Il Lipsia dei record una nuova minaccia alla leadership del Bayern di Ancelotti

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui
red bull salisburgoUna nuova favola si è formata in Europa. Il 2016, anno magico, non smette di produrre belle ed entusiasmanti realtà. Passando in sette anni dalla quinta divisione tedesca alla Bundesliga, il Lipsia già era arrivata nella speciale sessione di “miracolo calcistico” e adesso sogna un piazzamento Champions, passaggio intermedio e obbligato sulla strada che conduce al Meisterschale.
La squadra di Ralph Hasenhùttl è un club ambizioso e non potrebbe essere diversamente con un padrone come Red Bull che ha messo a disposizione un budget di oltre 100 milioni di euro per coniugare successi sportivi e visibilità commerciale; un binomio che ha sollevato un polverone in Germania, dove da tempo la storia della matricola da record sta facendo parecchio discutere.
Fondato nel 2009, l’RB ha varcato subito la soglia della Regionalliga, poi la Oberliga in tre anni, quindi la Zweite Liga (l’equivalente della nostra serie B) e infine la Bundes la scorsa estate, dove nel giro di due mesi la squadra ha già scritto un’altra pagina di storia di livello europeo: con nove partite senza sconfitte (6 vittorie, tra cui quella sul Borussia Dortmund, e 3 pareggi).
Il Lipsia è la matricola imbattuta per più tempo. Ruolino che ha permesso di proporsi come prima antagonista al Bayern di Ancelotti, distante due sole lunghezze in classifica. A questo primato, però, il Lipsia ne ha aggiunto un altro, ovvero quello di squadra più odiata di Germania.
Da quanto il colosso Red Bull, però, ha acquistato la squadra, la squadra di Hasenhùttl è diventato il team più odiato d’Europa. “Contro la squadra in lattina non si gioca a calcio. Noi non veniamo”, è il refrain di buona parte delle tifoserie avversarie che in questi anni hanno spesso boicottato le partite contro l’RB. Tra queste, gli ultrà del Borussia Dortmund hanno argomentato in maniera più diffusa la dura presa di posizione: “Il calcio – hanno spiegato – si gioca per suscitare emozioni, per regalare gioie alle persone. Loro giocano per farsi pubblicità. Questa è la commercializzazione del calcio che vogliamo combattere”. Ma c’è anche chi è andato oltre, come i tifosi della Dynamo Dresda che, lo scorso agosto in Coppa, hanno lanciato in campo una testa di toro mozzata, o quelli del Colonia che hanno ritardato, con un sit-in, l’accesso del bus della squadra allo stadio facendo ritardare di un quarto d’ora l’avvio del match.
Di fatto la Red Bull non è nuova a queste operazioni. In passato ha dato vita ad altre squadre ora ai massimi livelli in Austria (Red Bull Salisburgo), America (New York Red Bull) e Brasile (Red Bull Brasil di Campinas) e anche in Germania ha seguito il solito copione: rilevato il SSV Markranstadt, lo ha praticamente rifondato cambiando nome, logo e colori sociali. A proposito del nome, per aggirare le norme tedesche che vietano agli sponsor di inserire il proprio brand (fa eccezione solo il Bayer Leverkusen, fondato dall’azienda farmaceutica prima dell’entrata in vigore della disposizione), i dirigenti hanno coniato l’espressione Rasenballsport che sta per “Sport da palla su prato”, di qui RB Lipsia. RB, proprio come Red Bull, appunto.
Al di là di queste pratiche, non del tutto lineari, però, l’idea tecnica portata avanti dal Lipsia è tutt’altro che malvagia. L’Rb, infatti, è una squadra molto giovane, composta per lo più da ragazzi come la filosofia del club pretende. Non è un caso che in estate siano stati spesi oltre 15 milioni per assicurarsi il talento classe ’97 del Nottingham Forrest, Oliver Burke, e che tra i punti di forza ci siano ex elementi quasi coetanei provenienti dai cugini del Salisburgo come Sabitzer e Schmitz (entrambi del ’94), Keita e Bernardo (di un anno più giovani). Insomma non solo business e imprenditoria, ma anche idee progettuali molto chiare che i risultati hanno sin qui premiato.

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