrazioni è prevista dal successivo articolo 18, comma 1 lett. e). Quest’ultima norma prevede l’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori. E considerata anche la gravità della fattispecie in esame, la predetta norma prevede altresì la possibilità di applicare congiuntamente anche le sanzioni di cui alle lettere d), f), g), i) ed m), tra le quali vale la pena ricordare l’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse o persino la squalifica del campo per una o più giornate. Ma occhio anche alla lettera g), che prevede come sanzione la penalizzazione di uno o più punti in classifica, il che andrebbe a rovinare quanto di buono fatto finora da mister Inzaghi. Sembra invece improbabile l’applicazione delle sanzioni di cui alla lettera i) ed m), che prevedono rispettivamente l’esclusione dal campionato di competenza e la non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni.

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Per la Lazio la situazione sembra delicata come non mai, perché se venissero formalizzate anche dai giudici queste richieste, potrebbe ritrovarsi, oltre all’inibizione di Lotito, quale legale rappresentante della società, con il conseguente divieto di rappresentare il club in seno agli organi federali, anche la possibilità di chiusura dei settori dell’Olimpico e addirittura, nel caso in cui gli adesivi fossero reputati particolarmente gravi, in aggiunta alla sanzione minima, la possibilità di disputare alcune gare a porte chiuse o, come anticipato, la penalizzazione di uno o più punti in classifica.

Sicuramente la Procura, per avvalorare ed argomentare la tesi dinanzi agli organi all’uopo chiamati a decidere le sorti della Lazio, porterà all’attenzione dei magistrati competenti anche la frase shock pronunciata dal patron Lotito negli istanti immediatamente precedenti la visita alla Sinagoga di Roma, laddove ritenne una “sceneggiata” ciò che la società da lui rappresentata stava per compiere.
Come se non bastasse, il “proliferare” di persone identificate dalla polizia quali responsabili dell’azione incriminata e conseguente iscrizione nel registro degli indagati per la fattispecie di istigazione all’odio razziale, impone gli organi di giustizia federale di fornire risposte esemplari a simili episodi, rafforzando la vigilanza ed il controllo, con la promessa e la speranza che non si ripetano mai più.

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