Champions League: 4-2-3-1 modulo vincente della fase a gironi, ma la Serie A lo snobba. Occhio Juve, lo usa anche il Borussia!

Pubblicato il autore: TonyR Segui

modulo vincente champions league

Il 4-2-3-1 è stato il modulo più utilizzato e più vincente della fase a gironi di Champions League. Le formazioni schierate con tale tattica hanno totalizzato ben 112 punti sui 267 totali (42%). Delle 16 squadre che hanno ottenuto il pass per gli ottavi ben 10 lo hanno adottato sistematicamente o almeno una volta. Di queste 10, Borussia Dortmund (13 punti), Bayer Leverkusen (10 punti) e Shaktar Donetsk (9 punti) sono da considerare le più integraliste non avendo mai ceduto alla tentazione di cambiare modulo. Il 4-2-3-1 è stato inoltre fondamentale per Atletico Madrid e Manchester City: le due squadre, infatti, hanno ottenuto i punti qualificazione negli ultimi match del girone, proprio in coincidenza con il cambio tattico e il passaggio al 4-2-3-1. Se infine consideriamo che 3 delle ultime 5 finali di coppa dei campioni sono state vinte da formazioni schierate con il 4-2-3-1 (Inter 2010, Chelsea 2012 e Bayern Monaco 2013) è evidente come tale modulo sia da considerare a tutti gli effetti il modulo europeo per eccellenza.

…modulo europeo ma non italiano

Dimostrare che si può vincere con uno schieramento tattico diverso è la missione della Juventus (attualmente fedele al 4-3-1-2) che domani affronterà proprio il Borussia Dortmund, espressione più cristallina del 4-2-3-1.
Introdotto nel calcio moderno dal Celta Vigo di Victor Fernàndez e dal CT campione del mondo con la Francia Aimé Jacquet, il 4-2-3-1 è stato utilizzato agli inizi del 2000 dal Real Madrid dei Galacticos, modulo che ha consentito alle merengues di schierare contemporaneamente campioni del calibro di Figo, Zidane, Raùl e Ronaldo.

E le italiane? La Juventus, dopo aver cominciato questa edizione della Champions League con il 3-5-2 (a Madrid contro l’Atletico ha osato la variante 3-1-4-2), portando a casa 3 miseri punti, ha pensato bene di cambiare modulo passando ai più congeniali 4-4-2 e 4-3-3. Scelta che si è rivelata positiva grazie alla quale i bianconeri hanno espresso un calcio più vicino ai concetti di gioco europei (seppur su ritmi più bassi) ottenendo i punti qualificazione. Fallita, invece, la missione della Roma che per ben 5 volte è scesa in campo con il 4-3-3 e, dopo un inizio che lasciava ben sperare (5-1 in casa contro il CSKA Mosca e l’1-1 a Manchester contro il City), è crollata sotto i (7!) colpi della corazzata Bayern per poi tentare il tutto per tutto nell’ultimo match casalingo contro il City. Singolare notare che nella gara da dentro o fuori con gli inglesi Garcia abbia voluto affidarsi proprio al 4-2-3-1. Probabilmente, visto che il tecnico francese non l’ha più riproposto in seguito, doveva essere una mossa tattica con la quale spiazzare Pellegrini. Sappiamo tutti com’è andata.

Anche la Serie A “snobba” il 4-2-3-1

E’ dal 2010 che una squadra italiana non vince la Champions League, da allora molte brutte figure e un unico piazzamento ai quarti ottenuto dalla Juve di Conte. E’ stata l’Inter di Mourinho l’ultima formazione nostrana ad alzare la coppa dalle grandi orecchie. Indovinate con che modulo? Già ancora il 4-2-3-1, seppure atipico con Eto’o e Pandev a fungere da attaccanti esterni più che da ali.
In Italia le uniche squadre ad adottare il 4-2-3-1 oggi sono il Napoli e l’Inter. Non a caso, due compagini allenate da Benitez e Mancini, allenatori di fama ed esperienza internazionale. Eppure, anche il tecnico di Jesi ha abdicato, visti gli scarsi risultati. Da qualche partita, ormai, schiera la sua Inter con il “modulo ad albero di Natale”. La domanda sorge spontanea: come mai delle 20 squadre di Serie A, solo due hanno provato a scendere in campo con il modulo più “europeo” in circolazione? Sarà forse per la mancanza di trequartisti o esterni di valore assoluto? In effetti nel nostro campionato mancano dei veri e propri trequartisti: l’ultimo ad aver calcato i campi della Serie A è stato l’olandese ex Inter Wesley Sneijder (senza citare l’ultimo Kaka, fantasma del campione che aveva incantato nella sua prima avventura al Milan) mentre se cerchiamo un numero 10 degno di nota, dobbiamo addirittura risalire al mito Roberto Baggio visto che i vari Totti, Del Piero e Cassano si sono poi riciclati nel ruolo di prima/seconda punta, anziché rifinitore. Situazione simile sugli esterni, l’ultima grande ala italiana (peraltro di origine argentina) in grado di saltare l’uomo e fornire cross illuminanti è stata Camoranesi. Nonostante la buona volontà, i vari Mertens, Insigne, Callejon, Cerci e le varie promesse mai esplose (Schelotto, El Shaarawy ecc.) sono solo pallide rappresentazioni dei migliori interpreti del ruolo (Robben, Ronaldo, Ribery ecc.).

Juve, per battere il Borussia ci vorrebbe il “vecchio” ma sempre buono 4-3-3

Dall’analisi di SuperNews emerge inoltre che gli altri moduli di gioco più vincenti della fase a gironi di Champions League son stati il 4-3-3 (88 punti su 267 per il 33%) e il 4-4-2 (30 punti su 267 per l’11%). Oltre che nella strettissima attualità entrambe le tattiche sono anche le più utilizzate nelle 22 finali di Champions League disputate dal 1992 (anno in cui la coppa campioni è diventata Champions League) ad oggi. Di queste 22 epiche partite con la coppa in palio le squadre schierate con il 4-4-2 ne hanno disputate 14 ottenendo 7 vittorie e 11 sconfitte. Una media di certo non invidiabile, a differenza di quella del 4-3-3. Su 7 finali, chi è sceso in campo con questo modulo ha portato a casa la coppa ben 5 volte (Juventus, 3 Barcellona, Real Madrid).
La riflessione, a questo punto, è d’obbligo: con che modulo dovrà disporsi la Juve per battere il Borussia e il suo 4-2-3-1? La risposta è il 4-3-3, vera e propria bestia nera del 4-2-3-1: su 19 scontri diretti tra compagini che hanno utilizzato questi due moduli il 4-3-3 ne ha vinti ben 10, pareggiandone 4 e perdendone 5. Difficile che Allegri ci ascolti, non solo per il suo credo tattico ma anche per la mancanza di attaccanti esterni in rosa in grado di svolgere quel determinato ruolo.

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