L’Italia ritrova la Svezia: ricordo amaro del “biscotto” tutto scandinavo

Pubblicato il autore: Barbiera Vincenzo Segui


L’Italia di Ventura ritrova la Svezia nel decisivo playoff che deciderà quale formazione potrà ottenere il pass per i Mondiali di Russia 2018.
Sfida troppo importante per gli azzurri per i quali in palio c’è troppo da perdere, ma la formazione scandinava e la tipologia di partita che andremo ad affrontare riportano alla memoria dei tifosi italiani quell’ormai celebre “biscotto” consumatosi ad Euro 2004 tra Svezia e Danimarca che ci eliminò dalla competizione.
Fin troppe volte L’Italia e gli italiani sono stati denigrati con battuttine a denti non troppo stretti su presunte scorrettezze e “furbate”, e il mondo del calcio non è da meno.
Il nostro catenaccio, i risultati “aggiustati”, le simulazioni: negli ultimi anni la nomea delle squadre e dei calciatori Italiani non sono mai stati eccellenti, talvolta anche in maniera ingiusta.
Peccato che i primi che criticano e screditano l’Italia siano stati coloro che nel 2004 si siano mangiati un bel “biscotto” che eliminò i ragazzi guidati da Trapattoni.
Riavvolgiamo il nastro dei ricordi e torniamo fino all’estate del 2004: I campionati Europei vanno di scena in Portogallo e l’Italia è chiamata a riscattarsi dopo il mondiale nippocoreano del 2002 (altra gran bella beffa organizzata).
L’Italia vola in Portogallo con tanti campioni tra le sue file: Buffon, Cannavaro, Vieri, Del Piero, Totti e Nesta, solo per citarne alcuni, e un Cassano in più rispetto al Mondiale.
L’Italia viene inserita nel girone C insieme a: Svezia Danimarca e Bulgaria.
La prima sfida dell’Europeo del 2004 è contro la Danimarca, contro la quale non andiamo oltre lo 0-0, e durante la quale perdiamo Totti per espulsione ( il famoso spunto contro Poulsen ).
La seconda sfida degli azzurri finisce anche essa in pareggio per 1-1 contro la Svezia di Ibrahimovic: Cassano porta in avanti l’Italia e Ibrahimovic con un gran gol di tacco ci nega la gioia del primo successo il terra lusitana.
La situazione nel girone C, dopo le prime due partite, era la seguente: Svezia in testa al girone a 4 punti, Danimarca seconda a 4, Italia 2 e Bulgaria 0.
A questo punto diventa fondamentale ricordare il regolamento del torneo nel caso in cui tre squadre arrivassero a pari punti alla fine del girone: il primo criterio del quale tenere conto è la differenza reti negli scontri diretti.
Conti alla mano ci si accorse che se Svezia e Danimarca nell’ultima partita avessero pareggiato 2-2, l’Italia sarebbe stata eliminata indipendentemente dal risultato che sarebbe maturato contro la Bulgaria.
I giorni di avvicinamento alla terza e utlima sfida scorrono veloci tra riflessioni, polemiche e illazioni.
Ma la situazione si mette subito per il verso sbagliato: L’Italia va in svantaggio nel primo tempo e la Danimarca va al riposo conducendo per 1-0 sulla Svezia.
Ad inizio ripresa, quasi in contemporanea, come in un bellissimo film, sia l’Italia che la Svezia trovano il pareggio (a segno Perrotta per gli azzurri e Larsson per gli Svedesi).
L’Italia deve mettercela tutta perchè basta un gol, a questo punto, per potersi qualificare.
Ma i sogni iniziano a svanire quando al 66′ Tomasson riporta in vantaggio la Danimarca anche se non c’è tempo di pensare: bisogna vincere per andare ai quarti.
Il bello è che l’Italia il gol vittoria lo trova: è Antonio Cassano a girare in rete il pallone del 2-1 che fa esplodere di gioia il popolo azzurro.
Ma la gioia svanisce in pochissimi secondi perchè durante i festeggiamente per il gol arriva la fatidica notizia: la Svezia al 90′ ha pareggiato.
Il punteggio finale, ovviammente a Oporto, fu di 2-2 e la gioia e l’esultanza di Cassano e degli Italiani si trasformò rapidamente in lacrime e disperazione.
L’Italia rientrò a casa, consapevole del “biscotto”, ma con il rimpianto di non avere fatto di più nelle prime due partite.
A distanza di 13 anni, nonostante le secche smentite stizzite dei protagonisti di quella gara, all’quel “biscotto” resta ancora di traverso e ha lasciato un sapore molto amaro nei nostri palati.

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