Italia, azzurro tenebra

Pubblicato il autore: Giovanni Anania Segui
Azzurro tenebra, come nell’omonimo romanzo di Giovanni Arpino.
Anzi, la mancata partecipazione dell’Italia a Russia 2018 è per il nostro calcio un smacco ancora più grande di quella bruciante eliminazione al primo turno ai Mondiali tedeschi del lontano 1974.
Erano 60 anni che l’Italia non falliva l’appuntamto.
Ma, parliamoci chiaro, una nazionale che rappresenta una tifoseria che ad inizio partita fischia l’inno nazionale della squadra avversaria merita di non partecipare.
Un po’ di civiltà, signori.
Oltretutto, non è che fischiare l’Inno nazionale della squadra rivale (o insultare gli avversari) serva a caricare i giocatori, anzi li mette soltanto a disagio come dimostra il gesto di De Rossi (chapeau..) che nel post partita ha sentito l’esigenza, malgrado l’amarezza della sconfitta, di salire sul pullman degli svedesi per scusarsi.
Capitò anche a Italia ’90, e quella volta toccò all’Argentina di Maradona che reagì ai fischi pronunciando il celebre “Hijos de puta”.Allora fu uno scandalo, oggi è normale.
Quando l’Italia, pallonara e non, offre il peggio di sé c’è poco da fare.
I fischi di San Siro, Ventura che non sente l’esigenza di dimettersi un minuto dopo il fischio dell’arbitro (ma, d’altra parte, pecunia non olet…), Tavecchio che scarica tutte le colpe sul commissario tecnico e si rifiuta di assumersi le proprie responsabilità.
La solita commedia all’italiana, ma non siamo dentro un film di Alberto Sordi, e comunque i vizi dell’Italiano medio ormai non fanno più neppure ridere.
Ma, come l’erba cattiva, sono difficili da estirpare.
Il peccato originale resta sempre lo stesso, e cioè l’idea che per andare avanti nella vita non bisogna essere bravi, ma furbi, ed ecco che, calata sul terreno verde di gioco, quest’idea si traduce nella ricerca del risultato fine a sé stesso attraverso una strategia tattica opportunistica.
Un strategia tattica che ha portato Ventura ad andare in Svezia a difendere lo 0 a 0 (cioè il “risultato perfetto” secondo Annibale Frossi) e a rinunciare, proprio negli spareggi, al suo miglior giocatore, e cioè Lorenzo Insigne. Non c’era posto per lui nel suo 3-5-2 (o 5-3-2 che si si voglia).
Diversamente non si capirebbe perché Ventura ha schierato 4 attaccanti, in un utopico 4-2-4 contro la fortissima Spagna, e invece 5 difensori contro la debole Svezia.
Va detto, giusto per spezzare una una lancia in favore dell’ex c.t., che dopo la sconfitta con la Spagna, la squadra italiana è stata sottoposta al fuoco di critiche anche ingiuste e, da allora, la fiducia che i giocatori nutrivano nelle loro chanches ha iniziato pericolosamente a vacillare.
Purtroppo, né la critica specializzata, né i dirigenti delle squadra di calcio, né tantomeno i tifosi, riescono ad accettare l’idea che nello sport normalmente vince il migliore.
In qualsiasi analisi tecnica post partita anche del campionato italiano sotto la lente della critica finiscono i demeriti dello sconfitto, piuttosto che (fatti salvi i complimenti di rito) i meriti del vincitore.
L’Italia di Valcareggi sconfitta in finale nel 1970 dal Brasile di Pelé fu presa a pomodori.
Nulla di nuovo sotto il sole dunque.
Non era sulla Spagna che la nazionale italiana doveva fare la sua corsa.
Fin dal sorteggio la classifica era già scritta: Spagna prima e Italia seconda.
Ventura, pertanto, aveva due anni di tempo per preparare gli spareggi e per rifondare una squadra che andava rinnovata, come fecero Bernardini e Berazot dopo Germania 1974, quando la generazione dei Riva, Rivera e Mazzola lasciò spazio a quella di Tardelli, Bettega, Cabrini, Rossi.
Arrivammo  quarti, in Argentina nel 1978 e primi in Spagna nel 1982.
Una lezione che non è servita.
L’ex CT ha continuato a puntare sui reduci del 2006 (Buffon, Barzagli, Chiellini e De Rossi) e a dare spazio ad generazione, quella successiva, tra le più povere di talento che l’Italia abbia mai avuto.
Ma l’Italia non è più un Paese per giovani ed è incapace di guardare al futuro, naviga a vista, e sulla nostra rotta abbiamo trovato la Spagna.
Potevamo sperare di superarla solo con la solita furbizia tattica, con un rigore, un autogoal.
Invece, per la legge del contrappasso, un autogoal lo abbiamo preso noi, contro la Svezia, e siamo stati eliminati.
Giusto così.
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