Italia, l’esclusione dal Mondiale fa a male

Pubblicato il autore: Bitto Alessandro Segui


Era successo solo nel 1958. L’Italia fuori dal Mondiale ancora prima che la manifestazione abbia inizio. Dopo le eliminazioni al primo turno negli ultimi due mondiali, la ciliegina su una torta amara: la mancata qualificazione al mondiale. Tavecchio aveva parlato di Apocalisse nel caso si verificasse tutto ciò e Apocalisse è stata e sarà. Il dramma di un intero movimento che si rende conto solo ora della gravità della situazione. Una situazione drammatica ormai da anni, ma che adesso fa ancora più male perché è tangibile ed evidente a tutti.

Non andiamo in Russia, dopo esser stati aggrappati alla Spagna fino al 2 settembre scorso. Da quella maledetta partita al Santiago Bernabeu si è rotto qualcosa, anzi tutto. Da lì in poi due vittorie sporche, giocate obiettivamente male, contro Israele e Albania, un pareggio clamoroso contro la Macedonia e il tracollo contro la Svezia. La colpa di chi è? Di Ventura, ct poco adatto, di Tavecchio, che gli ha rinnovato il contratto appena prima della fondamentale partita contro la Spagna, dei giocatori che sono scesi in campo senza l’amore verso la propria gente e lo spirito che si dovrebbe avere quando si scende in campo con la maglia della propria nazionale. Sostanzialmente di tutti.

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Significative le lacrime di Buffon. Un uomo e un fenomeno che avrebbe meritato perlomeno un record. Fa male per lui, ma soprattutto fa male per la gente. Fa male perché quest’estate non ci sarà nulla. Le strade vuote. Nessuna trombetta. Nessuna pizza davanti alla tv. Nessuna bandiera in terrazza. Nessun silenzio tombale durante le partite e nessun boato dalle finestre per il gol. Nessun ritrovo a vedere la partita “tutti assieme”. Nessuna maglia azzurra o parrucca tricolore. Nessuno spirito nazionale. Nessun “siamo tutti italiani, non importano Juve, Inter o Milan“. Nessun “scendiamo in piazza a festeggiare”. Nessun dibattito su chi sono stati i migliori e i peggiori. Nessuna festa. Nessuna speranza. Il bello del calcio è unire la gente durante i mondiali. E noi non lo vivremo. Ci sarà solo un triste deserto.

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