Maurizio Sarri: maestro o allenatore mediocre?

Pubblicato il autore: Giuseppe Garetti Segui
during the TIM Cup match between SSC Napoli and Udinese Calcio at Stadio San Paolo on December 19, 2017 in Naples, Italy.

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

La favola dell’allenatore toscano, Maurizio Sarri,  classe 59′ la conosciamo ormai tutti. Da semplice dipendente di banca, lascia il suo lavoro per dedicarsi completamente al calcio nel 1999, iniziando così una scalata fantastica che lo porta attualmente ad allenare la squadra prima in classifica (il Napoli) dopo tanta gavetta nelle serie minori.Proprio su questi suoi primi due anni e mezzo nella squadra partenopea vorrei soffermarmi, analizzando quanto di buono ha fatto (o no) rispetto soprattutto ai suoi predecessori.

Dopo aver già allenato l’Empoli in Serie A, passa al Napoli tra il mormorìo generale della piazza che non lo riteneva “pronto” per una squadra con grandi ambizioni. Il mormorìo aumenta dopo che nelle prime cinque giornate di campionato, il Napoli colleziona solo sei punti, con una sola vittoria e tre pareggi.
Diego Armando Maradona, addirittura, intervenne in prima persona, lasciando dichiarazioni non proprio mielate nei confronti dell’allora nuovo tecnico del Napoli, definendolo non adatto ad una squadra vincente.
Siamo alla settimana giornata, il clima è già rovente, Sarri si trova subito messo in discusione e alle porte c’è una partita, anzi “la partita” perchè al S.Paolo va in scena Napoli – Juventus, da sempre la partita più attesa dai tifosi azzurri. Il Napoli conquista la vittoria, complice anche un periodo poco roseo della Juventus di Allegri nelle prime giornate di quella stagione, mettendo poi a segno altre otto vittorie nelle successive nove giornate di campionato, si laureò campione d’inverno alla fine del girone d’andata con 41 punti.Spazzate via le polemiche, Sarri inizia a far ricredere tutti, Maradona in primis, che nelle successive dichiarazioni ha solo parlato bene del tecnico azzurro.

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Oggi il Napoli di Sarri, proprio come nella sua prima stagione ricopre il primo posto della classifica, fresco del titolo di campione d’inverno, nuovamente conquistato,questa volta con l’augurio che possa finire diversamente rispetto a due anni fa. Già, perché Sarri, in questi due anni e mezzo alla guida del Napoli ha ricevuto tanti complimenti e tanti oneri a livello individuale (Panchina d’oro nel 2016 e premio AIC miglior allenatore 2017), ma non ha (per il momento) contribuito ad allargare il palmarès del Napoli, a dispetto dei suoi predecessori, Mazzarri prima, che a Napoli vinse la Coppa Italia 2011-2012 in finale contro la Juventus, Benitez poi, che oltre alla Coppa Italia 2013-2014 vinta contro la Fiorentina, portò a casa pure la Supercoppa Italiana nello stesso anno, sempre contro i bianconeri.

Com’è tatticamente cambiato il Napoli da Mazzarri a Sarri?
Mazzarri fu sempre fedele nei suoi anni al Napoli al 3-5-2, mentre Benitez portò il primo stravolgimento tattico, con il 4-2-3-1 e il passaggio quindi dalla difesa a 3 alla difesa a 4, ma sicuramente il modulo con il quale il Napoli negli ultimi anni ha espresso il miglior calcio è il 4-3-3 di Sarri. La difesa a 4 è sempre molto alta in fase di non possesso, ma è nella fase di possesso palla che si esalta il gioco napoletano, passaggi continui e se necessario ripetuti, con il pallone che non viene mai spazzato via pur essendo sempre in movimento, favorendo giocate nello stretto e gli inserimenti non solo dei due esterni offensivi (l’asse Insigne – Callejon è ormai un “must” del settaggio napoletano) ma anche dei giocatori impiegati come mezz’ala.

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Da molti esperti e non, Sarri viene definito un “maestro“, per le sue innovazioni tattiche e per il bel gioco espresso dalla sua squadra, ma anche se poco citati, sono evidenti alcuni “limiti” tattici del Napoli, forse principale causa dei mancati successi di questa squadra, nonostante la bellezza del gioco che è evidente fino al punto da diventare quasi oggettiva. Il primo limite sta nell’impossibilità di cambiare modulo, all’inizio o a partita in corso, una squadra non può giocare allo stesso modo in caso di momentaneo vantaggio, pareggio o svantaggio. Sarri infatti, spesso ha preferito “adattare” giocatori fuori ruolo, piuttosto che cambiare modulo, alcune volte trovando anche intuinzioni che poi con il tempo si sono rivelate vincenti, vedi Mertens falso nueve al posto di Milik o Zielinski che passò da mezz’ala ad ala pura per qualche giornata, sostituendo l’infortunato Insigne. Vero anche che la rosa ha i suoi limiti, e certamente al tecnico toscano mancherebbero gli interpreti per un cambio di modulo vero e proprio, forse dettato anche da un mercato mirato solo ed esclusivamente per giocare con quel sistema (4-3-3).

Anche nella gestione della rosa Sarri sta avendo non pochi problemi, la squadra a lungo andare risulta discontinua nelle prestazioni e la mancanza di continuità viene attribuita spesso alla stanchezza dei giocatori, perchè alla fine, gira e rigira, sono sempre gli stessi 13-14 ad entrare in campo, a discapito di giocatori pagati anche a caro prezzo dal presidente (che l’anno scorso quasi rimproverò pubblicamente il suo allenatore per questo motivo) i quali vengono del tutto ignorati e lasciati in panchina (Maksimovic, Tonelli, Giaccherini, Ounas su tutti). Quindi per quanto la rosa possa avere i suoi limiti, sicuramente potrebbe essere gestita in miglior modo dallo stesso Sarri, che per il momento, con gli uomini che ha e ha avuto a disposizione, poteva andare oltre i sedicesimi di Europa League e i quarti di Coppa Italia al suo primo anno, e poteva tranquillamente superare i gironi di Champions quest’anno, dove escluso il Manchester City, ha affrontato rose ben inferiori quali Shaktar Donetsk e Feyenoord, così come in Coppa Italia, eliminata al S.Paolo dall’Atalanta che di certo non ha un rosa superiore a quella napoletana, ma che sta ottenendo ottimi risultati in Italia e in Europa.

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Proprio per i motivi appena citati, l’attenuante della rosa limitata perde di credibilità, così come altre citate dall’allenatore toscano che, piuttosto, di prendersi responsabilità come il buon senso richiederebbe, ha spesso fatto appello a fatturati, orari delle partite e ultima per ordine di tempo, alle festività natalizie, colpevoli secondo quest’ultimo di aver “distratto” i propri giocatori, come se a Bergamo festeggiassero solo il Ramadan.
Ironia a parte, Sarri al giorno d’oggi non è arrivato nemmeno vicino a vincere qualcosa con il Napoli, per questo motivo l’appellativo di “maestro”  sembrerebbe troppo azzardato,  per uno che nel suo Palmarès al momento ha zero trofei, ma solo complimenti illustri quali quelli di Guardiola e Sacchi.

Attualmente ricopre il primo posto della classifica e pur essendo uscito dalla Coppa Italia e dalla Champions League, è ancora in corsa in Europa League. Due fronti dove il Napoli può e deve dire la sua, soprattutto in Italia, qualora non dovesse vincere il campionato, si può parlare di una stagione fallimentare sopra quasi tutti i punti di vista. Sarà quindi il finale di stagione a dirci se Sarri può essere definito un “maestro” o un allenatore mediocre. Senza mezze misure.

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