Tragedia all’italiana

Pubblicato il autore: Alessandro Zambruno Segui

Tragedia italianaAd una settimana dalla débacle azzurra non è ancora stata scritta la parola “fine” alla vicenda. Le polemiche a riguardo si sono susseguite quasi seguendo un copione cinematografico. Sicuramente resta la tragedia sportiva e nazionale di un paese ormai fallimentare in ogni suo aspetto, ma non manca una comicità tutta italiana negli equivoci e nei comportamenti dei protagonisti di questa storia. Ad oggi, per esempio, non sappiamo ancora chi ha proposto e scelto il nome di Ventura come c.t. del post-Conte. Tavecchio verrà ricordato come un personaggio folkloristico. Forse non è  in lui che va cercato il responsabile numero uno del fallimento, ma sicuramente la sua figura non ha aiutato il movimento calcistico italiano eternamente condannato alla polemica. L’unica certezza è che la Nazionale Italiana dal 2006 continua a fallire l’appuntamento con i Mondiali. E’ successo nel 2010 e nel 2014, dopo essere stati eliminati ai gironi. In questi sette anni non c’è stata nessuna svolta. Tante belle parole spese a cui non sono seguiti i fatti. I discorsi, questa volta fomentati anche da qualche personalità politica, sono sempre quelli: migliorare i settori giovanili, ridurre il numero di stranieri…

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Perchè allora la recente eliminazione ci ha sorpreso un po’ tutti? Non si è forse trattato di una tragedia annunciata? Nei giorni precedenti il duplice incontro con la Svezia girava ottimismo. Forse accecati dal desiderio di vendicare il vergognoso episodio del “biscotto” del 2004 abbiamo sottovalutato l’avversario. Inconsapevolmente abbiamo tutti commesso l’errore poi criticato ai giocatori: abbiamo dato per scontata la qualificazione. I quattro Mondiali vinti e l’importanza di chiamarsi Italia sembrava dover legittimare a priori il nostro ingresso alla più importante competizione calcistica. Eppure erano sotto gli occhi di tutti le recenti prestazioni della nazionale. Una squadra sofferente, incapace di creare gioco e totalmente in balia dell’avversario, non importa che si chiamasse Spagna o Macedonia. Senza considerare i tanti errori individuali e le contraddizioni tattiche di un commissario tecnico non all’altezza della situazione. L’eliminazione per mano di una nazionale del livello della Svezia, pertanto, non era così improbabile. L’Italia tutta si è presentata con troppa leggerezza all’appuntamento decisivo. La sfortuna che ingenuamente si è invocata come possibile giustificazione ha aggravato una situazione già compromessa e che nemmeno quel minimo moto di orgoglio del finale di San Siro ha potuto riaggiustare. Certo, commuovono le lacrime di Buffon e il bacio di Florenzi al pallone prima di battere l’ultimo disperato corner ma la sconfitta, a rigor di logica, non poteva essere evitata.

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I segnali, dopotutto, erano evidenti e in questi giorni sono stati resi noti episodi  sconcertanti. Dalle ossessioni di Ventura sulle “talpe” presenti nello staff azzurro alle riunioni segrete tra i giocatori. Episodi che alla luce di un’umiliante sconfitta sportiva non fanno che gettare nel ridicolo l’intero movimento calcistico italiano. Mentre i vertici sono indaffarati a cercare un colpevole da consegnare al popolo e alla stampa, si continuano ad ignorare quei problemi che rischiano di far scomparire l’Italia dalle grandi del calcio. Cosa ci fa pensare, infatti, che fra quattro anni le cose andranno diversamente? Il rischio di restare esclusi dalle competizioni nazionali per i prossimi anni è quantomai concreto e preoccupante.

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