Milan, “soddisfazione” per la sconfitta con la Roma, Montella rassicurato ma a rischio

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


Nel 1897, poco prima che un gentleman inglese, all’anagrafe Herbert Kilpin, fondasse il “Milan Football & Cricket Club”, il celebre pittore post-impressionista ottocentesco Paul Gauguin aveva appena portato a termine uno dei suoi dipinti più celebri e oscuri, intitolato “Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?“; una riflessione, quella dell’artista francese, sicuramente escatologica, esistenziale, quasi mistica e di certo totalmente aliena al mondo dello sport, ma che, tuttavia, centoventi anni dopo, con le dovute proporzioni e la rispettosa cautela del caso, si può prestare a raffigurare, a grandi linee, la tanto pianificata quanto rocambolesca situazione del Milan di Vincenzo Montella.

Milan Roma, 0-2 amaro da cui ripartire

La sconfitta rimediata dai rossoneri ieri nel tardo pomeriggio coincide, anche, con la prima vera dimostrazione di un potenziale che, dopo i faraonici investimenti fatti nell’estate, si è finalmente palesato ed è sì grande tuttavia ancora grezzo e aleatorio; tralasciando, infatti, le seppur significative prove di forza con Crotone, Austria Vienna e, soprattutto, Shkendija, la prestazione con la Roma di Di Francesco è l’emblema di una squadra a due facce, dove alla giovane bellezza, al tangibile talento e alla necessaria esperienza dell’una si oppone l’irrisoria fragilità, la colpevole superficialità e la labile cattiveria dell’altra. Aspetti e caratteristiche che tradotti sul campo dipingono alla perfezione il ritratto della partita di ieri, un Milan protagonista per larghi tratti del match, senza dubbio alla pari se non, addirittura, superiore ai ben più rodati giallorossi, succube però, ancora una volta, di se stesso, di censurabili cali d’attenzione e di una lacunosa condizione psico-fisica.
La “soddisfazione“, se tale la si può definire, emersa dagli applausi dei  60.000 presenti ieri a S.Siro ed esplicitamente espressa sui social da diversi giocatori, in primis dal capitano Leonardo Bonucci, riflette proprio la consapevolezza di un effettivo passo avanti in termini di gioco, personalità, pericolosità e agonismo, pur mantenendo salda e ben circoscritta quell’onestà intellettuale per cui è risaputo trovarsi all’inizio di un progetto che, in quanto tale, richiede tempo, umiltà, disposizione e ancora tanto lavoro.

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Vincenzo Montella, contento ma pronto a saltare

La strada non è più in salita; è stata una delle nostre prestazioni migliori per atteggiamento e continuità. Ero molto più preoccupato dopo la sconfitta con la Samp, lì non mi davo una spiegazione, questo k.o. invece è l’emblema di cosa è il calcio.”
Queste le impressioni dell’allenatore del Milan nel post partita, parole importanti, significative, che esprimono la soddisfazione, la positività e la sicurezza di chi sente attorno a sé la fiducia della squadra e della nuova società.
Ma la panchina rossonera è davvero così stabile? Per ora. Nonostante le due sconfitte consecutive, infatti, la dirigenza del Milan ha ribadito il totale supporto nei confronti del tecnico campano e l’assoluta volontà di proseguire il cammino intrapreso con lui; eppure numerose indiscrezioni sottolineano come il derby del 15 ottobre potrebbe rappresentare, in realtà, un crocevia decisivo per la permanenza di Montella al Milan, andando così ad elevare i rivali di sempre a crudeli giudici del suo futuro.

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Tornando all’iniziale paragone artistico, il Milan sa bene, innanzitutto, di provenire da anni difficili, anni tutt’altro che consoni alla propria gloriosa tradizione, anni bui culminati nel nostalgico passaggio di testimone da una società vincente e storica ad una solida e ambiziosa; è consapevole, inoltre, di non possedere ancora un’identità ben definita, né in termini di conoscenza di spogliatoio né, tanto meno, di continuità tecnico-tattica; era certo, infine, di avere il potenziale necessario per agguantare il quarto posto, certezza affievolitasi dopo i passi falsi contro Roma e Lazio.
La questione su cui il Milan deve riflettere è, quindi, apparentemente semplice, tuttavia cruciale: so da dove vengo, devo capire chi sono e dove posso andare; la partita con la Roma è un buon punto di partenza.

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