FC Barcelona – Un immenso Messi regala la Liga al Barça

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu


Il Barcelona batte il Betis al Benito Villamarin con un recital di squadra e del suo uomo dei miracoli, Leo Messi, e sentenzia la Liga portando a 10 le distanze dall’Atletico secondo. 4-1 il risultato finale della gara che ha visto il campione argentino realizzare una tripletta da favola. La quarta marcatura porta la firma di Suarez. Per i padroni di casa ha iscritto il proprio nome sul tabellino Moron.
Le reti sono state una più bella dell’altra. Ha aperto Messi su punizione; ancora l’argentino ha raddoppiato su azione ubriacante in velocità della squadra e meraviglioso tacco smarcante di Suarez. La terza rete porta la firma dell’uruguayo con una azione personale alla Messi dopo uno slalom tra i difensori avversari. Moron, per il Betis, ha accorciato le distanze con un bel tiro a giro. Ma la meraviglia della serata porta ancora la firma di Messi con una vaselina dal limite dell’area che ha lasciato tutti di stucco per la sua bellezza.

Il FC Barcelona è sceso in campo ieri notte conoscendo già il risultato dell’Atletico Madrid, che nel pomeriggio era stato sconfitto a San Mames di Bilbao dall’Athletic Club. La vittoria della formazione blaugrana avrebbe praticamente chiuso ogni conto per la conquista del titolo di Spagna. Il risultato finale della sfida del Villamarin di Sevilla, quartiere di Heliopolis, ma sopratutto l’attuazione della squadra di Valverde, ha detto proprio questo. Anche in questa stagione, ma sopratutto in questa stagione, il Barça è irraggiungibile per qualsiasi avversario nella lotta per la conquista della Liga.

Alla conclusione del campionato mancano 10 gare e il vantaggio di 10 punti sui colchoneros rappresenta un divario francamente incolmabile. L’Atletico deve ancora giocare al Camp Nou, è vero, ma lo stato di forma degli azulgrana, il modo in cui giocano, e la dolcissima presenza di Messi, sono più di una garanzia sul fatto che mai i dieci punti di divario potranno essere colmati in un numero così esiguo di partite.

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La prova che il Barcelona ha fornito ieri notte contro il Betis è stato un vero recital. Una partita monumental, una barbaridad, una gara brutal. Una squadra che si muove come all’interno di uno spartito in cui ogni nota è messa al posto giusto per poter rendere al massimo e deliziare il piacere musicale dello spettatore. L’esibizione della squadra di Valverde è stata un piacere per gli occhi. Una prova di forza e di bellezza condita da un pressing asfissiante, una pressione alta portata fin sul limite dell’aria di rigore avversaria per tutti i 90′. Ancorché si fosse già nel tempo extra del secondo tempo, con il risultato inchiodato su un granitico 4-1, i blaugrana ancora pressavano con tre uomini il portatore di palla del Betis che si trovava lungo l’out di destra nei pressi della propria area di rigore. A pochi secondi dalla fine dei tre minuti di recupero, concessi dall’arbitro della gara, il Barça ha recuperato palla nella trequarti avversaria e con Messi si è incuneato in area di rigore battendo a rete a colpo sicuro. Il pallone è andato a sbattere sul palo, e solo per uno strano e beffardo angolo di battuta la palla non è finita in fondo al sacco ed è uscita dalla parte opposta dopo aver attraversato tutta la linea di porta.
Questo per dire che la squadra blaugrana non si ferma mai a prescindere dal risultato o dal tempo sul cronometro. E questa è la sua forza.

Il Barça e il suo totem, il suo deus ex machina, il suo faro o pietra angolare a seconda di come si voglia chiamare Leo Messi, sono una perfetta macchina da calcio costruita per giocare divinamente, vincere tutto ciò che capita a tiro e, sopratutto, conquistare quel trofeo che da quattro stagioni sfugge ai giocatori blaugrana: la Champions League.

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La orejona, la coppa dalle grandi orecchie, era stata posta nel mirino del club sin dall’estate. In occasione del Gamper Leo Messi, prendendo la parola prima dell’inizio della partita, aveva detto che quello sarebbe stato il trofeo, “la deliziosa coppa”, che la squadra avrebbe “finalmente riportato a casa”. Tutta la stagione è stata programmata per quell’obiettivo. La campagna acquisti è stata realizzata per quello scenario. Una rosa enormemente competitiva che permette di fornire al suo allenatore una serie di varianti tattiche e tecniche di infinita qualità che mancavano nelle ultime stagioni. Ieri notte, con Dembélé infortunato, Coutinho, Semedo e Alena in panchina, la squadra ha giocato con Messi e Suarez davanti e Rakitic, Busquets, Arthur e Vidal a centrocampo. Una rosa dalla qualità assoluta.

Alla sfida con il Manchester Utd manca meno di un mese, e la squadra è entrata nella modalità Champions. Il Betis di Quique Setien, impegnato nella lotta per la conquista dell’Europa, ha giocato una grande partita, sia dal punto di vista dell’intensità, del pressing e della qualità. I giocatori betici hanno cercato di dare la caccia ai blaugrana in ogni zona del campo, impegnandoli a fondo e costringendoli a tirare fuori il meglio da loro stessi. Il Barça ha bisogno di queste gare per preparare al meglio gli incontri europei. Messi & Co. sono scesi in campo per non dare scampo all’avversario e lo hanno aggredito, sbranandolo, come una fiera affamata con una preda di caccia.

In tutta questa perfetta esecuzione calcistica, che ha ricordato la famelica fame di calcio e di palla della squadra di Guardiola, Messi si è posto a suo più illustre paladino. La gara dell’argentino è stata da cineteca, da vero, e unico, Pallone d’Oro. Tre reti, che potevano essere quattro se non fosse stato per quel palo, recuperi difensivi e una serie infinita di giocate mirabolanti che hanno incantato compagni, avversari e pubblico sugli spalti. Alla sua terza marcatura personale, un’opera d’arte eseguita con un leggero tocco sotto al pallone passatogli da Suarez, appena una carezza, che dal limite dell’area ha fatto partire un pallonetto che ha scavalcato il portiere finendo in rete, tutto il Benito Villamarin  è scattato in piedi e ha iniziato ad applaudire senza sosta mentre intonava il coro: “Messi, Messi”. Un’ovazione e una standing ovation che non capita spesso a favore di un avversario, tanto meno se ha appena punito la squadra di casa con la rete del quattro a uno. Ieri non contava chi avesse segnato e contro chi. Dopo quella rete capolavoro il pubblico ha tributato il giusto riconoscimento non a un avversario, ma a un campione del calcio, al migliore giocatore del mondo e di tutti i tempi; campione dentro e fuori dal terreno di gioco. Con quel gesto, il pubblico di casa ha voluto riconoscere in Leo Messi un genio del calcio, un patrimonio di tutto il movimento calcistico mondiale.

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Con questa tripletta (su punizione la prima segnatura), che segue la doppietta in Champions contro il Lione, il 10 ha già raggiunto 29 reti in campionato e lidera, incontrastato, la classifica del Pichici. Chissà se anche quest’anno, star mediatiche del pallone, o ingombranti manovre politiche, riusciranno a depredare del Pallone d’Oro il suo più naturale destinatario.

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