Marco Van Basten, il cigno di Utrecht compie 53 anni

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Van Basten

Marco Van Basten, auguri cigno

Van Basten, buon compleanno cigno.Passatemi il pallone e correte ad abbracciarmi”, così tranquillizzava i compagni più nervosi prima delle grandi finali. Il 31 ottobre 1964 nasce ad Utrecht, in Olanda, Marcel Van Basten detto Marco. Sì perché il nonno non riusciva a chiamarlo Marcel e lo chiamava Marco per comodità. Un nome italiano che profetizzava dove si sarebbe svolta gran parte della sua carriera calcistica. Il Milan di Arrigo Sacchi non avrebbe potuto avere migliore sublimazione nei gol del ballerino dalle caviglie di cristallo. Quelle caviglie che gli hanno fatto chiudere la carriera a soli 28 anni. L’ultima recita del cigno fu all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, maggio 1992. Fabio Capello si affida a lui per battere il Marsiglia in finale di Champions League. Van Basten gioca, ma non è al meglio. I rossoneri perdono per 1-0, gol di Boli. Poi comincia un calvario di operazioni e rientri mai avvenuti. Il Milan continua a vincere anche senza di lui. Una sera d’estate del 1995 arriva l’addio a San Siro, con una giacca di renna e una camicia rosa.

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Tutto quello che è avvenuto prima è ben impresso nella memoria degli amanti del calcio. Gol, tanti, tantissimi. Qualcuno resta indelebile. Come quello segnato all’Unione Sovietica nella finale degli Europei nel 1988. La magica traiettoria di quel pallone è come un arcobaleno. Imparabile per Rinat Dasaev, uno dei portieri più forti dell’epoca. O magari come quello segnato al Santiago Bernabeu nella primavera del 1989. Gli infedeli annoverano quella rete come autogol del portiere Buyo. Ma segnare in torsione di testa dal limite dell’area di rigore è roba che non può essere un banale autogol. O come la rovesciata contro il Goteborg. Quella fredda sera di novembre Marco nostro ne segna quattro, quel gesto riscaldò gli spettatori di San Siro come il sole in pieno luglio.

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Van Basten, talento e sfortuna per il cigno rossonero

I gol, gli scudetti, le coppe, i Palloni d’Oro. Van Basten forse avrebbe dato tutto indietro per giocare ancora qualche anno. Purtroppo il gigante dalle caviglie di argilla non ha potuto nulla contro la malasorte che lo ha colpito. Oggi i suoi problemi sarebbero stati risolti, ma ognuno è figlio dei tempi in cui vive. Van Basten era già un centravanti moderno. Tecnico e agile, cattivo e spietato in area di rigore. I tifosi di Ajax e Milan se lo sono gustato negli anni in cui il cigno di Utrecht ha illuminato i campi di tutta Europa.

Da allenatore Van Basten non ha avuto le stesse fortune ricevute da giocatore. Troppe pressioni per un uomo timido e riservato, che utilizzava il pallone per comunicare con il mondo. Lo faceva benissimo. Di piede, di testa, in acrobazia, con il saltino prima di calciare un rigore spiazzando il portiere avversario. Il tutto con una classe cristallina. Non a caso era soprannominato il Nureyev del calcio. Tanto talento in pochi anni di carriera. Magari è stato meglio così. Le caviglie doloranti ci hanno risparmiato un’immagine di Van Basten in declino, sovrastato dai difensori. Invece lo ricordiamo invincibile, come il Dio Apollo. Lui, Marco da Utrecht, non faceva sorgere il sole ma riscaldava il cuore dei tifosi a ogni suo gol. Auguri cigno.

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