Comanda il denaro nei retroscena del pastrocchio della Supercopa de España

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Da quest’anno entra in gioco la Nuova Supercopa de España. Il nuovo formato prevede un mini torneo a cui partecipano quattro squadre, le finaliste della Copa de España, più le prime due classificate della Liga. Inizialmente si era pensato di estendere la partecipazione a due formazioni sulla base del palmares della Copa. Successivamente si è mutato parere e si è guardato al campionato e non alla coppa nazionale. Le formazioni che si contenderanno il trofeo saranno il Valencia quale detentore della coppa, il Barcelona in quanto finalista, più Atletico e Madrid. I colchoneros partecipano in qualità di vicecampeones della Liga; il Madrid, quasi come un intruso, partecipa per essere arrivato al terzo posto in campionato. Ora, ciascuno di voi lettori dovrebbe dire:” Terzo in classifica? Il regolamento non parla di terzi classificati!”. Giusta osservazione. Il Madrid partecipa alla Supercopa a quattro in quanto il Barça, campione di Spagna, rientra già nel torneo a titolo di finalista della Copa, aprendo dunque un posto a favore della terza classificata in campionato. Ecco dunque svelato perché, pur non avendo titolo, il Real Madrid è stato incluso nel novero delle sfidanti al trofeo. Motivazione ufficiale? Ampliare lo spettacolo calcistico.

Come già accaduto per il calcio italiano, anche in Spagna ci si è rivolti all’estero per la celebrazione del mini torneo. Se l’Italia aveva giocato in Usa, Cina, Arabia Saudita, la Spagna ha deciso di fare altrettanto e ha organizzato gli incontri nel paese saudita. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: portare il calcio altrove, permettere che sempre più popolazioni godano dello spettacolo più bello del mondo (e quello fornito dalle quattro squadre coinvolte in questo trofeo lo garantiscono senza sì e senza ma) e permettere l’emancipazione femminile in Arabia Saudita. Se in occasione della Supercoppa italiana le donne potevano entrare allo stadio, ma essere ospitate in un settore apposito di sole donne, distinto dal resto dell’impianto sportivo, in questo caso non ci sono limitazioni di sorta. Le donne potranno accedere a qualsiasi settore dello stadio vogliano e preferiscano. Decisamente un passo in avanti. Ma a che prezzo?

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Siamo ben sicuri che tutto questo movimento di persone tra giocatori, allenatori, staff, dirigenti, tifosi, sia dovuto solo a ragioni altruistiche, sociali, di mutuo aiuto alla libertà? Tante cose si mascherano dietro l’immagine candore della libertà. Anche le guerre. In realtà, signori, dietro il nuovo format della competizione c’è solo business. Soldi, contratti televisivi, commerciali ecc. Perché altrimenti portare la manifestazione da due a quattro? In realtà, eccetto quest’anno che si è avuto un campione di Liga differente da quello di Copa, nelle altre stagioni anche la disputa della finale di Supercopa era data esclusivamente da motivi venali. Quando una squadra vince nella stessa stagione Liga e Copa, come è capitato spesso al Barça nelle ultime stagioni, la Supercopa non dovrebbe essere nemmeno disputata in quanto il trofeo è già automaticamente conquistato. Ciononostante ci si è inventati la formula di far rigiocare la finale di Copa de España, con la conseguenza che una squadra potrebbe addirittura sollevare un trofeo che non avrebbe nemmeno dovuto disputare. E ciò, chiaramente, per evidenti motivi economici. Più partite si disputano, più spettatori televisivi ci sono, maggiore la pubblicità venduta dalle emittenti, le sponsorizzazioni dell’evento… con tutto l’indotto che ne consegue. Non paghi di ciò, nella stanza dei bottoni del calcio spagnolo hanno deciso che una finale a due era troppo poca cosa. Meglio ampliarla e creare un mini torneo a cui far partecipare la seconda e financo la terza classificata della Liga (cosa c’entrerà la classifica della Liga con la Copa de España ancora ce lo devono ancora spiegare). Passi questo. E dove far disputare questo mini torneo a inviti? In patria? No, meglio all’estero, così sai che richiamo pubblicitario! E così si è deciso di prendere baracca e burattini e trasferirsi in Arabia Saudita, dove ricchi contratti pubblicitari e commerciali attendono la Liga al loro arrivo.

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Il pallino delle partite all’estero è ormai datato in Spagna. Ci avevano già tentato, disperatamente, lo scorso anno, quando la Liga voleva far disputare il derby di Catalunya tra Girona e Barça a… Miami! Giusto una trasfertina come un altra. Invece dell’autobus per coprire l’ora e un quarto di tragitto che separa le due città, i blaugrana avrebbero preso l’aereo per una trasvolata atlantica, giocare, farsi la doccia e tornare indietro in tutta fretta. Ancora più comico sarebbe stato il compito per i rojiblancos, che invece che andare allo stadio a piedi o in bicicletta (se avessero voluto farlo), avrebbero dovuto farsi una volatina di 10 ore e 30 minuti dopo essere giunti a Barcelona. Tutto questo per disputare una partita in casa! Un vero affare! Adesso la Liga è riuscita nell’impresa di esportare il campionato migliore del mundo in terra straniera. E non in un paese come un altro, ma in uno dove i diritti civili sono calpestati ad ogni piè sospinto, dove le condanne a morte, e le esecuzioni, avvengono per decapitazione e fucilazione (in mancanza di boia) con una frequenza allarmante. Solo nel 2018 le persone giustiziate sono state 148. Paese, è bene ricordarlo, dove vige la Sharia e dove anche i minori sono condannabili a morte. La Liga, tuttavia, come prima di essa la Lega italiana, è felice perché ha strappato al governo saudita il libero accesso delle donne non accompagnate allo stadio. In cambio, chiaramente, di lauti contratti commerciali e ricchi cotillons.

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