Dazn, debutto flop: Studio Cataldi svela i possibili danni per gli utenti. Si invoca l’intervento dell’Antitrust

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui
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Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Il debutto di Dazn nella trasmissione delle immagini relative alle gare della Serie A è stato davvero un disastro: in particolare già dalla prima partita irradiata sulla piattaforma che ha acquisito in esclusiva i diritti del massimo campionato italiano per il prossimo triennio, nella fattispecie Lazio-Napoli, gli utenti hanno incontrato molteplici difficoltà in merito allo streaming dell’incontro in questione, che a più riprese presentava problemi di buffering e in casi ancor più eclatanti determinava la mancata fruizione dell’evento, circostanza probabilmente attenuata anche a causa dell’elevata mole di spettatori che si connetteva in contemporanea.
La storia tuttavia si è ripetuta al secondo incontro di cartello, l’intrigante sfida del San Paolo tra Napoli e Milan: anche in questo caso una caterva di irrefrenabili utenti hanno dovuto combattere con vere e proprie mine vaganti, determinate non solo dal potenziale numero di fruitori del servizio, ma al contempo da continue interruzioni dovute presumibilmente a difficoltà nell’invio del segnale da parte del server di Dazn, con conseguente rabbia e frustrazione in seno ai tifosi accorsi per seguire l’evento in diretta.

Tutto questo si è tramutato nel giro di poche ore in un repentino cambio di rotta da parte degli utenti, che in non pochi casi hanno deciso di seguire i propri beniamini ritornando ai metodi di una volta, nel caso di specie ricorrendo alla classica radiolina. Ma per i più temerari invece l’unica possibilità era rappresentata dall’utilizzo di metodi poco ortodossi, per non dire illegali, scervellandosi tra i vari siti fasulli che promettevano di fruire facilmente alla gara in programma senza abbonamenti, mentre per altri ancora l’unica àncora di salvezza era ad ogni modo la diretta live testuale offerta da SuperNews.
Gli effetti devastanti del flop al debutto di Dazn non si avvertono nell’immediato, specialmente alla luce della promozione offerta dalla società in questione, che consente di accedere ai servizi proposti dalla piattaforma in maniera del tutto gratuita almeno per il primo mese.
Se questo regalo offerto alla collettività rappresentava da parte di Dazn una sorta di test allo scopo di raggiungere i potenziali clienti ed invogliarli alla sottoscrizione del pacchetto previsto dall’offerta, possiamo rilevare senza dubbio il fallimento almeno per il momento nella prestazione del servizio, appunto la trasmissione di tre gare della Serie A per ogni giornata del campionato.

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Serie A, problemi di streaming: per Studio Cataldi gravi responsabilità di Dazn

Alla luce dei problemi che hanno colpito Dazn all’esordio, il noto quotidiano giuridico online studiocataldi.it ha cercato di dare una corretta interpretazione alla questione prospettata da molteplici utenti e al contempo ravvisa una potenziale violazione di norme a tutela dei consumatori, con conseguente riconoscimento di alcuni diritti in capo agli stessi che meritano adeguata protezione giuridica: in particolare, in un interessante articolo a firma dell’avvocato Corrado Manni, apparso sul portale in questione, si legge come in merito all’acquisizione dei diritti televisivi della Serie A per il prossimo triennio si ravvisano gli estremi di una pratica commerciale scorretta, ai sensi dell’art. 18 lett. l, D. lgs. n. 206/2005, rappresentata dal “pesante vincolo decisionale per il consumatore“, a causa della “individuata ripartizione dei diritti di trasmissione televisiva/digitale” prospettata dalla Lega Calcio con il bando pubblicato in materia.
Alla luce di questa fuorviante suddivisione delle gare, “il consumatore è costretto alla sottoscrizione di un doppio abbonamento, qualora voglia essere certo di poter seguire tutte le partite della squadra di calcio per cui tifa, con un sensibile incremento del costo dell’abbonamento annuale, rispetto al prezzo alle scorse stagioni“.

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Altra questione è quella relativa alla mancata indicazione, all’atto della sottoscrizione del contratto di abbonamento, delle gare che concretamente saranno trasmesse nel corso della stagione calcistica: secondo l’avvocato Manni ciò comporterebbe la violazione dell’articolo 24 del Codice del Consumo in quanto il professionista esercita un indebito condizionamento sul tifoso/consumatore contraente ad aderire due abbonamenti con un esborso maggiore in termini denaro e ad usufruire comunque di un servizio che non garantisce un oggetto del contratto scelto dal consumatore“. Questo perché il consumatore saprà ex post quali partite potrà visualizzare, in quanto tutto dipende dall’orario e dal giorno imposto dalla Lega e ciò alla luce anche degli impegni nelle coppe europee delle squadre in questione, con la conseguente palese violazione del principio di tutela del contraente debole, nonché del principio di parità di posizioni e condizioni contrattuali tra professionista e consumatore, sancito dal Codice del Consumo.
Per Studio Cataldi questo comportamento determinerebbe l’invalidità del contrattoin quanto “l’oggetto dell’abbonamento non è determinato ab origine“.

Le soluzioni giuridiche prospettate da Studio Cataldi: Antitrust indaghi su Dazn

Il problema della non corretta fruizione degli eventi sportivi della Serie A per il prossimo triennio impone scelte decise a tutela dei consumatori: come evidenzia Studio Cataldi, attraverso l’articolo pubblicato dall’avvocato Manni, la pratica posta in essere da Dazn viola il principio della normale diligenza del professionista, sancita ai sensi del D.lgs 206/2005, con la conseguenza che quest’ultimo “si riserva il potere di imporre la conformità del servizio prestato a quanto scelto dal consumatore nel contratto, senza che su di essa possa intervenire alcun potere decisionale del consumatore stesso (Cfr. art. 33, 2°comma lett. p) del D.lgs. 206/2005)“.
Come se non bastasse, il nuovo modo di vedere la Serie A con Dazn attraverso supporti quali smartphone, computer o smart-tv, secondo Studio Cataldi, “va a discapito del consumatore medio, che sarà costretto a guardare gli indicati eventi sportivi su supporti di piccole dimensione, ovvero dovrà acquistare un televisore smart di ultima generazione, con conseguente aggravio di costi a suo carico“.

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Questa serie concatenata di circostanze negative per gli utenti impongono scelte ferme e coraggiose che consentano di rivedere tutta l’assegnazione dei diritti tv della Serie A alla luce delle disposizioni normative poste a tutela dei consumatori: ne consegue che, come sottolinea l’avvocato Manni, ora più che mai è alquanto auspicabile “un intervento dell’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, di modo da ricondurre ad equità i diritti dei tifosi e degli appassionati in merito alla visione dei canali dedicati alle indicate manifestazioni sportive“.

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