Inter, Osvaldo svela: “Tirai un pugno a Mancini, giusto mandarmi via”

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui


Il 6 gennaio 2015 si giocava Juventus-Inter e, al quarantunesimo del secondo tempo con il punteggio inchiodato sull’1-1,  Mauro Icardi decise di concludere a rete da solo un’azione di contropiede della squadra nerazzurra, ignorando il suo compagno Pablo Daniel Osvaldo completamente libero davanti a Buffon.

Da lì rabbia e insulti da parte dell’attaccante italo-argentino nei confronti di Maurito e di Roberto Mancini, allenatore dell’Inter in quel periodo. La lite degenerò negli spogliatoi e, due giorni dopo, Osvaldo fu messo fuori rosa dai dirigenti nerazzurri. Da quel momento l’attaccante decise di non presentarsi più agli allenamenti e fu per questo sospeso da tutte le attività tecniche e non solo legate alla società interista. La questione si risolse ai primi di febbraio dello stesso anno con la richiesta di risarcimento da parte dell’Inter e la rescissione del contratto del giocatore che decise di tornare in Argentina nel Boca Juniors.

In una  intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport dove si definisce un “ribelle che ha commesso degli errori, ma ero comunque il migliore”, Osvaldo ha rivelato alcuni retroscena sul dopo partita di Juve-Inter:”Tirai un pugno a Mancini dopo quel famoso Juve-Inter.”Vuoi fare a botte?”. Lui: “Ma non dirmelo davanti a tutti”. Se non mi avesse cacciato avrebbe perso autorevolezza. Poi andai nel suo ufficio piangendo, mi vergognavo. Mancio è un grande, con un bel carattere. Con Icardi volò un normale vaffa, è fortissimo. Contano solo i suoi gol, basta parlare della sua vita privata.”

Il calciatore italo-argentino prosegue l’intervista al quotidiano nazionale, spiegando le ragioni che lo hanno spinto all’addio al mondo del calcio: ” Quando ha deciso di lasciare? Al Boca. Troppo gossip, non potevo uscire di casa. Avevo paura della gente, non ce la facevo più. Dopo ho avuto offerte da Cina e club da Champions, ma avevo staccato. Iniziavo ad odiare ciò che avevo sempre amato. E al denaro preferisco l’asado e una bella birra. Non esiste giocare solo per soldi. Il calcio merita rispetto, non avrei mai potuto tradirlo. E se la chiamassero ora? A dicembre 2016 mi contatta Sampaoli, all’epoca al Siviglia, e mi chiede se potevo giocare con loro, visto che gli serviva urgentemente una prima punta. Io gli rispondo che c’è il Cosquin Rock Festival e lui concorda che non posso perderlo. Due pazzi. In carriera più amici o nemici? Non saprei, ma di persone che non hanno voluto il mio bene ne ho incontrate. Mi riferisco al signor Prandelli che mi escluse da Brasile 2014 dopo i gol nelle qualificazioni. Ascoltò media e pubblico che non volevano l’argentino con la numero 10. E quindi portò Cassano. Ero frustrato, ma nulla contro Antonio. Nostalgia del calcio? E dell’Italia? Ho vestito maglie importanti. Ho giocato con Totti, Buffon, De Rossi, Pirlo e tanti altri campioni. Al momento non ti rendi conto, dai tutto per scontato. E sinceramente solo oggi capisco quella fortuna, ma non mi manca. Torno spesso in Italia, lo farò nuovamente appena sarà passato l’inverno. Da voi è pesante, non ricordo con molto piacere la neve di Bergamo quando giocavo nell’Atalanta.”

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