Milan, la distruzione del mito. La parabola discendente da Seedorf a Gattuso

Pubblicato il autore: Stefano Scibilia Segui


Quest’oggi il Milan ha concesso al Benevento il primo punto in Serie A dall’inizio della stagione, grazie ad un miracolo del portiere Brignoli, che nell’ultima azione si è unito ai compagni nell’area di rigore avversaria, insaccando di testa Donnarumma e regalando alla squadra il 2-2 definitivo contro i rossoneri.

L’avventura di Gattuso comincia con una delusione, che potrebbe simboleggiare un messaggio negativo per la squadra, che ormai da anni ha smesso di essere all’altezza della sua storia, con investimenti sbagliati e giocatori che non rendono per come dovrebbero. Una tradizione che rischia di perdersi sempre di più con il passare degli anni e che rischia di vedere il Milan come una squadra completamente diversa da quella che siamo abituati a conoscere.

Ad andarci di mezzo in questo caso non sono solamente i giocatori, poichè coloro che fino a questo momento hanno perso la faccia sono stati gli ex campioni che poi si sono seduti in panchina, ovvero coloro che hanno avuto modo di vincere ogni trofeo da calciatori e che hanno in parte macchiato la loro avventura rossonera con le varie esperienze da allenatori.

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Il primo tra questi è stato Clarence Seedorf, centrocampista di altissimo livello e di grande qualità, unico giocatore nella storia del calcio ad aver vinto 4 Champions League con 3 squadre diverse. L’olandese con i colori rossoneri ha toccato i traguardi più alti di sempre conquistando tutto, ma non appena è stato chiamato ad allenare è stato trattato dalla società nel modo più sbagliato possibile, specialmente per il contributo che ha dato da giocatore.

Ad accompagnare Seedorf si è aggiunto anche Filippo Inzaghi, attaccante straordinario e capace di punire tutte le difese avversarie a suon di gol, specialmente nelle serate dove c’era il bisogno di qualcuno che sbloccasse la situazione e che la mettesse dentro, proprio come la famosa notte di Atene nel 2007, dove l’attaccante italiano ha raggiunto l’apice della sua carriera, realizzando una doppietta nella finale contro il Liverpool, permettendo al Milan di laurearsi campione d’Europa per la settima volta nella sua storia. Purtroppo per l’ex numero 9 rossonero non c’è stata la stessa fortuna nel momento in cui è diventato allenatore della squadra con cui ha vinto tutto e dopo essere stato messo in ridicolo è stato esonerato.

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Adesso sembrerebbe essere arrivato il turno di Gennaro Gattuso, famoso per la sua grinta in campo e per il suo carisma da gladiatore, oltre ad essere l’unico uomo in grado di diventare l’incubo di Cristiano Ronaldo, poichè dopo lo storico 3-0 rifilato al Manchester United nel 2007, l’attaccante portoghese tornato dalla trasferta e sceso dall’aeroporto, ha dichiarato alla stampa di avere paura che Gattuso fosse ancora nei dintorni. L’ex centrocampista rossonero ha preso recentemente il posto di Vincenzo Montella e oggi ha debuttato da allenatore del Milan con un pareggio contro il Benevento, non iniziando nel migliore dei modi quest’avventura.

Il problema chiaramente non è di questi grandi campioni che in panchina non sono riusciti ad essere all’altezza di quello che sono stati da giocatori, ma della società che invece di prendere provvedimenti con loro, avrebbe dovuto preoccuparsi di fare i giusti investimenti, poichè come ha ribadito Silvio Berlusconi, non basta solamente spendere tanto, ma bisogna farlo anche bene, poichè il Milan ha una storia che deve prolungarsi del tempo per dare l’esempio giusto alle generazioni successive e non è giusto che ad andarci di mezzo debbano essere coloro che hanno scritto la storia e hanno il difficile compito di guidare una squadra che obiettivamente non ha nulla rispetto a quando giocava gente come Seedorf, Gattuso e Inzaghi.

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Mettere in panchina gente che ha quel dna vincente è sicuramente una buona mossa, ma in campo ci vogliono i giocatori giusti, che riescano a rendere giustizia a ciò che è stato il Milan per la storia del calcio, evitando anche di mettere in cattiva luce allenatori che da giocatori il loro mestiere l’hanno fatto e anche bene, con la speranza che la storia di Gattuso possa rivelarsi diversa da quella di Seedorf e Inzaghi.

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