I baby calciatori morti al Flamengo, responsabilità e possibili cause della tragedia

Pubblicato il autore: rossellagrasso Segui

Il centro sportivo George Helal, così chiamato in memoria di uno dei presidenti del club, ieri è stato scenario di morte per 6 baby calciatori e 4 dipendenti dell’impianto.
Costruito nel 2014 ed ampliato nel 2018, la struttura sorge su 5000 metri quadrati dove ben due aree indipendenti sono state destinate una per l’alloggio dei baby calciatori e dei tecnici, l’altra per i giornalisti che  seguono il calcio in diretta. Palestre, 14 vasche per l’idroterapia, piscina, mensa, terrazze, sale riunioni, ampi spogliatoi, il prestigioso “Ninho Do Urubo” (nido dell’avvoltoio), ubicato nella zona ovest della città, nonostante la recente costruzione, è comunque andato in fiamme: ipotesi d’indagine a causa di un corto circuito dell’impianto elettrico. Mentre fuori pioveva forte, all’interno del contaneir che ospitava i baby calciatori, un sopravvissuto ha raccontato di aver visto prendere a fuoco il condizionatore e per i 6 adolescenti non c’è stato niente da fare.  I morti in totale sono 10 e 3 gravi feriti.

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Chi erano i baby calciatori

I baby calciatori erano promesse del calcio brasiliano, rincorrevano il sogno del pallone ed erano stati selezionati dal club Flamengo che pagava loro le spese di soggiorno: il loro dormitorio non era stato autorizzato ed al posto del  container avrebbero dovuto esserci i parcheggi per le autovetture. I ragazzi erano stati  quindi “accomodati”, di seguito i loro nomi:

  • Christian Emero Candido, 15 anni, portiere
  • Pablo Henrique De Silva Matos, 14 anni, difensore
  • Arthur Vinicius, 15 anni da compiere fra qualche giorno, difensore
  • Bernardo Pisetta, 15 anni, portiere
  • Atila Paixao, 14 anni, attaccante
  • Victor Isaias, 14 anni, attaccante

Nel loro cuore albergava il sogno di diventare  da baby a calciatori professionisti indossando la maglia del Flamengo, ma un destino crudele ha spezzato loro le ali: oggi lutto per questa epocale tragedia che, per la sua gravità, dovrebbe far riflettere il mondo intero in fatto di responsabilità sui minori anche nel mondo dello sport.

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