C’erano un pizzaiolo, un cinese e il Milan

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Milan: comincia a vedersi la mano di Gattuso

C’erano un pizzaiolo, un cinese e il Milan… è l’incipit della nuova barzelletta che spopola nei “var” sport dei lunedì mattina, tra un insulto al governo, eternamente democristiano e quindi ladro, e la mala digestione della peperonata domenicale a casa della suocera livorosa. Non che i rossoneri, in questo momento storico, paiano essere una società seria, tra allenatori saltati, mercato disastrato (anche il portiere del Benevento segna più di André Silva), figure barbine e retroscena da film di Pierino. E’ ormai ufficiale, il Milan è la nuova Inter: ovunque passa la gente gli ride dietro, persino gli interisti. Dopo quattro partite ufficiali, comincia a vedersi nettamente la mano di Gattuso con l’ultima scoppola presa nella sempre fatal Verona (3 – 0) dopo che in settimana gli stessi scaligeri erano stati asfaltati col medesimo punteggio in Coppa Italia: assistere al lucidissimo Mirabelli che, a fine partita, chiede all’arbitro perché non si siano giocati i supplementari aggiunge commozione alle comiche.
Lo scontro salvezza con i veneti giunge al culmine di una settimana scellerata, in cui è tornato alla ribalta Mino Raiola, figura mitologica metà procuratore (di guai) e metà rutto che accusa la società di aver fatto firmare il contratto a un Donnarumma sotto pressione psicologica e che quindi l’autografo non sarebbe valido. In attesa che Perry Mason, Matthew Murdock (alias Daredevil), Ally Mc Beal, Niccolò Ghedini e “Mio cugino Vincenzo” (Raiola, non Joe Pesci) riescano a produrre abbastanza vasella legale per far passare la bufala nella cruna dell’ago, si immaginino le terribili pressioni che il giovin portiere ha dovuto subire in questi mesi: sembra, infatti, che ogni volta che Fassone notava Donnarumma posizionarsi accanto al palo era solito inserirgli nelle mutandine banconote da cinquanta euro per convincerlo a restare, ce ne sono voluto diecimila (al mese) di banconote così, ma alla fine il ritrosetto si è convinto in quanto “Il mio cuore appartiene al Milan“.
Intanto, è stata annullata l’annuale cena natalizia e, al contempo, è stato annunciato il ritiro in vista delle prossime gare. Se i calciatori alla prima difficoltà (quando passano in svantaggio poi inevitabilmente perdono) si squagliano come il fantasma formaggino, la società ha pronta la propria cura: tutti a letto e senza cena.
C’è poco da aggiungere, soltanto da ridere.

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