La crisi del calcio italiano nel mercato che oscura i vivai

Pubblicato il autore: Andrea Valentini Segui

PARMA, ITALY - DECEMBER 16: Official ball of Robe di Kappa during the Serie B match between Parma Calcio and AC Cesena at Stadio Ennio Tardini on December 16, 2017 in Parma, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)
Che il movimento calcistico italiano non stia vivendo i suoi anni più luminosi è purtroppo solo un eufemismo.

La scottante eliminazione nei play-off contro la Svezia dello scorso novembre ancora brucia negli occhi di tutti i tifosi che quest’estate si auguravano di poter sventolare fieri il proprio tricolore. Esattamente 60 anni dopo quel 1958, l’Italia non parteciperà alla massima competizione mondiale e non avrà modo di contendere alle altre regine del calcio il trofeo più ambito, peraltro già alzato per ben quattro volte.

L’ultima, troppo lontana, nel 2006.

12 anni in cui non si è mai registrata una vera rinascita e che, eccezion fatta per gli exploit europei con Prandelli prima e Conte poi, non ha mai visto una squadra dotata di un bagaglio tecnico sopra la media.
Riverenza e rispetto agli eroi di Berlino ed il successivo crollo in Sudafrica 4 anni dopo, promesse sempre sul punto di esplodere ma inesperte e poco incisive nella deludente spedizione brasiliana del 2014 e via fino al mancato timbro sul biglietto per la Russia.

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Il calcio italiano non sa più rispondere presente.

Con l’emozionante addio di Totti dello scorso maggio e l’altrettanto inevitabile saluto di Buffon del prossimo futuro si chiude la carriera di una generazione di fenomeni nata prevalentemente negli anni Settanta e la cui eredità pare non essere stata raccolta da nessuno. Sebbene la storia si dica sia caratterizzata da cicli, l’ultimo trentennio azzurro non è riuscito a sfornare un numero di talenti tale da poter confidare in una pronta ripresa.

I motivi che hanno contributo ad una tale involuzione sono da tempo oggetto di analisi e discussione.
Dai vivai delle piccole e grandi squadre che puntano a risultati immediati non attuando nessuna politica di programmazione, ad uno spropositato lavoro di tattica fin dalle più tenere età a discapito della giocata estrosa e della fantasia che tanto manca al panorama calcistico italiano. A condire il tutto, scellerate ed irresponsabili scelte federali (ultima in ordine di tempo il commissariamento della Figc) che dovrebbero garantire rigore e professionalità e che invece sembrano mancare nel momento di maggior bisogno.

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Anche il mercato sta giocando in questa direzione un ruolo tutt’altro che secondario.
Se ormai è da tempo diventata un’abitudine vedere arrivare calciatori semi-sconosciuti da campionati esteri e rimpinzare rose già cariche, a determinare una chiusura a doppia mandata alla possibilità di pescare dal proprio settore giovanile a stagione in corso, il mercato degli svincolati sta definitivamente confermando questa scomoda tendenza.
Da un lato calciatori che godono di un passato più o meno glorioso rimasti senza squadra e con la possibilità di firmare qualsiasi contratto facendo valere palmarès ed esperienze maturate in giro per l’Europa; dall’altro squadre in cerca del miracolo sportivo, spesso di una clamorosa salvezza, a caccia di nomi altisonanti che possano garantire nell’immediato un incremento di tasso tecnico e contestualmente una iniezione di insperata fiducia a tutto l’ambiente.
Ecco quindi una situazione in cui dei promettenti ragazzi delle giovanili, pur avendo la possibilità di misurarsi e crescere per un intero girone di ritorno contro le prime della classe del proprio campionato, si ritrovano inesorabilmente chiusi da dei totem e rimandati al semplice ruolo di giovane di prospettiva.

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Sebbene nella pratica risulti poi difficile che un club in una situazione simile abbia la freddezza di decidere il suo destino prima ancora della matematica, è pur vero che in un’ottica di pronta riprogrammazione la scelta di puntare concretamente su un frutto del proprio vivaio può rappresentare un grande investimento sia dal punto di vista tecnico che da quello economico.

E perché no, anche dal punto di vista del calcio italiano, da troppo tempo in cerca di nuove stelle capaci di colorare nuovamente di azzurro il cielo di una notte mondiale.

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