Bernardeschi esalta la Juve: “Dal presidente al magazziniere, tutti pensano solo a vincere”

Pubblicato il autore: William Truppi Segui

Il goal contro l’Atalanta e la successiva convocazione in Nazionale, hanno sicuramente donato a Federico Bernardeschi, una nuova iniezione di fiducia, dopo il difficile avvio di stagione con la maglia bianconera.
Dal ritiro di Coverciano, in attesa delle due gare con la nazionale, il n33 della Juventus si è lasciato andare ad una lunga intervista, che ha messo in luce la sua determinazione e la sua serietà.

L’ESPERIENZA IN NAZIONALE – “Paura di perdere il mondiale a causa dei pochi minuti giocati?”
“Chi gioca meno deve ragionare da professionista, si allena tutta la settimana per la domenica, anche se sono pochi minuti; resta un attestato di stima. Conta far parte di un gruppo, di una squadra, soprattutto di una Nazionale. Ovviamente devo sempre cercare di farmi trovare pronto, per dare le giuste risposte quando vengo chiamato in causa, però mister Ventura mi ha rassicurato, mostrandomi tutta la sua fiducia.”
“Il gruppo ha una tremenda voglia di fare bene, anche dopo il 2018. La sconfitta contro la Spagna ci ha colpiti dentro perché avremmo voluto fare tanto di più. Ci impegniamo tutti i giorni e lo facciamo tutti i giorni per questa maglia che è un orgoglio indossare”.
“Sogniamo di andare al mondiale, specialmente io che non ne ho mai avuto modo. Nel 2006 ero in piazza a festeggiare, ora sono qui e voglio giocarmelo.”

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SUI GIOVANI – “All’estero ci sono molte più strade che si percorrono per un giovane e questo è un po’ il problema per i giovani italiani: quando un giovane viene in Nazionale e fa un Europeo a 21 anni e dimostra in serie A che vale la Nazionale, anche se non giochi nel Real Madrid, vuol dire che ha valore. Fino a due-tre anni fa i giovani italiani non erano neanche considerati, mentre lo erano i giovani stranieri. Per fortuna questa cosa adesso è un po’ cambiata, il calcio italiano si sta rivalutando. Merito di noi giovani, dei club e della Nazionale che stanno dando fiducia ai giovani. Credo che in Nazionale non ci siano mai stati così tanti giovani come adesso”

CONSIDERAZIONI SULLA JUVENTUS – “La mia stagione non è cominciata con il gol di Bergamo, fare la panchina non è stato un dramma. Anzi, mi ha fatto crescere”.
“Servono apprendistato e adattamento, li ho vissuti con grande serenità e maturità. Quando cambi trovi abitudini diverse; ho conosciuto quelli della Juve in Nazionale, mi hanno colpito per la mentalità, un qualcosa che non acquisisci in una settimana. Dal presidente al magazziniere, ho visto in tutti la stessa voglia di vincere; noi giocatori mettiamo in pratica questa voglia”.
“Alla Juventus, se non dai il cento per cento, ti passano sopra. Qui la cultura del lavoro è fondamentale”.

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L’ADDIO A FIRENZEL’addio a Firenze? Lo valuto da professionista: era la mia scelta e volevo cambiare. Se tirerei un rigore contro la Fiorentina? Sono sincero: sì. La riconoscenza ci sarà sempre, mi hanno cresciuto e grazie a loro sono arrivato a certi livelli.

IL POST POLEMICO SU INSTAGRAM – Io accetto le critiche, fanno parte del mestiere. Quando però posto la foto di mia sorella in stato interessante, vicina al parto, e trovo chi augura la morte alla bambina, Olivia, già prima della nascita non ci sto più. Queste persone dalla pochezza umana io le definisco leoni della tastiera. Si nascondono dietro un video del computer. Non va bene. Ho basi solide per superare queste cose, altri no e infatti c’è anche chi si è suicidato o ha sofferto tantissimo. Ecco perché mi sono sfogato, ho voluto denunciare i social che sono il male del nostro tempo.

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