Romeo “Meo” Menti, il cuore tra Fiorentina e Torino

Pubblicato il autore: Paolo Mugnai Segui

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Fiorentina – Torino in programma questo mercoledì alle 20.45 allo Stadio “Artemio Franchi” non è una partita come le altre. I colori viola e granata sono uniti da un tempo immemorabile in un gemellaggio a prova di sconfitta. L’anti juventinità di entrambe le tifoserie facilita sicuramente un sentimento comune, ma in questo articolo vogliamo ricordare un giocatore che ha vestito entrambe le maglie, con identica passione.
Stiamo parlando di Romeo “Meo” Menti.   Proprio lui, la fantastica ala destra che il 4 maggio del 1949 finì i suoi giorni terreni schiantandosi insieme ai compagni del Grande Torino ai piedi della basilica sulla collina di Superga. Fra le trentuno vittime complessive, “Meo”, riconoscibile anche per il distintivo della Fiorentina che portava all’occhiello della giacca pur essendo un giocatore del Toro.
Da che cosa nasceva questo suo grande amore per la città del giglio? Era arrivato a Firenze dalla sua Vicenza appena diciannovenne e in quella stagione, nel 1938-39, con i suoi diciassette gol contribuì notevolmente alla risalita in Serie A della squadra viola. Altrettanto determinante risultò nella conquista del primo trofeo da porre nella bacheca gigliata, la Coppa Italia conquistata il 16 giugno del 1940 nella finale contro il Genova (ovvero il Genoa). In quella Fiorentina si intendeva alla meraviglia con un altro grandissimo fiorentino di adozione, l’amatissimo Ferruccio Valcareggi, una mezz’ala dal calcio intelligente e sopraffino da cui veniva con regolarità e precisione servito per puntare la porta avversaria.
Il Grande Torino, dicevamo, non poteva lasciarsi sfuggire un’ala di questo livello, uno specialista nei calci da fermo fossero punizioni o rigori, così il “nostro” (viola e granata) Menti si trasferì. Tre gol in Nazionale li realizzò, però, in una sola partita non a caso disputata proprio a Firenze il 27 aprile 1947 contro la Svizzera.
In un libriccino uscito di recente, ne abbiamo tratteggiato la figura in questo modo. Eccone un breve estratto, sperando di fare cosa gradita a chi ama i colori viola, granata e quelli del bel calcio in generale.
“Una persona riservata, semplice, vera. Lo ricorda in questa maniera chi lo ha conosciuto. Vicenza, la città dove era nato, gli intitolerà lo Stadio da lui, appena sedicenne, inaugurato coi compagni di allora. Altri compagni, quelli che con lui avevano condiviso la maglia viola, lo porteranno sulle spalle nell’ultimo viaggio. Firenze, per sempre Firenze. Quanto pesa la bara di un ragazzo scomparso a soli trent’anni. Giocava defilato sulla fascia destra, nel ruolo che appartiene ai poeti, ai sognatori, alle anime solitarie. Non è solo, adesso, la folla lo circonda, lo acclama, in modo diverso da come abitualmente fa, lo abbraccerebbe, se solo potesse. Riposa al cimitero dell’Antella, Romeo Menti, poco sopra Firenze. La famiglia non si era mai trasferita da questa città, dove avrebbe dovuto giocare il Torino in campionato il 7 maggio se non fosse accaduto quel che invece accadde e dove quel che rimase della Nazionale Italiana giocherà, il 22 maggio con il lutto al braccio e gli occhi rivolti al cielo, la prima partita dopo la tragedia di Superga” (cit. da “Segnare il tempo – Fiorentina”, Urbone Publishing Editore, 2017).

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