Inter, la squadra di Spalletti non è paragonabile a quella di Mancini

Pubblicato il autore: MATTIA D'OTTAVIO Segui


L’Inter di Spalletti si gode questa pausa per le nazionali con l’ottimo bottino di 19 punti in classifica e con il secondo posto condiviso con la Juve di Allegri. I nerazzurri però non hanno incantato per il gioco espresso e sono partiti i paragoni con la stagione 2015/16, quando in panchina c’era Mancini e dopo 7 partite erano stati raccolti 16 punti, frutto di 5 vittorie di misura consecutive, una sconfitta e un pareggio.

Queste due squadre però non hanno nulla in comune, eccezion fatta per l’esclusione dalle coppe e il “vantaggio” di giocare una volta a settimana. L’Inter di Mancini era una squadra rivoluzionata rispetto all’anno prima con molti acquisti sul mercato. In questa sessione estiva, invece, i nerazzurri hanno inserito pochi giocatori in ruoli scoperti senza centrare un colpo ad effetto ed un altro difensore. Un punto in comune può essere l’ottimo stato di forma di Handanovic, primo quest’anno come due stagioni fa per la percentuale di parate. Chi parla di fortuna perché il portiere sloveno fa quello per cui è stato acquistato (l’Inter si privò di Julio Cesar per motivi d’ingaggio e acquistò dall’Udinese Handanovic per 14 milioni più il cartellino di Faraoni) è in malafede o quantomeno parla senza cognizione di causa.

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Molti portano come esempio della fortuna dell’Inter la vittoria all’Olimpico contro la Roma. Gli uomini di Di Francesco avrebbero meritato il 2 a 0, questo è fuori di dubbio, ma una volta raggiunti sull’1 a 1 sono crollati, mentre i nerazzurri sono saliti di livello e in campo aperto e soprattutto con Perisic, hanno fatto male ai giallorossi, legittimando il risultato. Per quanto riguarda i pali colpiti, centrare un legno è soltanto il primo degli errori, fa parte del gioco, parlare di fortuna o sfortuna, o almeno ridurre tutto a questo, è ridicolo.

L’Inter di Spalletti è una squadra organizzata, i giocatori rispettano i propri ruoli mentre la squadra di Mancini spesso si allungava, c’era molto spazio tra i reparti e spesso i giocatori, Guarin in primis, tentavano la giocata individuale. Adesso, si può imputare agli uomini di Spalletti il contrario: a Benevento soprattutto si è ricercato sempre un passaggio in più, segno di eccessivo altruismo. Per l’Inter di Mancini si parlava di una possibile grana Icardi, della sua difficile convivenza con Jovetic, mentre quest’anno il capitano nerazzurro è al centro del gioco, non segna dal rigore contro il Bologna, ma aiuta molto la squadra, fatto per nulla scontato due stagioni fa.

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E parlando più precisamente della stagione 2015/16 l’Inter fece 67 punti, 38 nel girone d’andata e 29 nel girone di ritorno, quindi è eccessivo parlare di “crollo”. Lo scivolamento al quarto posto fu a causa del grandioso rendimento della Juventus, capace di raccogliere 76 punti in ventisei partite, e della Roma (di Spalletti, subentrato a Rudi Garcia) che inanellò otto vittorie consecutive. Per di più l’Inter di Mancini arrivò quarta, risultato che quest’anno agli uomini di Spalletti garantirebbe l’accesso in Champions League, obiettivo stagionale dichiarato da dirigenti, tecnico e giocatori. I tifosi firmerebbero subito per un traguardo simile, quindi non si capisce quale sarebbe il rischio di finire la stagione come due anni fa.

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