Dybala a Vanity Fair: “Volevo mollare dopo la morte di mio padre. Difficile rifiutare la Nazionale italiana”

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

dybala
L’attaccante della Juventus, Paulo Dybala, si racconta in un’intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair, molto toccante in alcuni passaggi. Figlio di Alicia e di Adolfo, anche lui calciatore, scomparso troppo in fretta senza poter ammirare le giocate e i gol del suo degno erede, vincere e segnare nei più importanti stadi del mondo. Avrebbe voluto vederlo con la maglia del Boca Junior, ma il destino ha voluto che Dybala andasse in una città lontana migliaia di chilometri.

Dybala a Vanity Fair: “Volevo mollare dopo la morte di mio padre. Difficile rifiutare la Nazionale italiana”

Ultimamente la Joya non sta vivendo un momento felice con i bianconeri, specialmente in Champions League, dove è a secco dal lontano 11 aprile. Ma con la Juventus comunque si è tolto moltissime soddisfazioni: capocannoniere nella stagione 2016/2017, due scudettidue Coppe Italia nelle stagioni 2015/2016 e 2016/2017, una Supercoppa Italiana.
Dybala è conscio delle sue potenzialità, il cui merito dipende dall’alto: “Dio ci dà un dono, ma poi quel dono va lavorato – esordisce l’argentino -. Ne ho visti tanti di fenomeni nei settori giovanili, ragazzi di cui dicevano: ‘Se solo avesse avuto la testa, avrebbe potuto essere Maradona o Messi’. Ecco, io ho lavorato soprattutto per evitare questo“.

Sin da bambino sognava il più grande trofeo che un calciatore possa sognare, ossia il Pallone d’oro: “Quando ci riunivamo intorno al fuoco, da bambini, d’estate con i miei amici, espressi il desiderio di vincere il Pallone d’Oro – afferma Dybala -. Vincerlo sarebbe un messaggio importante per tanti bambini, per tutti quelli che nati in un piccolo posto lontano dai grandi centri possono sperare di poter raccontare una storia simile alla mia.
Al giovanissimo Dybala fu chiesto di vestire la maglia azzurra della Nazionale Italiana, l’esito purtroppo è noto a tutti: “Mi è stato chiesto di vestire l’azzurro e sono stato molto grato. Avevo 19 anni e rispondere ‘no, grazie’ fu dura. Ma sono argentino e sarebbe stato un inganno“.

Infine il dramma familiare e la tentazione di lasciare il calcio: “Mio padre, Adolfo, è morto per un tumore, quando avevo 15 anni – racconta tristemente l’argentino -. Fu un dolore fortissimo, nei mesi precedenti non riusciva più a venirmi a trovare e il club mi fece andare a casa per un po’ di tempo. Sei mesi erano troppo pochi e mi venne la tentazione di mollare tutto – aggiunge Dybala -. Forse un giorno lo ritroverò o forse no, a papà però penso sempre e gli dedico tutti i miei gol. Quando abbiamo un pallone tra i piedi, noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo“.

Paulo Dybala è un ragazzo che è diventato un top player lavorando duramente, senza vanità: ha trascorso anni difficili e in solitudine, come ha raccontato, senza l’affetto del padre scomparso prematuramente. Ma la solitudine lo ha reso forte e capace di scalare alte montagne. Un ragazzo che nonostante la giovanissima età ha la giusta maturità per affrontare qualsiasi difficoltà.

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