Var? Anche no, grazie

Pubblicato il autore: Giovanni Anania Segui
BOLOGNA, ITALY - NOVEMBER 04: the referee check the VAR prior to give a penalty kick to FC Crotone during the Serie A match between Bologna FC and FC Crotone at Stadio Renato Dall'Ara on November 4, 2017 in Bologna, Italy. (Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Tempo di bilanci per il campionato italiano di calcio stagione 2017/2018.
Quello appena terminato ha visto la prima volta la c.d. moviola in campo. invocata da anni nei talk show sportivi come la panacea di tutti i mali e il rimedio alle ingiustizie che regnano sul terreno verde del gioco.
Perchè si sa, gli italiani possono sopportare (forse…) la violazione e la compressione dei diritti fondamentali, da quelli civili a quelli politici e sociali, ma un un rigore non dato, o un goal in fuorigioco no, quello proprio no.
D’altro canto, come diceva Sir Winston Churchill, gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.
E’ andata così? Con il Var ha senz’altro vinto la squadra migliore?
Sì, ha vinto la Juventus, che è stata (forse non la più bella, ma) sicuramente la squadra migliore.
Ma la Juventus aveva vinto anche i campionati degli ultimi 6 anni, senza il VAR.
Con buona pace dei complottisti della domenica, e allora?
Allora l’introduzione della VAR, in via sperimentale, nel campionato italiano non ha fatto altro che confermare quanto dicevano i vecchi saggi del pallone e, cioè, che i torti e gli errori arbitrali alla fin fine si compensano. fatti salvi evantuali illeciti debitamente accertati.
Dunque meglio tornare, almeno in parte, alla sorveglianza dell’occhio umano sulle partite.
In particolare, limitando l’intervento della VAR ai falli in area di rigore e al controllo che la palla abbia effettivamente varcato la linea di porta.

Il “goal fantasma”, in effetti, è l’unico caso di errore arbitrale che il mondo del calco ha considerato un’ inaccettabile ingiustizia sportiva, fin da quello convalidato a Geoff Hurst che consentì all’Inghilterra di portarsi in vantaggio per 3-2. durante la finale del campionato mondiale di calcio 1966.
Non si interrompe un’ emozione“. recitava lo slogan di coloro che contestavano le interruzioni pubblicitarie durante la visione di un film alla TV o al cinema.
I tifosi hanno il diritto di festeggiare un goal quando il pallone “gonfia” la rete, il magic moment del calcio.
Nessuno dovrebbe negarglielo, nessuno.
Meno che mai quando il goal viene annullato magari per la presenza in fuori-gioco di un giocatore, millimetrica ed invisibile ad occhio nudo e quindi, in sostanza, irrilevante nello sviluppo dell’azione decisiva.
Andate a spiegare ad un bambino che prima di alzare le braccia al cielo deve aspettare il verdetto del VAR.
Provateci, se ne siete capaci…..
Ma non è solo la nostalgia per un calcio vintage, ma più genuino, che dovrebbe imporre un parziale ripensamento.
No, non è solo per questo, anche se questo non è poco.
Il calcio è un fenomeno sociale, spesso in anticipo sui tempi.
Speriamo che in un futuro, che però sembra già dietro l’angolo, controlli a distanza,  bracciatetti e i microchip non facciano “invasione di campo”, penetrando nel  quotidiano nelle nostre vite. anche se vissute lontano dagli stadi di calcio: forse ci sentiremo più sicuri e “garantiti”, ma di certo molto meno liberi e felici.
Ma la tecnologia non si può fermare, dicono.
Ed è questo che fa più paura.

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