Viaggio nella crisi del Cagliari. Dal crollo sul campo alla telenovela stadio. Le promesse di Giulini non bastano più ai tifosi.

Pubblicato il autore: Davide Visioli

Viaggio nella crisi del Cagliari. Dal crollo sul campo alla telenovela stadio. Le promesse di Giulini non bastano più ai tifosi.

Iniziare il 2019, come peggio non si poteva.
L’unico risultato che accompagna le gare del Cagliari dalla ripresa del campionato è la sconfitta (a parte l’unica eccezione nel 2-2 colto solo in extremis alla Sardegna Arena con l’Empoli, concorrente rinvigorita per la lotta salvezza).
I rossoblù dopo l’ultima vittoria casalinga ottenuta nel sofferto 1-0 sul Genoa nel boxing day natalizio (datato 26 dicembre) e dopo aver stravolto la rosa nel mercato di gennaio tra cessioni (Sau, Farias, Pajac, Andreolli, Dessena) e arrivi di giovani di belle speranze (Despodov, Pellegrini, Oliva, Deiola, Leverbe) e di alcuni tra i “pretoriani” clivensi legati a Maran (Birsa, Thereau, Cacciatore), non hanno più raggiunto alcun risultato di rilievo.

Dilapidata velocemente la pratica Coppa Italia (altra vetrina “ingiocabile” per i rossoblù, che ogni anno scelgono anticipatamente di farsi da parte), anche il campionato è stato foriero di vacche magrissime.
Impietoso il bilancio: dal 2-0 subito dall’Udinese al Friuli, al pesante 3-0 subito al Mapei Stadium contro il Sassuolo, fino al rovescio interno subito ancora una volta dall’Atalanta 0-1.
In poche settimane il Cagliari è passato dal navigare nella “pancia” del gruppo, nella tranquillità del centro classifica, a precipitare nell’anticamera della zona infernale, occupata anch’essa da Spal e Udinese, ad un ciuffo d’erba dalla zona caldissima, quella tutt’ora occupata da Bologna, Frosinone e Chievo.

I sardi si trovano probabilmente nel periodo più travagliato della gestione Maran, messo sulla graticola dalla tifoseria e da alcuni giornali, ma blindato in più di un’occasione da Giulini.

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Testimonianza di questo momento è vedere una Sardegna Arena non più gremita come altre occasioni.
Sulla sfida contro i bergamaschi, Maran rinuncia al suo credo, affrontando Gasperini con una formazione a propensione difensiva, incentrata solo sul gioco di rimessa.
Con Barella squalificato, restano fuori a sorpresa Joao Pedro e Srna, mentre decolla l’esperimento dei 3 centrali dietro insieme a Padoin e Deiola nel mezzo a filtrare gli spunti del Papu Gomez. In avanti il solo Pavoletti con Birsa a supporto.

Il primo tempo si snoda lungo questo spartito, con i bergamaschi a fare la partita, i sardi a “subirla”. I rossoblù non impiensieriscono Berisha, mentre dall’altro lato, raramente Cragno viene chiamato all’impegno.
Sembra una gara da reti bianche, o almeno così vorrebbe il Cagliari, ma l’Atalanta (un tempo piccola squadra con la sola ambizione di salvarsi, senza andar oltre questo orizzonte), osa e ha coraggio, accrescendo ancor più la propria dimensione di club a vocazione europea.
I nerazzurri bergamaschi premono e dopo pochi minuti dall’avvio della ripresa, capitalizzano nello stacco imperioso di Hateboer il vantaggio, propiziato dalla combinazione FreulerCastagne.
I tifosi sbottano e il Sardegna Arena si infiamma, pretendendo l’ennesima reazione di orgoglio dalla squadra.
Un impeto che stavolta c’è, ma si esaurisce per sfortuna e imprecisione. Joao Pedro sin lì tenuto fuori, anima il Cagliari prima saltandone due, servendo Pavoletti murato da Berisha. Poi col rientrante Deiola, che in zona Cesarini coglie la traversa.
A fine gara c’è tempo per assistere all’esplosione di rabbia e contestazione dei tifosi contro i propri beniamini, mentre l’altra sponda festeggia la presa della zona Champions.

Nel dopo gara, la recita del “rosario” da parte di Maran verte su sfortuna e infortuni, ma il Cagliari Calcio non può crogiolarsi su questi alibi ogni volta per giustificare prestazioni opache e risultati negativi. Una società seria, ammetterebbe le proprie responsabilità.

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In questi giorni le due anime della Sardegna calcistica riflettono sulla profonda crisi, contrapponendosi.
Da una parte coloro che non vedono l’esonero come soluzione, ma semmai come condizione per troncare un ambiente già in grande difficoltà e frastornato sul piano morale e tecnico-tattico.
La speranza è che Maran possa riappropriarsi dell’identità data alla squadra, ma espressa solo nella prima parte di questa stagione, quel gioco a viso aperto che ha portato anche frutti sorprendenti.

Dall’altra coloro che non vedono più futuro con il tecnico trentino. Tutti i vari scontri diretti persi malamente, con Udinese, Empoli, Sassuolo e Parma dovevano costituire già un segnale d’allarme, con la situazione che si è aggravata definitivamente tra dicembre e gennaio. L’ennesima sconfitta contro l’Atalanta pone in evidenza tutti i limiti strutturali della compagine rossoblù.

Sconcertanti le difficoltà in zona gol, nonostante Pavoletti, ma forse ancora peggiore è l’incapacità di resistere alle fiammate avversarie, segno sopratutto di fragilità mentale, non solo di mancanze tecnico-tattiche.
Spesso la sensazione che la squadra trasmette è insicurezza, improvvisazione, la capacità di perdersi in un bicchier d’acqua, con errori marchiani per la categoria nobile occupata da anni dai rossoblù.

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Non bastasse la delicata situazione stagionale, i tifosi devono patire ancora tantissimo anche sul fronte Stadio.
L’ultima puntata della telenovela è quella andata in scena il 13 dicembre scorso, col mancato consenso della Conferenza dei Servizi, a causa delle modifiche pervenute e adeguate all’ampliamento del nuovo impianto a 30000 posti.
Circostanza questa che ha fatto storcere il naso a molti, specie considerando che già in tanti all’epoca nel 2014, lanciarono numerosi appelli per realizzare lo stadio nuovo già su queste cifre.
Invece partendo al ribasso si è arrivati solo ora, con l’ennesimo slittamento di tempi, che sposta ulteriormente il varo definitivo del progetto, dal momento che è in atto una rivisitazione dettata dall’ampliamento delle strutture, superficie e volumetrie, il tutto ridiscusso il prossimo 7 febbraio, nella Conferenza dei Servizi.

L’annosa questione è stata recentemente menzionata anche dal presidente Giulini: “Ci vuole pazienza, è un percorso lungo ed è stato necessario allungare i tempi di due mesi. Il 7 febbraio c’è la nuova conferenza dei servizi, poi il consiglio comunale. Ci ha fatto allungare i tempi la volontà di aumentare la capienza, ma non c’è nulla di scandaloso nel giocare altri 2-3 anni alla Sardegna Arena, ci fanno tutti i complimenti”.
Ma è davvero difficile pretendere ancora pazienza, ad un popolo come quello rossoblù che dopo 22 anni di gestione Cellino e dopo questi 5 di Giulini ne ha sopportate di tutti i colori, ed anche per questo meriterebbe maggiore rispetto.

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