“Campionato falsato”: le polemiche rievocano rancori e storie tese

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Un caos inaudito. Decisioni prese, ufficializzate e poi ribaltate a distanza di poche ore. E i motivi non sono chiari.
Il nostro Paese, come e più di altri, sta affrontando l’emergenza coronavirus: un problema serio che riguarda tutti noi, in tutti i settori della nazione. Il calcio, naturalmente, viene dopo molte altre cose più importanti. Tuttavia, le decisioni prese dalla classe dirigente hanno cercato di coinvolgere anche il mondo del calcio, per trovare la soluzione migliore che possa garantire in primis la tutela della salute e poi il regolare svolgimento del campionato italiano. Un campionato con un calendario fitto di impegni, a maggior ragione per le squadre impegnate in altre competizioni europee.
La soluzione migliore, scelta in accordo al governo, era quella di giocare a porte chiuse: stessa strada intrapresa dalla Uefa (l’Inter ha giocato in Europa League contro il Ludogorets a porte chiuse). La direzione era quindi questa, ufficializzata dal comunicato ufficiale della Lega pubblicato giovedì sera.
Decisione presa e poi mandata all’aria nella mattinata di sabato con l’annuncio del rinvio (senza che siano stati riscontrati aggiornamenti particolarmente aggravanti sulla situazione di emergenza da virus). Si è parlato di “rispetto dei tifosi”, di “immagine del campionato da tutelare”. La cosa chiara è che la decisione di rinviare le 5 partite (poi diventate 6) della ventiseiesima giornata di Serie A non ha granché a che fare col virus. Squadre favorite e altre sfavorite dalla decisione che ha sorpreso gran parte delle squadre italiane, alcune avvertite di non dover più disputare la gara in programma nella stessa giornata della partita (Udinese-Fiorentina e poi Samp-Verona).
La partita su cui maggiormente si sono alimentate le polemiche è Juventus-Inter: big match del turno di campionato, in programma per Domenica 1 Marzo. Beppe Marotta, l’ad dell’Inter, è uno dei maggiori oppositori alla scelta della Lega, e ne ha parlato intervenendo in tv su vari canali sportivi. La replica del presidente della Lega Calcio, Paolo Dal Pino, è uno “scarica-barile” con l’intento di accusare Marotta (e l’Inter) di aver rifiutato la proposta di giocare il match il giorno successivo, lunedì sera, a porte aperte.
L’ad nerazzurro ha spiegato i motivi che hanno spinto la società meneghina a rifiutare la proposta: discordanza nella logica della tutela della salute pubblica (si può giocare lunedì a porte aperte ma solo 24 ore prima non si può nemmeno giocare a porte chiuse), l’apertura dello stadio ai soli tifosi della Juventus (trasferta vietata agli interisti e disparità evidente nel match) e come terza motivazione, più legata all’organizzazione e ai diritti televisivi (disputare la partita di lunedì avrebbe obbligato lo slittamento della partita di Coppa Italia tra Juventus e Milan dal Mercoledì al Giovedì, giorno in cui era in programma Inter-Napoli, causando gravi problemi di gestione alla Rai che detiene i diritti dell coppa).
Una decisione poco trasparente e, a quanto detto da Marotta, presa unilateralmente dal presidente della Lega, senza l’approvazione dei club. Si dice che ci siano state pressioni da parte di alcuni club, Juventus su tutti, che avrebbero cercato in tutti i modi di convincere il presidente della Lega a rinviare le partite. La scelta di rinviare il match avrebbe chiaramente favorito il club bianconero che così non avrebbe dovuto rinunciare all’incasso di milioni e milioni di euro. Le polemica è letteralmente esplosa, non solo sui social, ma anche con manifestazioni di protesta della curva nord interista sotto la sede della Lega. “Campionato falsato”, “una nuova Calciopoli.

Il fantasma di un ritorno di Calciopoli, oltre a far agitare maggiormente gli animi tra tifosi, ha riportato in voga una canzone datata di Elio e le Storie Tese. La canzone in questione è “Ti amo campionato“, pubblicata nel 1998. Una canzone di critica pungente, ironica e che denuncia episodi arbitrali a favore della Juventus. Una canzone che ha quindi anticipato di ben 8 anni lo scandalo “Calciopoli”.

Da sottolineare come Marotta non sia stato l’unico a schierarsi contro la decisione del rinvio: oltre a lui esponenti della Fiorentina, del Bologna, Cellino (presidente del Brescia), Gattuso (allenatore del Napoli) e Liverani (allenatore del Lecce). Anche chi non è stato direttamente coinvolto dalla decisione (e ha giocato la propria partita) non è stato favorevole alla scelta. Le dicerie aumentano e alimentano proteste e odio tra tifosi che, dopo essersi “ribellati” alla Lega, se la predono con altre squadre rivali accusandole di essere state favorite e, peggio ancora, di aver fatto di tutto per convincere la Lega. Alla Juventus, per placare le polemiche, basterebbe esprimersi sulla questione dichiarando l’estraneità nella scelta e la non condivisione di essa: il silenzio, al contrario, non fa che confermare le dicerie.
La Lega, dal canto suo, dovrebbe rispondere in modo chiaro ai tanti interrogativi che non rendono trasparente la scelta. Il presidente Dal Pino, invece, si trova ancora negli USA e sembra preferire alimentare l’odio tra tifosi piuttosto che fare un “mea culpa“.

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