Te Deum Laudamus per il Calcio

Pubblicato il autore: Andrea Recanati Segui
Mi chiamo Andrea, l’1 Gennaio compirò 30 anni (e già questo è un trauma) e il 2017 è stato un anno denso di tante cose. Nato e cresciuto cattolico, nel tempo ho imparato ad apprezzare il Te Deum di fine anno per ringraziare Dio dell’anno trascorso , e a questo giro lo voglio dedicare al calcio.

Ti ringrazio Signore per il dono del Calcio,
Esistono cose decisamente più importanti del pallone, ma questo sport ha molto da dire su quali siano le cose importanti della vita.
Grazie perchè in un momento di cinismo, un pallone che rotola tra ventidue uomini che se lo contendono sono ancora capaci di smuovere attese a passione gratuita.
Grazie perchè l’ignoranza in questo mondo non è un insulto, ma la capacità di rendere epico il banale quotidiano.
Ho vissuto da tifoso la favola di una squadra di provincia che diventa bella come una Dea. E per uno che ha tra i suoi primi ricordi lo spareggio retrocessione del 2003, vedere la squadra del cuore raggiungere l’Europa e giocarsela a viso aperto ovunque vada è una soddisfazione impagabile.
Il bruciore allo stomaco quando immeritatamente o meritatamente perdi e i punti non arrivano, e mente e cuore sono in bilico tra il pessimismo cosmico e il realismo che ti fa pensare che spesso i fallimenti sono i migliori maestri.
Quando stai vincendo e il tempo incomincia a scorrere inesorabilmente sempre più lento, senti l’ansia salire e fermarsi lì, tra lo sterno e lo stomaco, fino all’esplosione che dal cuore arriva alla gola quando l’arbitro fischia e poi liberare la gioia per la vittoria.
Gli abbracci che arrivano dopo la rete e ti fanno capire che una delle cose più belle è fare il tifo per qualcuno e con qualcuno.
La prima trasferta ( e speriamo non resti a lungo l’unica) in cui nel giro di 24h e circa 1600 km tra andata e ritorno, dei perfetti sconosciuti diventano compagni di avventura.
Il dolore e la rabbia nel vedere la Nazionale non qualificarsi ai Mondiali 2018, e ti domandi che cosa è un uomo se in quello che fa non mette tutta la sua voglia di vincere.
Quella stessa voglia di vincere che vedo sui campi di provincia ogni sabato e domenica: età diverse, ragazzi diversi, storie diverse, ma la stessa identica voglia di vivere un (piccolo) momento di gloria. Allora capisci che raccontare il calcio è un privilegio perché tocchi con mano che siamo tutti uguali e che tutti portiamo dentro quella insopprimibile voglia di vincere.
E intuisci che se siamo onesti con noi stessi e non ignoriamo questo impeto umanissimo, la nostra sete di gloria ci conduce a Te, l’unico Capitano che può condurci con lui verso la Vittoria che non ha mai fine.

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