Davide Bombardini, la sua esperienza a Palermo e la Nuova società

Pubblicato il autore: Cristina Guercio Segui


Oltre a Biffi anche Davide Bombardini ha giocato a Palermo tra il 1999 e il 2002 parla della nuova società. “Notte dei Campioni al “Barbera” per celebrare la nascita del nuovo Palermo? Dopo quella serata speciale, in molti mi hanno scritto su Instagram invitandomi a tornare a giocare, in questo momento non sono neanche allenato,ma con un po’ di allenamento penso che una mezz’oretta a partita riuscirei ancora a farla. Scherzi a parte, quella sera mi sono divertito tanto, per me è stato davvero emozionante, sin dal pomeriggio in cui sono arrivato allo stadio. Durante i preparativi per l’evento ho calcato il manto erboso e ho ripercorso la mia fascia, mi sono venuti i brividi, il magone, ho avuto un trambusto emotivo incredibile ripensando a tutte le partite giocate e al Barbera pieno. Per me l’avventura al Palermo è stata bella e intensa ma allo stesso tempo dura da un certo punto di vista, perché l’anno che abbiamo vinto il campionato è stato pesante. Ricordo che a volte la notte avevo gli incubi e sognavo che il Messina potesse portarci via la promozione, è stata una sofferenza però ho dei ricordi fantastici. Quando l’emergenza sanitaria sarà finita, vorrei venire giù a Palermo e stare almeno 2 settimane e girare un po’, sono molto affezionato oltre che alla città anche alla sua calorosa gente. La mia valutazione sul nuovo Palermo? È una società fresca, una società giovane con idee nuove che vuole fare bene sin da subito, poi quando si resetta e si ricomincia da zero c’è sempre qualcosa di positivo, lasci alle spalle tutte le scorie del passato e sei pronto a ripartire. Io sono fiducioso, certo è chiaro che nel calcio più vai avanti e più lo sforzo economico richiesto alle società diventa maggiore; fare il presidente, soprattutto ad alti livelli, richiede il massimo impegno, sia nel mettere a disposizione un capitale idoneo agli obiettivi, sia con la presenza giornaliera in società e sul campo. Ma diamo fiducia a questa società e vediamo che succederà. Ripensando alla mia carriera mi sento fortunato perché ho potuto giocare con giocatori importanti e in piazze di tradizione, storia e prestigio, però ad oggi penso che avrei certamente potuto fare di più. In Serie A per esempio ci sono arrivato a 29 anni, ma avrei anche potuto, con i modi dovuti, accelerare i tempi, tutto ciò purtroppo lo comprendi sempre quando gli anni più belli della carriera sono già trascorsi. Ad un certo punto acquisti più maturità ed esperienza, guardando tutto da un punto di vista diverso. Quando giocavo la Serie C a Palermo spesso il Barbera era pieno, mentre oggi è una cosa impensabile ammirare una cornice di pubblico di quel genere nella medesima categoria , neanche quando i rosanero giocavano in Serie A negli ultimi anni c’era la stessa affluenza. Quando abbiamo fatto la partita delle leggende, ho parlato a lungo con Toni, Migliaccio e Miccoli la prima cosa che dissi a loro è che avrebbero dovuto giocare a Palermo ai miei tempi per capire le difficoltà dell’epoca. Facile brillare nei primi anni dell’era Zamparini, con quegli investimenti, quel club e quella qualità di organico. Ricordo il calore, la passione ma anche l’asprezza delle contestazioni dei tifosi se perdevamo o non fornivamo prestazioni all’altezza. Diciamo che era un calcio diverso, più nervoso, ricco di pathos, trasporto emotivo e tanta tensione, però a me da calciatore quel tipo di atmosfera non è mai dispiaciuta”.






 

 

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