Conte-Atalanta, dalla fiducia alla litigata con Doni fino alle dimissioni

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Quando pensi ad Atalanta-Inter, viene subito in mente il grande ex Gian Piero Gasperini: un percorso dove l’attuale allenatore orobico ha regalato più dolori che gioie. Nonostante ciò, questa partita non è soltanto particolare per il coach di Grugliasco, ma anche per Antonio Conte, anche lui ex, ma dell’Atalanta. Già, il mister leccese ha avuto la possibilità di aprire un ciclo a Bergamo nel 2010. La sua avventura atalantina fu negativa per tutta una serie di motivi: sia dal punto di vista dei risultati che per quanto concerne il suo rapporto con i calciatori (Cristiano Doni su tutti). Non perdiamoci in chiacchiere, riavvolgiamo il nastro e parliamo del duo Conte-Atalanta.

Conte-Atalanta: il breve (e tortuoso) ciclo dell’attuale mister interista

Riavvolgiamo il nastro, torniamo indietro di ben dieci anni: la società nerazzurra di Alessandro Ruggeri navigava in cattiva acque, contestazione e un’Atalanta in piena zona retrocessione visto che Gregucci aveva collezionato 4 sconfitte nelle prime 4 gare. L’esonero è il classico effetto collaterale, e al suo posto arriva, appunto, Antonio Conte (reduce da una grande annata a Bari): mister dove basa tutto sulla grinta più che al gioco, semplicemente gli ingredienti giusti per creare qualcosa di buono. L’inizio è abbastanza promettente con 9 punti in 5 partite: pareggi contro Catania, Chievo e Milan con due vittorie contro Udinese e Parma. Tutto sembra funzionare, fino ad arrivare a Livorno-Atalanta. A far rovesciare tutto non è la sconfitta, ma bensì la forte litigata con il capitano Cristiano Doni: l’allenatore lo ha sostituito tra mille discussioni, tenendo presente che, secondo Conte, lo stesso Doni non faceva parte del suo progetto tattico. Nello spogliatoio volano parole grosse e subito c’è una divisione tanto evidente quanto grave: due caratteri così forti da far crollare la baracca, ma è l’attuale allenatore dell’Inter che tenta di farsi valere in maniera aggressiva tra allenamenti pesanti e l’esclusione della vecchia guardia. Il risultato di questo caos? 6 sconfitte nelle seguenti otto gare e l’eliminazione dalla Coppa Italia per merito del Lumezzane (uno dei punti più bassi atalantini dei tempi moderni). La tifoseria, dopo un pieno sostegno, comincia anche a contestare il mister, soprattutto dopo l’esclusione del numero 72 atalantino.

6 gennaio 2010, si gioca Atalanta-Napoli, e già dalle formazioni iniziali cominciano le prime polemiche: Doni in panchina e Ferreira Pinto in tribuna. Neanche il tempo di mettere il pallone al centro e Quagliarella segna il goal del vantaggio napoletano. Lo stadio comincia a fischiare, ma soprattutto invoca il coro “Doni! Doni!”, Conte non è certamente il tipo che non risponde, e si rivolge verso la tribuna con un gesto evidente e provocatorio (“Io giro a testa alta”): una cosa mai vista a Bergamo. Secondo tempo, Pazienza firma lo 0-2 e la contestazione si fa sempre più intensa soprattutto nel post partita. Il binomio Conte-Atalanta si è rotto definitivamente: Antonio addirittura sfiora la rissa con dei tifosi nerazzurri per poi dare le dimissioni ad una società talmente inesistente da non saper tenere testa sia alla squadra che all’allenatore. L’attuale mister dell’Inter, nonostante i successi avuti fino ad ora, non verrà visto come un rimpianto in quel di Bergamo, ma bensì una macchia di una delle stagioni più turbolenti della storia dell’Atalanta.

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