Roma: il difrancescanesimo

Pubblicato il autore: Giuseppe Porro Segui


La moda di seguire “correnti” ormai spopola nel calcio,  prima si parlava di “ragnatela”; “zona”; “zona mista”; “contropiede” etc etc, poi c’è stata un evoluzione “tattica”, allora ecco il “tiki taka”; il “cholismo”; etc etc. Adesso sembra andare di moda in Italia ed in Europa il “sarrismo”, con il Napoli che gioca il miglior calcio. Anche se dopo appena nove giornate, è troppo presto per tirare conclusioni visto che la concorrenza è folta ed agguerrita.
Se analizziamo il campionato dei giallorossi vediamo che ancora è tutto in gioco e non solo perché siamo all’inizio, Il record di vittorie infatti è stato stabilito proprio dalla Roma di Garcia con dieci vittorie nelle prime dieci giornate per poi (purtroppo) arrivare secondi dietro la Juventus di Antonio Conte, ed il Napoli si è fermato ad otto riportando tutto in equilibrio.
Tornando alla Roma, lo scorso campionato la compagine “spallettiana” ha fatto 87 punti arrivando seconda a quattro punti dalla Juventus, nelle prime nove giornate i giallorossi avevano 19 punti avendo battuto Napoli ed Inter ma perdendo con Fiorentina e Torino, e pareggiando con il Cagliari. Il bistrattato Di Francesco è in perfetta linea, la Roma è arrivata a 18 punti ma ha una gara in meno, ha perso con Napoli ed Inter ma ha vinto a Bergamo; Milano e Torino che sono campi difficilissimi, ed in Champions League è ancora in piena corsa dopo il giro di boa, mentre lo scorso anno l’avventura nella coppa dalle grandi orecchie finì prematuramente nel preliminare estivo contro i portoghesi del Porto.
Alla Roma si vede già la mano del mister (altra vittoria di Monchi), arrivato tra lo scetticismo (a Roma ancora ci sono le vedove del mister di Certaldo), da vero abbruzzese ha fatto vedere di che pasta è fatto con la cultura del lavoro. Additato come “zemaniano”, rispose io sono “difranceschiano”, infatti al contrario di Zeman la Roma ha la miglior difesa e quando serve è pratica e camaleontica a seconda dell’avversario che affronta.
Eusebio Di Francesco ha fatto una carriera simile ha quella di Maurizio Sarri, ovvero dopo aver girovagato per la penisola si sono trovati con una compagine di media/bassa classifica (Sarri l’Empoli e Di Francesco il Sassuolo) prima del grande salto, ovvero l’approdo in una big dopo aver lavorato egregiamente in provincia con la cultura della serietà sul lavoro che si svolge in gruppo, dal primo all’ultimo.
Il “difrancescanesimo” e proprio in questo che trova la sua arma vincente, ed il suo segreto. Il dogma è aver formato un gruppo unico senza titolari fissi dove i giocatori girano e si sentono importanti tutti allo stesso modo, dopo un “ripasso” si viene inseriti in modo graduale per avere la giusta dimensione del “difrancescanesimo”; è successo per Gonalons; per Gerson; per Under è molti altri. Per ultimo Moreno inserito ieri dopo la “scuola” ed il “ripasso”. Ora mancano i due tasselli che per motivi diversi sono i più importanti, ovvero Kardsdorp e Shick che possono essere (dopo il recupero dagli infortuni, e la “scuola”) due pedine fondamentali per rientrare nel gruppo dei big (dove al momento la Roma è snobbata) e potersela giocare su tutti i tavoli senza bluff

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