Striscione Reggina-Catania, ecco cosa rischia la società

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

Striscione Reggina-Catania, la società rischia molto


IL FATTO –
 Non sono bastate le polemiche, le critiche ed i provvedimenti conseguenti verificatisi poco meno di una settimana fa in merito agli adesivi raffiguranti Anna Frank con la maglia della Roma, affissi da parte di alcuni tifosi della Lazio in Curva Sud, in occasione del match casalingo contro il Cagliari. Un altro fatto increscioso sconvolge ed interroga il calcio professionistico, stavolta in Serie CEd è proprio nella terza serie che si consuma l’ultimo dei più atroci atti di discriminazione territoriale che imperversano da diversi anni sugli spalti degli stadi da Nord a Sud.
Ieri sera, in occasione del match Reggina-Catania valevole per l’undicesima giornata della Serie C, dalla Curva dello stadio “Oreste Granillo” di Reggio di Calabria, alcuni pseudo-tifosi del club amaranto, quasi all’inizio del secondo tempo, hanno esposto uno striscione estremamente offensivo nei confronti dei tifosi ospiti del Catania. La gigantografia raffigurava il vulcano Etna in piena fase eruttiva, ricoperto di croci simboleggianti la morte, sparse in un cimitero che si affaccia sul mare, con la seguente frase a mo’ di didascalia “Nessun elefante vi protegge…prima o poi la lava vi distrugge“. Chiara l’allusione alla città catanese, che appunto ha per simbolo l’elefantino.
Un episodio che ha scatenato l’ira del web, con i social intasati di tweet di delusi tifosi rossoazzurri.

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Ad oggi non si è avuta alcuna reazione da parte di entrambe le società. Sui rispettivi siti web non sono apparse dichiarazioni ufficiali atte a stigmatizzare quanto verificatosi ieri sera.

LE POSSIBILI SANZIONI – Il Giudice Sportivoil not. Pasquale Marino, delibererà come di consueto il prossimo martedì pomeriggio. Sarà chiamato a decidere le sorti del club amaranto, nonché della Curva autrice del gesto incriminato. La situazione è davvero drammatica: in effetti, oltre alla vicenda legata allo striscione discriminatorio, la Curva si è macchiata di un altro episodio riprovevole. Il fitto lancio, a cavallo tra il primo ed il secondo tempo, di fumogeni e di petardi sul rettangolo di gioco, che hanno comportato la momentanea sospensione del match per qualche minuto.
Mentre appare certa l’eventuale squalifica della Curva, qualora l’organo giudicante ritenesse di applicare le ulteriori sanzioni di cui al Codice di Giustizia Sportiva congiuntamente a quelle previste, ex art. 18, vi è anche la possibilità di disputare una o più gare a porte chiuse ed in campo neutro.
Ma vi è di più: il fitto lancio in campo di materiale pirotecnico potrebbe costare al club del patron Mimmo Praticò l’irrogazione di un’ammenda per un importo non inferiore ai 2.500,00 euro, valutando alla stregua il referto dell’arbitro nonché la relazione e/o l’eventuale testimonianza dell’ispettore della Lega Pro ivi presente.
Sebbene l’episodio incriminato sia comunque di grave entità, appare improbabile che il Giudice Sportivo possa deliberare per l’eventuale penalizzazione di uno o più punti in classifica, così come previsto dal predetto Codice. La fattispecie in esame non dovrebbe essere qualificata in maniera così severa da dettare una simile decisione.

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LA PROMESSA – A cadenza quasi settimanale, si assiste giocoforza a simili episodi riprovevoli, che rimarcano come il fenomeno sia ben radicato. A destare particolare scalpore è la situazione a dir poco paradossale: di norma, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad episodi di discriminazione razziale sull’asse Nord-Sud, stante la diversità di cultura, tradizioni e consuetudini. Stavolta ad essere coinvolta è una tifoseria dell’estremo sud, offesa ed oltraggiata dalla tifoseria di regione quasi confinante. Appare doveroso chiedersi il perché.
Eppure la gigantografia della zucca esposta ieri sera allo stadio “Meazza” sembrava aver dato una scossa decisa a questo tifo malato, ma ci siamo illusi.
Bisogna lavorare molto, in collaborazione con le società e la Lega, sull’affermazione identitaria e culturale del tifo organizzato, affinché si possa debellare definitivamente dalle Curve questo male divenuto ormai incurabile.

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