Il Torino è già a un passo dalla crisi: il modello Atalanta serva da lezione

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui


Le ambizioni ci sono. Ora occorre metterle in pratica. Il Torino si è affacciato alla nuova stagione con l’obiettivo dichiarato di agganciare un posto in Europa League. Missione non facile, vista la concorrenza più che qualificata, nonostante quest’anno ci sia un posto in più per le squadre di Serie A per strappare un pass per la prossima stagione delle Coppe europee. Con 5 rivali apparentemente, e forse non solo, fuori portata, la squadra di Mihajlovic sembra dover fare la corsa sulla lanciatissima Lazio, che ha però cominciato il campionato con un passo tale da far spaventare le prime tre forze che il campionato sembra aver già delineato.

Resterebbe quindi un solo posto, legato però solo all’ipotesi, più che fondata in realtà, che ad aggiudicarsi la Coppa Italia sia una delle grandi della Serie A, sicure o quasi di chiudere già in zona Europea. Peccato che le concorrenti non manchino, dalla Sampdoria fino alla ruggente Atalanta, capace di rallentare la marcia della Juventus appena tre giorni dopo la difficile trasferta di Lione, con tanto di viaggio di ritorno in piena notte. Ecco, proprio dalla prova offerta dalla Dea contro la Signora si può partire per provare a capire i mali del Toro. Perché la squadra di Gasperini reagisce come una leonessa dopo l’uno-due pure ravvicinato dei 6 volte campioni d’Italia e il Toro invece si spaventa come un gattino non tanto dopo la prima rete subita e l’espulsione, ma di fatto già dal fischio d’inizio? L’attenuante del fattore campo regge, ma fino a un certo punto: chiaro che giocare allo Stadium non è come avere il supporto dei propri tifosi dell'”Azzurri d’Italia”, ma qui il problema è più profondo, dato che pure in casa, e si pensi alla partita dello scorso dicembre, per il Toro contro la Juve non ce n’è.

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Il cliché è sempre lo stesso: tanta adrenalina, pure troppa, che porta ad errori banali e che diventano imperdonabili contro una corazzata, ma soprattutto quella mutazione genetica che porta la Juventus a giocare queste partite con la grinta da Toro e i granata a restare vittime di una tensione eccessiva. Chiaro è che il derby più sbilanciato d’Europa sul piano tecnico, insieme a quello di Barcellona, diventa giocabile solo se il gap tecnico viene ridotto da una sana garra, quella che in due anni Sinisa Mihajlovic, come del resto Giampiero Ventura prima di lui, mai era riuscito a trasmettere alla squadra. Ma per la serie il derby non termina al fischio finale, ecco che i postumi della scoppola si sono visti contro il Verona, la peggior prova casalinga della stagione del Toro.

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Gli appigli legati al Var reggono, ma fino a un certo punto, perché al Verona è stato tolto un rigore sacrosanto e perché pure nel primo tempo, nonostante il 2-0, le occasioni migliori erano state dell’Hellas, che si era presentato a Torino con lo score di 1 gol fatto e 14 incassati e che ha invece subito la miseria di quattro tiri in porta. Insomma, il malato Toro è tutt’altro che convalescente e l’Atalanta non è solo una concorrente temibilissima per il settimo posto, ma anzi la favorita allo stato attuale, visti i tanti problemi dei granata: fase difensiva fragile come quella dello scorso anno e gioco dipendente dai guizzi dei singoli. Si aggiunga che questo modulo penalizza un Belotti spento ed il gioco è fatto. Gasperini sa cambiare pelle alla propria creatura, Miha va a sbattere con il suo calcio offensivo, ma senza equilibri. La sosta arriva al momento giusto. Urge ricaricare e pensare che pure a Crotone ci sarà da soffrire.

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