UEFA Euro2020: ricordando le Notti Magiche

Pubblicato il autore: Enrico Picone Segui

Ritorna l’estate delle Nazionali. Nell’arena europea di UEFA Euro2020 va in scena il calcio più bello, che al netto di tutte le puntualissime polemiche continua a esercitare l’immenso potere di unirci in un ciclone di sentimenti forti, che fanno girare la testa dagli ottavi in poi e che a guardarci indietro ci rendiamo conto che la nostra Nazionale ci ha fatto vivere ricordi indelebili.

Non ci si può voler bene per sempre, eppure certe Notti Magiche ci è sembrato possibile il contrario, quando il cielo è stato azzurro sopra Berlino, e ci siamo abbracciati forte, e ci siamo resi conto di quello che un’intera generazione aveva provato tra Spagna ’82 ed Euro2000. È la magia delle estati sportive, che fra amori e rigori non te le scordi più.

Paolo Rossi, un angelo custode a UEFA Euro2020

Dopo quasi quarant’anni dal trionfo al Bernabeu, l’Italia ha dovuto cedere alla sua memoria sportiva uno dei nomi più rappresentativi quella notte. L’11 luglio 1982, al minuto 57 della finale contro la Germania Ovest, Paolo Rossi segnava il primo dei tre goal che avrebbero portato la terza stella sulla maglia della Nazionale italiana.

Quel goal ci consolava del rigore sbagliato da Cabrini al primo tempo e incoraggiava il gioco degli azzurri, condotto in contropiede da Scirea al minuto 69 e permettendo a Tardelli di metterla dentro prima di lasciarsi immortalare nella più famosa delle immagini d’archivio.

All’81° segnava Altobelli, regalandoci il lusso di ignorare il goal di Breitner all’83°. Quell’estate ascoltavamo Cuccuruccucù di Franco Battiato, godevamo del fascino immortale della Fiat Panda, ci riparavamo almeno per quelle notti dal malessere provocato dalla recessione e dall’esperienza terroristica.

La maledizione del mondiale

Dopo il mondiale, la Nazionale subiva il destino riservato ai campioni in carica, mancando dapprima la qualificazione agli Europei di Francia ’84 e arrendendosi poi alla stessa Francia nello scontro a eliminazione diretta ai mondiali di Messico ’88, destinati a chiudere il primo capitolo del Nuovo Testamento del calcio, quello della Mano de Dios.

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Ciclicamente, la maledizione del mondiale avrebbe colpito ancora dopo la notte di Berlino. Ci avrebbero consolato le esperienze comuni ad altri campioni in carica destinati a flop imbarazzanti: la Francia nel 2002, la Spagna nel 2014, la Germania nel 2018.

Italia ’90: Germania – Italia atto I

Con la complicità del singolo più celebre dedicato alla Nazionale italiana, la performance casalinga dell’Italia è legata a emozioni indelebili che ancora oggi si lasciano raccontare trasversalmente al contesto storico (vedi il film di Paolo Virzì del 2018).

La notte del 3 luglio 1990, il tempo subì un graduale rallentamento, fino ad arrestarsi del tutto al termine dei supplementari. Notti come quella ti insegnano che prepararsi mentalmente ai calci di rigore è un po’ come muoversi bendati su una fune sospesa nel vuoto. Alla fine cademmo giù, ma l’orgoglio era salvo.

Il trionfo della Germania in Italia ha un significato speciale, per entrambe le parti è un vettore inarrestabile di fattori che caratterizzano il rapporto storico, sociale e politico tra le due nazioni. Lo era già allora, lo sarebbe stato per sempre dopo la rivincita di Berlino.

U.S.A. ’94, fino in fondo

Ancora ai rigori, ancora una volta sospesi nel vuoto. E anche quella volta commettemmo l’errore di guardare giù. Riavvolgendo il nastro, il rigore di Baggio conserva ancora la bellezza che gli italiani gli riconoscono, come uno di quei capolavori dell’arte cristiana che raccontano la tragedia del Compianto con una commovente combinazione di colori.

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UEFA Euro2000, un rimpianto lungo vent’anni

Uno dei grandi meriti del mondiale del 2006, è stata la consolazione immensa della finale persa contro la Francia per le due sberle che ci lasciarono a bocca asciutta. La prima la prendemmo da Wiltord al 93°, la seconda da Trezeguet con la sciagurata formula del golden goal. Sulla scorta di quella delusione, ci si chiede cosa ci aspetta venti edizioni dopo, a UEFA Euro2020.

La quinta volta è quella buona

Niente di magico al mondiale del 2002, quando il cammino dell’Italia era già stato deciso da Byron Moreno. Storditi da una delusione che non aveva niente di sportivo, potevamo solo in parte immaginare che una generazione di campioni senza precedenti si preparava a combinarla grossa. Ospiti della Germania, iniziammo un cammino che siamo ancora in grado di ricordare a memoria, tappa dopo tappa, come fosse la storia di un amore in cui vuoi e non vuoi sperare, ma che alla fine riesci a conquistare e a impazzire dalla gioia. Germania – Italia atto II, 1 a 1 e palla al centro.

L’ultima grande Italia

Prima e dopo Euro2016, il nulla. Quasi fosse un’esperienza isolata dalla realtà, che non sai bene se si sia trattato di un sogno o se sia successo veramente. Poi ricordi che sulla panchina sedeva uno che di sogni e di imprese se ne intende. Dopo Germania e Francia, il terzo grande fronte sportivo è senz’altro quello con la Spagna.

Da un decennio ormai, abbiamo giocato il ruolo del suddito nei confronti di una compagine di sportivi che in quasi tutte le discipline hanno sempre avuto la meglio. 11 contro 11 è stato poi il peggiore campo di battaglia. Dopo Euro2012 e altri fallimentari banchi di prova, Antonio Conte è riuscito a fare di Giaccherini l’antidoto contro la nazionale spagnola, efficace anche contro il Belgio di Lukaku e Courtois. L’Italia di Conte batte la Spagna e impaurisce la Germania.

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Sarebbe stato un colpaccio, se solo avessimo avuto la meglio su entrambe le squadre con quegli undici uomini irriconoscibili per performance e determinazione. Diciamoci la verità, è stata tutta colpa di Zaza e Pellè. Si fossero limitati a sbagliare risparmiandoci quelle malaugurate pantomime

Ma quell’Italia aveva comunque fatto qualcosa di grande, permettendoci di annoverarla assieme al Leicester di Ranieri e alla nazionale islandese per aver dimostrato che i capitali non potranno mai occupare entrambe la facce della medaglia. In tutte le Notti Magiche, ciò che ha sempre fatto la differenza è il cuore.

UEFA Euro2020, un progetto sportivo per un fine più grande

La rivoluzionaria distribuzione geografica della competizione, candida UEFA Euro2020 tra i progetti europei più ambiziosi. Dare una coscienza politica e culturale dell’UE partendo non dal basso, ma del centro, dove si colloca tutto ciò che l’apparato economico comunitario ignora da sempre: le passioni.

Cogliere l’occasione di impiegare una passione incisa nel dna dell’Europa in una competizione sportiva comunitaria, può senz’altro riuscire quantomeno nel proposito di unire la popolazione di tifosi in un momento storico in cui la voglia di unirsi è più forte che mai. UEFA Euro2020 aprirà il sipario a Roma e lo chiuderà a Londra, un asse non più comunitario, ma non per questo distante.

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