Italia, è davvero Ancelotti la soluzione?

Pubblicato il autore: Bitto Alessandro Segui


Ammesso che Ancelotti accetti la chiamata, ipotesi alquanto difficile visto che l’Arsenal l’ha già individuato come il perfetto erede di Wenger e che Abramovic lo rivorrebbe alla sua corte, sarebbe davvero lui il nome giusto cui affidare la panchina della Nazionale italiana? Sembra una bestemmia ma, prestando attenzione alle problematiche legate alla nazionale, il dubbio ha ragion d’essere.

Sì, perché la nazionale ha bisogno di un progetto di ricostruzione che la faccia tornare ai fasti di una decina d’anni fa. Non ci saranno più Buffon, Barzagli e De Rossi, forse nemmeno Chiellini. Dunque si deve ripartire dai giovani. L’Italia ha bisogno, inevitabilmente, di un CT capace di far esplodere i tanti buoni giovani che ha. Gli stessi che non più di cinque mesi fa hanno battuto i coetanei tedeschi, capaci di vincere gli Europei under 21. Fra tutti Donnarumma, Caldara, Barreca, Pellegrini e Chiesa. Senza dimenticarci quel Bernardeschi che decise l’incontro e che, invece, qualche giorno fa è stato buttato nella mischia da Giampiero Ventura per pochi minuti.

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Ancelotti sarebbe l’uomo giusto per questo? Se consideriamo che nel 2003 vinse una Champions League con un centrocampo formato da due talenti italiani, Pirlo e Gattuso, a cui nessuno prima aveva dato fiducia, la risposta è si. Se, invece, consideriamo solo le ultime esperienze dell’allenatore ex Milan, la risposta più immediata è no. Infatti Ancelotti, da qualche anno a questa parte, ha la fama di allenatore perfetto per i “vecchi”, calciatori ormai sul viale del tramonto (calcistico, ovviamente), che lui riesce a gestire al meglio, permettendogli di dare ancora un ottimo contributo alla squadra.

Non è un caso che Cristiano Ronaldo abbia fatto più gol con lui che con qualsiasi altro allenatore avuto e non a caso era stato chiamato dal Bayern Monaco per gestire al meglio una squadra costituita principalmente da gente navigata, quali Robben, Ribery, Lahm e Xabi Alonso (gli ultimi, tra l’altro, ritiratasi alla fine della sua prima stagione alla guida dei bavaresi). Ecco, anche l’esempio Bayern Monaco può essere significativo. Ancelotti, infatti, il primo anno è riuscito a guidare i bavaresi alla conquista del titolo nazionale con tre turni d’anticipo e ai quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid, la cui partita ce la ricordiamo tutti perché caratterizzata pesantemente dalle scelte a favore del Real da parte dell’arbitro. Una buona stagione, quindi. Il secondo anno, però, era stato chiesto all’allenatore di Reggiolo di ricostruire e, a causa di motivi vari, non è riuscito.

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D’altra parte non serve per forza un grande nome come Conte o lo stesso Ancelotti per guidare la nazionale. Un esempio in questo senso è la Germania, campione mondiale in carica e vincitrice della Confederations Cup di quest’anno, che, mentre noi, poco più di dieci anni fa, festeggiavamo la vittoria del Mondiale, sceglieva un allenatore con poca esperienza, ma in grado di riportarla in alto grazie a un progetto a lungo termine. Allora perché non cercare anche noi il nostro personale Joachim Löw? Perché non affidarci a un grande CT anziché a un grande allenatore di club?

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