Milan, il presidente Li cerca nuovi investitori

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui


Soci cercasi. Fin qui, nulla di particolarmente preoccupante. Quante aziende, ancor di più al giorno d’oggi, puntano a condividere il rischio d’azienda con persone facoltose e disposte a mettere a repentaglio pure la propria ricchezza di fronte alla possibilità di vederla crescere? Per il calcio, tuttavia, il discorso cambia. I passaggi di proprietà sono sempre più rari e la percentuale di quelli che si concludono positivamente, non solo per il semplice nero su bianco, ma per la vita futura della società, è tutt’altro che elevata.

Si pensi ai casi del Genoa o del Palermo, da mesi “sul mercato”, ma ancora di proprietà degli storici patron, con le conseguenze immaginabili sulla competitività delle squadre e quindi sull’umore dei tifosi. A Milano tutto questo è ben noto, perché su ambo le sponde si è assistito a cambi di proprietà storici, diversi tra loro, ma accomunati dalla ricerca di stabilità a livello economica (leggi Fair Play Uefa e poi competitività al vertice) per l’Inter e societaria per il Milan.

Il futuro del club rossonero, in particolare, anima da settimane i dibattiti non solo dei tifosi o degli addetti ai lavori calcistici, ma anche di quelli che il calcio lo vivono come strumento di lavoro non tattico, bensì di analisi. In altre parole, la stampa economica. La notizia che Yonghong Li, l’imprenditore cinese che detiene la proprietà (99,93%) del club rossonero dallo scorso aprile attraverso la società Rossoneri Sport Investments Luxembourg, è alla ricerca di nuovi soci che lo affianchino nella gestione del club, è stata infatti la classica “informazione sbagliata al momento sbagliato”, perché il popolo milanista non ha potuto fare altro che legarla ai deludenti risultati provenienti dal campo dopo il primo mese di campionato.

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Del resto, l’attuale situazione del Milan è nota a tutti, così come note sono le difficoltà che Li ha incontrato per condurre in porto il famoso ‘closing’, relative al reperimento dei fondi necessari per porre fine alla lunga era Berlusconi, difficoltà non dovute unicamente alle restrizioni del Governo cinese in materia di esportazione di capitali. Come dimenticare la soppressione a tempo di record di Sino Europe Sports a favore, appunto, di Rossoneri Sport Investments Luxembourg, strumentale alla chiusura dell’operazione in tempo utile?

E come dimenticare, soprattutto, il fatto che il Milan è, di fatto, “in prestito” al consorzio cinese, chiamato a restituire al fondo d’investimento Elliott Management Corporation la somma di 180 milioni elargita per concludere l’operazione? Milioni che dovranno tornare indietro entro un anno (ottobre 2018), con un tasso d’interesse molto alto, pena il passaggio definitivo del Milan nelle mani di Elliott, prodromo di una quasi sicura nuova trattativa per la cessione. Va da sé che entrare in Champions darebbe una boccata d’ossigeno quasi determinante e va da sé che le rassicurazioni dell’A.D. Fassone sulla stabilità del club anche in caso di nuovo mancato aggancio alla Coppa più importante (che, per inciso, dal 2018 moltiplicherà gli introiti televisivi grazie alla nuova formula che darà ancora più spazio alle grandi) si scontrano con la preoccupazione dei tifosi, che troppo poco sanno sull’attuale proprietà.

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Secondo quanto riportato da ‘Il Sole 24 Ore’, che ha ripreso un lancio della Reuters, Yonghong Li sarebbe pronto a cedere il 25% delle quote societarie, stimato da Yonghong in 200 milioni di euro. Missione non semplice, essendo facile immaginare che eventuali nuovi soci discuterebbero per prima cosa proprio il valore delle quote stesse e la stima totale data dai cinesi al Milan, pari a 800 milioni. Come se non bastasse, ecco che Forbes, non l’ultimo arrivato in fatto di economia, disegna foschi presagi per la ricerca stessa: “Rossoneri Sport Investment negozierà da una posizione molto debole, non avendo risorse illimitate: è improbabile che la ricerca finisca bene”. Parole come pietre per i cuori dei tifosi, che già devono pensare a Montella, Bonucci e compagnia. E per il Milan non quotato in borsa non si può neppure parlare di aggiotaggio…

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