Gabriele Sandri, 10 anni fa la morte del tifoso della Lazio. Il padre: “Non posso perdonare”

Pubblicato il autore: Antonio Battaglia Segui


Dieci anni di dolore. Un dolore amaro, mozzafiato, inspiegabile. Sì, perché non c’è una spiegazione logica e razionale per la morte di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un colpo di pistola l’11 novembre 2007,  mentre era diretto a San Siro per seguire la sua Lazio contro l’Inter. Ad ucciderlo l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, poi condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione per “omicidio volontario“. Dopo tutto questo tempo, il papà Giorgio e il fratello Cristiano si trovano ancora lì, nel negozio alla Balduina, a ricordare gli affetti del figlio, la sua passione per il calcio, le sue emozioni.

Emozioni di quella maledetta mattina che il papà Giorgio ha ancora ben impresse in mente, con la stessa sofferenza di dieci anni fa: “Il dolore è sempre uguale nella mia mente, certo si va avanti, sono passati 10 anni e si cerca di vivere” – racconta a corriere.itPer fortuna l’aiuto della gente, di tanti ragazzi di tutte le tifoserie, ha un po’ diluito il dolore in un dolce ricordo. Però mio figlio mi manca, mi manca tanto e immagino che potevo essere nonno anzichè di due nipoti magari di quattro, perchè oggi Gabriele avrebbe avuto 36 anni.  La Lazio era un pensiero fisso nella mente di Gabriele, importante al punto di generargli una grande linfa vitale: “Lui era in viaggio per Milano come qualsiasi cittadino. La passione che aveva per la Lazio, nonostante la stanchezza per la serata precedente al Piper, gli aveva dato la forza quella mattina di partire con gli amici. Purtroppo il destino di Gabriele si è incrociato con quello di Spaccarotella”. E proprio l’agente di polizia Spaccarotella, autore della morte del giovane, ha ottenuto pochi giorni fa la semilibertà. Dopo cinque anni, il condannato può quindi lasciare il carcere nelle prime ore del giorno e su questo chiaramente non manca il disappunto di Giorgio Sandri: “Nei termini tecnici non posso entrare e non posso neanche capirli. Capisco solo che la vita di un ragazzo vale cinque anni di carcere”.

E sull’onda del dispiacere, il padre di Gabriele sottolinea anche le mancate scuse da parte dell’agente: “A me non si deve chiedere scusa come se mi avessero pestato un piede, il discorso è più complesso e intimo. Si parla di un percorso di pentimento che non c’è mai stato, di una presa di coscienza del gesto che si è compiuto, di quello che ha causato oltre l’uccisione di un ragazzo di 26 anni“. E il pentimento non ci sarà: “Il perdono lo potevo dare forse prima. Dopo 10 anni evidentemente non c’è stato nessun pentimento, non c’è stato nessun passo avanti da parte di lui, voglio chiamarlo così. E quindi perdonare una persona che non è pentita che senso ha?“.
Ricordato in tutto il mondo come un simbolo dei gruppi Ultras, la figura di Gabriele Sandri è stata oggi pomeriggio protagonista di una manifestazione sotto alla curva Nord dello Stadio Olimpico, con a seguire una messa alla chiesa di San Pio X in via Frigeri a Balduina, luogo caro a “Gabbo“.

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