Strukelj e l’immortalità a 11 metri di distanza

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui


Leggendo il tabellino della finale di Coppa Campioni del 1984 tra Roma e Liverpool, nella formazione giallorossa tra un Falcao, un Cerezo e un Di Bartolomei, ci si imbatte in un nome “strano” per i più giovani e i più smemorati. Quel nome è Mark Tullio Strukelj. Eppure tra Strukelj e l’immortalità c’è lo spazio di un calcio di rigore. Un calcio di rigore mai battuto.

GLI INIZI A TRIESTE – Mark Tullio Strukelj nasce a Dorking, cittadina nel sud-est della Gran Bretagna, da padre triestino e madre inglese. All’età di 2 anni si trasferisce a Trieste con tutta la famiglia, ma quattro mesi all’anno Mark li passa dai nonni materni a Dorking. Liverpool è lontana 400 km ma l’eco dei successi dei Reds arriva fino alle orecchie del piccolo Mark che siinnamora subito di quella squadra. A 16 anni Mark da calciatore inizia ad indossare la maglia rosso-bianca della Triestina dopo aver girato diverse squadre della città: Sant’Andrea, Montuzza ed Esperia San Giovanni. E’ un centrocampista dinamico dal discreto piede e votato per la costruzione offensiva.

A 18 anni esordisce in prima squadra in Serie C, iniziando a guadagnare sempre più spazio fino alla stagione 1982/83: con 25 presenze e 3 gol contribuisce attivamente al primo posto in classifica e la promozione in Serie B della sua Triestina. Le grandi squadre stanno iniziando ad accorgersi di questo ragazzo che però inizia a fare i conti con quello che sarà il suo grande limite: gli infortuni. Alla porta della Triestina bussano in parecchi ma quasi restano increduli quando sulla soglia c’è un signore che sul petto si è appena cucito lo Scudetto: il “Barone” Nils Liedholm infatti stravede per questo ragazzo. Lo vuole a Roma per fare la riserva ad un certo Paulo Roberto Falcao. A Trieste temono di far perdere al ragazzo il treno della vita: Strukelj viene rimesso “in piedi” ricorrendo a frettolose infiltrazioni e così il trasferimento “s’ha da fare”. Il fisico di Mark si ribellerà più tardi costringendolo addirittura a 7 operazioni in 2 anni. Per il momento però, per Mark si aprono le porte del grande calcio.

LA ROMA E L’IMMORTALITA’  A 11 METRI DI DISTANZA – Gli inizi a Roma non sono semplici per Mark. L’ambientamento è complicato, la Serie A è un’altra cosa e davanti ci sono mostri sacri come Falcao. Ma il ragazzo è cresciuto affrontando la Bora più violenta e piano piano trova spazio. Esordisce in Serie A contro il Napoli subentrando a Falcao e il 15 gennaio 1984 segna il suo primo (e ultimo) gol sul campo del Pisa. Contro il Torino però tornano a bussare i problemi fisici: un grave infortunio al tendine peroniero sinistro lo mette k.o. fino a fine stagione. Intanto la Roma prosegue il suo cammino in Coppa dei Campioni e il Barone sente di aver bisogno di quel ragazzo che sembra riuscire sempre a mantenere la calma, alla faccia dei suoi 22 anni: “affretta i tempi, per la finale avrò bisogno di te” gli dirà Liedholm. Di fronte al treno Coppa dei Campioni Mark forza di nuovo i tempi e il 31 Maggio 1984, in un Olimpico ribollente di tifo e passione, c’è anche lui: il ragazzo nato a Dorking, cresciuto a Trieste e tifoso del Liverpool è pronto a scrivere la storia con la maglia della Roma.

Ovviamente Strukelj parte dalla panchina ma la partita si trascina ai supplementari: al minuto 115′ Cerezo alza bandiera bianca. Il Barone chiama Mark convinto di poter regalargli e regalarsi l’immortalità. Quei 5′ minuti scorrono tranquilli e si arriva ai calci di rigori. I calciatori fremono, qualcuno non si regge in piedi dai crampi, altri non se la sentono di tirare il calcio di rigore ma Mark si… raggiunge il Barone ed alza la mano: “Mister io sono pronto”. Liedholm non indugia e gli affida quello che potrebbe essere il calcio di rigore più importante della storia della Roma e di Strukelj: “Tirerai il quinto rigore”. Mark non fa una piega e attende il suo turno. Prima di lui calciano Di Bartolomei e Righetti che segnano, ma Conti tira alto. Il quarto rigore lo calcia Graziani che deve segnare per permettere a Mark di regalarsi l’immortalità: ma Graziani calcia alto ed è finita. Mark dovrà rimandare il suo appuntamento con l’immortalità a mai più. Il suo fisico gli presenta l’amaro conto. Passa da un’operazione all’altra e non riuscirà più ad imporsi ad alti livelli: Pisa, Reggiana, Treviso, Arezzo, Pistoiese e per chiudere Castel San Pietro. Niente più Serie A, niente più Coppa dei Campioni: Mark ha visto allontanarsi la sua immortalità su un dischetto di gesso bianco in una calda serata di fine maggio.

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