FC Barcelona – L’improvvisazione e i danni della Junta nella gestione Valverde

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Valverde e il Barça navigano a vista in piena burrasca. Sembra il plot di La Tempesta Perfetta. Nonostante la negoziazione con Xavi e i contatti con Ronald Koeman, Valverde rimane al suo posto. Per il momento. Finché non ci sarà una nomina ufficiale, l’allenatore blaugrana resterà il Txingurri. Questa mattina ha diretto l’allenamento regolarmente alle ore 11:00. Immediatamente dopo, mentre i giocatori lasciavano la Ciutat Deportiva, è iniziata una riunione tra il tecnico, Bartomeu e altri membri della Junta. Sul tavolo la gestione della crisi e le misure da adottare per venirne fuori nella maniera meno indolore per le parti. Dalla riunione, terminata intorno alle 14:00, è venuta fuori una linea di azione interlocutoria. Non sarà il presidente a decidere, ma il mandatario blaugrana rimetterà la decisione alla Junta Directiva che prenderà le misure idonee. Directivo che si è riunito nel pomeriggio alle 15:00. Ancora non è noto se al termine della riunione verrà emesso un comunicato stampa, o se qualcuno dei membri rilascerà una dichiarazione ufficiale. Dunque, per il momento si è deciso di non decidere e rimandare ulteriormente la risoluzione del problema. Tutto questo modo di agire improvvisato, buffonesco e da principianti disorganizzati, ha creato innumerevoli malumori all’interno del club. A partire da Valverde, che nonostante tutti i suoi demeriti e la sua impreparazione a questi livelli, avrebbe meritato di essere esonerato in maniera diversa. Con una riunione a porte chiuse nella quale lo si metteva al corrente dello status quo e delle misure che il club avrebbe preso da lì in avanti. Nulla di tutto questo è stato fatto invece. A detta di Valverde nessuno lo aveva informato del viaggio di Abidal e Grau a Doha per negoziare con Xavi, o dei contatti avuti anche con Koeman. La risposta negativa degli ex centrocampisti blaugrana lo mantengono in carica solo per il loro rifiuto. Iniesta, in queste ore in città (oggi ha presenziato all’allenamento dei suoi ex compagni), ha criticato il modus operandi del club in merito a come è stato trattato Valverde. Lo stesso Guardiola ha posto l’accento sul medesimo tasto, calcando la mano circa la mancanza di tatto da parte della Junta. Vista dalla parte del Txingurri, è come se alla mattina, giungendo in ufficio o in redazione ignaro di ciò che era stato tramato nella notte alle nostre spalle, uno di noi trovasse la sua scrivania occupata da un altra persona che, piedi sul tavolo e cornetta del telefono all’orecchio, scarabocchiasse appunti come se si trovasse a casa propria. Certamente non una bella immagine.

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Più che una deliberazione su un cambio di panchina, questo caso assomiglia sempre più a un travaglio di un parto. La gestione del Caso Valverde sta mettendo in evidenza le improvvisazioni e le indecisioni della Junta Directiva presieduta da Josep Maria Bartomeu. Quella della crisi del banquillo blaugrana è una situazione che viene da lontano. Esattamente da due anni fa. Dopo la brutta gestione della doppia sfida contro la Roma, la Junta, al termine della stagione, avrebbe dovuto prendere drastiche decisioni in merito all’allenatore e alla sua incapacità a gestire le partite chiave, a leggerne gli sviluppi e a caricare nella maniera corretta la squadra. Non si è voluto agire e si è rinviato il problema nella speranza che l’episodio fosse esclusivamente una unica e isolata battuta d’arresto, un black out generale di squadra e tecnico. La stagione successiva, la scorsa stagione, altro crollo; uno schianto fragoroso sopratutto perché giunto immediatamente dopo il primo. Eliminazione a Anfield e sconfitta netta a Sevilla in finale di Copa contro il Valencia. Se non ci si era mossi l’anno precedente, ci si sarebbe dovuti attivare al termine della stagione scorsa. Non era credibile che anche il secondo crollo, fisico, emotivo e tecnico-tattico fosse un caso. Era chiaramente qualcosa di endemico. La scorsa estate si avrebbero avute tutte le condizioni per affrontare il problema con calma, riflettere sulle varie strade da intraprendere e pianificare il futuro della squadra da zero. Ancora una volta si è deciso di ignorare un problema visibile a tutti, infilare la testa sotto la sabbia come uno struzzo e proseguire per la strada intrapresa in maniera testarda e ottusa. Questo modo di rimandare un problema noto per il timore di affrontare la questione di petto, sta causando un danno di immagine al club, innaffiato di ridicolo per l’assoluta mancanza di programmazione e per i rifiuti ricevuti, e alla squadra in materia di mancati trionfi. Perché è chiaro che senza Valverde seduto in panchina, il Barça avrebbe probabilmente vinto due Champions e una Copa del Rey in più.

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Adesso questa improvvisazione e mancanza di una visione di insieme si sta evidenziando nel toto allenatore. Chi prendere a stagione iniziata? Se si fosse affrontato il problema in estate, anche se in ritardo di un anno, Xavi (se il prescelto fosse stato lui anche allora) o Ten Hag sarebbe stato immediatamente disponibile e avrebbe iniziato una programmazione da zero. Conosciamo bene la idiosincrasia degli allenatori di nome ad assumere un incarico a stagione iniziata. Troppi i problemi da affrontare per risolversi nel giro di pochi giorni. Giocatori diversi da quelli che sarebbero stati i prescelti se si fosse programmato da zero, cambi tecnico-tattici da affrontare. Solitamente un allenatore serio non subentra a metà campionato proprio per questi motivi. Il dilettantismo della dirigenza blaugrana ha portato anche a questo. In estate la scelta del tecnico si sarebbe sviluppata su uno spettro molto ampio di scelta e si avrebbe avuto il tempo di ponderare la migliore soluzione. Oggi ci si ritrova con l’acqua alla gola a dover contattare in una manciata di ore un tecnico di livello che resti in carica sei mesi. Quasi una Mission Impossible degna di Tom Cruise. E chissà che Bartomeu non si sia rivolto anche all’attore americano per questo incarico. Colmo dei colmi, adesso nel novero dei tecnici eliggibili è stato inserito anche il nome di Pochettino. Veramente una barbaridad come si direbbe a Barcelona, posto che l’ex Tottenham è un madridista convinto, nazionalista, ex Espanyol, che non ha mai fatto mistero della sua fede e del non voler mai allenare il Barça. In momenti di necessità si raschia anche il fondo del barile.

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