Musica e Magia: anche Kakà sta per lasciare il calcio

Pubblicato il autore: Nicola Vicchio Segui

Per capire chi sia Ricardo Izecson dos Santos Leite, in arte Kakà, oggi dovreste avere almeno 25 anni. Ecco, ora tornate indietro ai tempi in cui la musica ancora si ascoltava dai lettori cd e premete play. Estate 2003, un ragazzino che sembra uscito da scuola atterra a Milano. E’ lui, Kakà. Come ben potete immaginare sin da subito i nomignoli causa soprannome non si contano , ma ci mette poco, pochissimo per far ricredere chiunque. Quel fanciullo dalla faccia pulita, ben vestito e molto devoto, decide di vendere l’anima al diavolo rossonero e di trasformarsi in campo. E’ un dono della natura fatto persona; ha un mix di talento, velocità ed intelligenza difficilmente riscontrabili su un campo da gioco; quel Milan sembra esser fatto ad hoc per metterlo a proprio agio; giocatori come Seedorf, Sheva, Pirlo, Maldini, ecc… rendono tutto molto più facile.  Ricardo fa innamorare tutti, persino i non tifosi (ricordo ancora il mio amico Giovanni, Juventino fino al midollo, appendere il poster di Kakà in camera) e delizia il pubblico di tutto il mondo con la sua eleganza. “Musica e Magia”, il soprannome datogli da un noto telecronista fazioso rossonero, penso calzi a pennello; la galoppata di un cocchiere inglese e la magia che solo un grande prestigiatore può donarti portano Kakà ad imporsi in Italia e in Europa vincendo tutto con il suo Milan. Scudetto, Champions League e anche il Pallone d’Oro a coronamento di un periodo magico. Questo periodo forse rappresenta nel miglior modo possibile la discesa del calcio nostrano. Molto probabilmente quel ragazzino è stato lo spartiacque tra due momenti storici del nostro calcio: la Serie A come meta per i più grandi calciatori del globo e quella di oggi, grande cantiere in continua evoluzione e punto di partenza per giovani talenti.
Tale è la magia e la bellezza calcistica di questo ragazzo che preferisco non parlare più di tanto del suo passaggio al Real Madrid (avvenuto per ragioni ancor non specificate, se non che per la disponibilità di un certo Florentino Perez, vedi “Galacticos”) e della parabola discendente, causa infortunio mal curato durante i mondiali in Sud Africa. Nonostante ciò, Kakà, non curante della poca efficacia della c.d. “minestra riscaldata”, fa un mesto ritorno sulla sponda rossonera di Milano. La classe è rimasta la stessa, la fisicità e l’esplosività no; i risultati, supportati da una squadra certamente non all’altezza di quella della metà degli anni ‘2000, non sono soddisfacenti (qualche gol in mezza stagione) e spingono il fuoriclasse brasiliano, con la malinconia che accompagna la maggior parte dei fenomeni “verdeoro”, ad eclissarsi dal grande calcio. America, la bella e sfarzosa America, che mal si addice a quella faccia da “genero perfetto” lo accoglie a braccia aperte; la musica continua, il direttore d’orchestra raccoglie ancora qualche applauso ma oggi confessa (il giorno dopo il “maestro” Pirlo), che l’età avanza e che il suo fisico, a 35 anni, non regge più l’urto del professionismo; molto probabilmente a fine stagione lascerà il calcio giocato, e io, così come tutti i miei coetanei, dal mio lettore cd, nostalgico, riascolto ancora la sinfonia in smoking bianco del ragazzo dalla faccia pulita alla “Scala del calcio”.

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