Roma, i meriti di Monchi e le analogie con il Siviglia

Pubblicato il autore: Giuseppe Porro Segui

Ramón Rodríguez Verdejo, detto semplicemente Monchi è nato in Andalusia e precisamente a San Fernando (il 20 settembre 1968) ex calciatore spagnolo, di ruolo portiere, a dedicato la sua intera carriera al Siviglia, prima come calciatore e poi come dirigente. Le sue più grandi soddisfazioni se le è tolte proprio da dirigente, chiamato per sviluppare il settore giovanile e scoprire nuovi talenti trova la sua più grande ispirazione “scoprendo” tra i tanti: José Antonio Reyes; Sergio RamosDiego Capel; Jesús Navas ed Alberto Moreno, frutti della “cantera” sivigliana. Ma è sul fronte mercato che fa vedere le miglior cose, acquistando poi dei calciatori rivenduti a cifre molto più vantaggiose dove tra i piu rappresentativi figurano: Dani Alves; Luís Fabiano; Júlio Baptista; Álvaro Negredo e Federico Fazio. Le cessioni dei calciatori da lui ingaggiati hanno portato al Siviglia una cifra stimata in 300 milioni di euro senza contare le vittorie del campo. Campo che porta: 2 Coppe Uefa e 3 Europa League (consecutive); 1 Supercoppa Europea; 1 Supercoppa di Spagna e 2 Coppe del Re, in coppia in un binomio perfetto con il mister Unay Emery ora al Psg. Bottino cospicuo contando il dominio spagnolo di Real Madrid; Barcellona e Atletico Madrid. Con l’addio al “Re Mida” italiano ovvero Walter Sabatini, James Pallotta (su consiglio del mentore Franco Baldini) la Roma vira sul “Re Mida” spagnolo proprio per sostituire colui che comunque negli anni della sua permanenza “americana” tra alti e bassi ha fatto trarre benefici alla causa giallorossa tra introiti e tasso tecnico.

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Monchi, ceduto alle lusinghe capitoline ha fatto vedere subito di che pasta è  è fatto, partito tra lo scetticismo che alberga in questa città, si fa notare per le cessioni “eccellenti”, da: Salah a Szczesny; da Rudiger a Paredes. E giù critiche per chi ha tolto lo scettro a Walter Sabatini di “mister plusvalenza” risanando le casse giallorosse in regime di fair play finanziario. Dopo aver “indebolito” la rosa (a detta dei più) lavora sul mercato in entrata prendendo Moreno; Gonalons; Kolarov; Pellegrini; Defrel ed Under (e non contiamo quelli ancora da vedere ovvero lo sfortunatissimo Kardsdorp, e l’attesissimo Shick che potrebbe finalmente vedersi dopo la sosta) e poi il mister Eusebio Di Francesco, che è il vero valore aggiunto.

Ora che la Roma è una realtà (ma come a detto anche ieri Manolas, la Roma c’è sempre stata, ed i numeri supportano la sua tesi visto che i giallorossi sono arrivati 6 volte secondi negli ultimi 10 anni) ma con una consapevolezza diversa, che nella testa e nella voglia di fare, somiglia molto alla prima Roma di Rudi Garcia. Ed il merito è anche del suo direttore sportivo che ha migliorato una rosa che ha detta di molti era difficile da migliorare. Rinforzando la difesa, puntellando il centrocampo e l’attacco. Insieme al mister ed al “dirigente/capitano” Francesco Totti, ha valorizzato (rendendoli parte integrante del gruppo) qualche giocatore dimenticato tra i “sabatiniani” insieme hai nuovi “monchisti” in un mix perfetto. Infatti tra i “vecchi” protagonisti presi dal dirigente precedente, troviamo i “nuovi” e tra i migliori di quest’inizio stagione troviamo Kolarov, che lo spagnolo ha voluto tra lo scetticismo dei molti non fidandosi dell’esperienza del ds per ricredersi poi. Daje Monchi daje e buon lavoro.

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