‘Lo stretto necessario’ del calcio per il primo romanzo di Pardo

Pubblicato il autore: Luca Vincenzo Fortunato Segui


“E’ la colonna sonora di questo libro”: viene definito così il calcio da Pierluigi Pardo durante la presentazione a Roma del suo primo romanzo ‘Lo stretto necessario’. Un ruolo quasi inaspettato per il primo romanzo del noto telecronista romano che si affida ad un evento in particolare per seguire le vicende del quarantenne Giulio, il Mondiale 2006.  Infatti esso è stato solamente l’unità di misura dell’intera narrazione prescelto da Rizzoli, grazie alla sua durata di 40 giorni, ma “il finale non coincide per niente con le vicende del protagonista, anzi se fosse finita diversamente lo avrebbe reso ancora più intrigante”, ha ironicamente detto Pierluigi Pardo. A coadiuvare la descrizione di questa opera velatamente extra-sportiva ci sono stati i suoi due amici Giovanni Floris e Giorgio Pasotti, tra riflessioni personali e domande. Le quali, essenzialmente, si sono dirette sull’importanza del calcio nella vita del protagonista e dello scrittore, elevando questo sport quasi ad elemento vitale nella classifica delle cose importanti (nonostante non muova i fili della trama). Lo dimostra le rimembranze, durante l’incontro, dei passati Mondiali, con quello dell’82 sugli scudi, per sottolineare come abbia influito sulle loro gioventù. “E’ un emozione troppo forte, non descrivibile a chi non è appassionato”, ha ammesso Pardo, indicando l’importanza di una gara, o di un rigore decisivo, come quello di Totti in Euro 2000 contro l’Olanda ricordato da Floris. Oltre allo sport, però, sono emerse le passioni per il viaggio e per la musica, leitmotiv nella vita del conduttore che ha ripreso idealmente ne ‘Lo stretto necessario’. Infatti esso non rappresenta un libro autobiografico, bensì un viaggio di formazione realizzato in 3 anni e mezzo che potrebbe essere compiuto da ogni persona, se si buttasse tutto alle spalle. Un monito implicito, al pari delle trasferte effettuate dai tanti sostenitori sportivi per la propria squadra del cuore. Anch’essi possono essere definiti “cinici romantici”, così come vien descritto il protagonista Giulio, e inseguono un sogno, un’ispirazione. Chissà che il calcio, seppur dichiaratamente marginale nella storia, ne sia il vero traino?

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Foto di Andrea Celesti

 

 

 

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