Il mondo gioca a calcio, il Barcellona fa un altro sport

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

messi suarez neymar  Illegali. Extraterrestri. Chiamateli come volete, la sostanza cambia davvero poco. Il Barcellona diverte, come sempre, vince, come sempre, segna, come sempre. E no. Il Barcellona da due anni segna molto di più. Il motivo è molto semplice, anzi, i motivi sono tre.  Messi, Suarez, Neymar. Tutto d’un fiato questi tre nomi ci stanno a meraviglia insieme, come lo sono sul campo. Il 9, il 10 e l’11. Una potenza da fuoco che solamente in questa stagione ha già sfornato 35 gol in tutte le competizioni, divisi fra i 14 di Neymar (capocannoniere della Liga), i 16 di Suarez, e i 5 di Messi. Questo ultimo numero non deve preoccupare, è che la “pulga” argentina è stata infortunata da fine settembre fino alla partita di sabato contro il Real Madrid. Si riprenderà tutto ciò che gli spetta di diritto.

Ciò che più affascina non è tanto il numero di gol che questi tre fenomeni stanno realizzando, quando il modo in cui stanno in campo e si cercano per mettere la palla in porta. Il primo gol di Messi nella gara di ieri sera contro la Roma, il secondo della partita, è pura poesia. I tre giocatori scambiano la palla con una serie di passaggi di prima che si concludono con quel tocco sotto di Messi a battere l’estremo difensore giallorosso. Un capolavoro. Stupisce come tre fenomeni, perché di questo si sta parlando, siano disposti a sacrificare la rete personale per il bene del Barcellona e per il gioco con i compagni. Un giocatore come Suarez, che a Liverpool puntava la porta e sparava (spesso facendo centro), adesso accetta lo scambio e serve palloni a porta vuota. Lo stesso Messi, il più solista di questa squadra da sempre, sta mostrando una propensione agli assist maggiore. E poi…e poi c’è Neymar. Uno che a 23 anni ha già segnato 250 gol da professionista tra Santos, Barcellona e nazionale brasiliana. Uno che ha capito subito come comportarsi in un club come il Barcellona. Mes que un club, dicono in Catalugna. Su 10 gol totali realizzati in 4 giorni a Real Madrid e Roma, mica al Poggibonsi, ben 7 sono opera del trio delle meraviglie. Il più forte di sempre, senza dubbio.

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A proposito di Roma, ecco le dolenti note. La squadra di Garcia da ieri sera è la peggior difesa di questa edizione di Champions League. I giallorossi hanno incassato ben 16 reti in appena 5 gare. Cosa che ha fatto arrabbiare e non poco il direttore sportivo Walter Sabatini. Nel post gara qualche screzio con l’allenatore francese. Diciamo che qualcosa in più la Roma avrebbe potuto farla. Imbarazzante l’approccio al fuorigioco della difesa giallorossa. Va bene, il Barcellona è di un altro mondo, ma la resistenza è durata molto, troppo poco. Per intenderci, il Maccabi Tel Aviv ha subito 15 reti.

MAL DI CHAMPIONS – La Roma negli ultimi 8 anni ha dovuto più volte subire umiliazioni in giro per l’Europa. Duole ricordare il 7-1 in casa del Manchester United nel 2007, lo stesso risultato ma in casa contro il Bayern Monaco l’anno scorso, e poi ieri. Un passivo di sei reti che non sarà facile da digerire. Sconfitte del genere, si sa, anche se contro i più forti di tutti, non possono non avere ripercussioni su ambiente, spogliatoio, e campionato.

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Il Camp Nou è cosa tosta. Vincere ormai è diventato quasi impossibile. L’ultima squadra italiana a battere i blaugrana in casa in Champions è stata la Juve, con lo storico gol ai supplementari di Zalayeta. Parliamo del 2003. Poi, il massimo risultato è stato il pareggio. Nel 2010 l’Inter di Mourinho riuscì a qualificarsi per la finale nonostante l’1-0 in inferiorità numerica per l’espulsione di Thiago Motta, in una partita durissima. Nel settembre 2011 poi il Milan strappò con un colpo di testa di Thiago Silva all’ultimo respiro un meritato 2-2. Poi solo sconfitte. E quei tre lì davanti hanno ancora anni di gol nei piedi, per deliziare il mondo e per punire tutti. Ma proprio tutti.

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