Qualificazioni Euro 2020: l’Ungheria soffre, ma stacca il biglietto per la rassegna continentale

Pubblicato il autore: Giuseppe Livraghi Segui


Qualificazioni Euro 2020
: l’Ungheria soffre, ma stacca il biglietto per la rassegna continentale. La compagine magiara, guidata dal nostro connazionale Marco Rossi, batte per 2-1 l’Islanda nella finale dei play-off e accede alla fase finale di Euro 2020, la kermesse europea “itinerante” della quale sarà una delle Nazioni organizzatrici. In realtà, la pandemia da COVID-19 ha costretto al rinvio della kermesse al 2021, pur mantenendo la denominazione originaria: l’Ungheria ospiterà, in quel di Budapest, tre partite della fase a gironi e una degli ottavi di finale. La qualificazione è giunta dopo una sofferta gara di finale casalinga al cospetto dell’Islanda, passata a condurre all’11’ con un calcio di punizione di Gylfi Sigurdsson sfuggito dalle mani dell’estremo difensore magiaro Péter Gulácsi, ma raggiunta all’88’ da una rete “di rapina” di Loïc Nego (lesto nell’insaccare da pochi passi un pallone vagante) e superata in pieno recupero (92′) da una prodezza del giovane (classe 2000) Dominik Szoboszlai, protagonista di un’azione personale in contropiede conclusa con un imparabile destro andatosi a insaccare nell’angolino basso alla sinistra del portiere islandese.

La qualificazione è, ovviamente, dedicata al CT Marco Rossi, assente in quanto in isolamento per via della positività al COVID-19 e sostituito in panchina dal suo vice Cosimo Inguscio. Per la compagine mitteleuropea si tratta della seconda qualificazione consecutiva a un Campionato Europeo: niente male, se si considera che dal 1986 al 2016 la selezione magiara aveva fallito l’accesso a ogni competizione (Mondiali o Europei), “rivedendo la luce” con la qualificazione a Euro 2016. Il grande lavoro svolto da Marco Rossi è lampante anche per quanto riguarda la Nations League, che nel 2018-’19 ha visto i magiari conquistare la promozione in Lega B (seppur grazie alla modifica del format), nella quale sono in corsa (in un “testa a testa” con la Russia) per il salto nella massima divisione. Certamente l’Aranycsapat (“squadra d’oro”) degli anni Cinquanta è inarrivabile, mentre si può affermare che l’obiettivo di tornare ai buoni livelli degli anni Settanta (quando l’Ungheria era ancora una compagine temuta) è sostanzialmente raggiunto. La selezione ungherese è, dunque, finalmente riuscita a emergere definitivamente da quella mediocrità nella quale piombò successivamente al Mondiale di Messico 1986.

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