Quel triste silenzio di Roma-Bayer Leverkusen (video)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Il silenzio è una condizione difficile da creare. Una sensazione a volte unica e stupenda. Perché ci permette di riflettere, sognare e viaggiare in altri mondi e in altre epoche. Il silenzio dà, il silenzio toglie. Diremmo senza troppa ironia. Ma ci sono luoghi dove il silenzio non deve esser di casa, perché quando ciò avviene è termometro di malattia e grigiore. Prendiamo un luogo a caso, lo stadio Olimpico. Sempre casualmente, mettiamo una serata di Champions League in cui la Roma ospita il Bayer Leverkusen in un incontro fondamentale per il prosieguo del campionato. E vince. In una delle sue classiche partite senza un filo logico. Emozionanti, sfinenti e al contempo irritanti. Bene, diranno i figliol prodighi che non hanno a cuore il silenzio di cui sopra. Male. Dico io.

Manca la Curva Sud. Manca terribilmente la Curva Sud. Quasi non ha senso seguire una partita allo stadio Olimpico. Manca la Curva Sud e nel momento del bisogno si sente in maniera inconfondibile. Quasi atroce. Sì perché quando Chicharito Hernandez decide bene di gabbare una confusionaria difesa romanista, siglando l’incredibile 2-2, non si sente quella spinta propulsiva della curva, che fino a qualche mese fa, in questo momento, avrebbe preso per mano la squadre, accompagnandola oltre le avversità di una gara che si stava mettendo male. Ma non è soltanto questo il fatto. La realtà è che da ieri sera mi chiedo che senso abbia avere uno stadio in quelle condizioni. Senza denigrare chi all’Olimpico ancora ci va, spendendo soldi (tanti) e prendendosi tutti i disagi del caso? Tra cui la scandalosa gestione dei parcheggi e l’altrettanto vergognosa chiusura della Linea A alle 22,30, che obbliga i coraggiosi pendolari a viaggiare su autobus sostitutivi stipati come bestie in una stalla.

Perde di senso l’intero spettacolo quando un silenzio triste, cupo e tetro, lo rende scialbo e persino deplorevole. Mio figlio non lo porterei mai in questo stadio. Perché è privo di divertimento. E le gradinate senza divertimento non sono un luogo sano. Così come non è salubre tutto quello che le istituzioni hanno deciso di perpetrare ai danni dei tifosi di Roma e Lazio. Sono preoccupanti e da intervento del Parlamento Europeo le parole di Franco Gabrielli, che con il suo pugno duro e la sua voluta cecità si sta erigendo sempre più a Kapò dell’Urbe Immortale. Sì, perché il Kapò nei lager nazisti era un prigioniero che aveva il comando sugli altri deportati. E probabilmente Gabrielli incarna retoricamente questa figura. “Prigioniero” di sfere politiche ancor più torbide e alte di lui che da dietro muovo sapientemente i fili.

E’ così che ci si avvicina al derby più anomalo della storia. Senza curve. Senza coreografie. Senza striscioni. E senza tutto ciò che lo ha reso una delle sfide più celebri al mondo. Perché se Roma e Lazio sono conosciute, anche oltre le Alpi e oltre il Mar Mediterraneo non è certo grazie alle loro bacheche scarne di trofei. Bensì grazie ai propri tifosi e al loro modo passionale e unico di vivere il calcio. Si è deciso, almeno per ora, di uccidere tutto ciò. E allora l’Olimpico rimanga, fin quando non si rivedranno certe scelte e non ci si renderà conto di essere nel 2015 e non negli anni del proibizionismo americano o, peggio ancora, in fase di avvicinamento a un regime autoritario, spoglio. Perché ai tifosi vanno date dignità e rispetto. Fino a quel momento non ci parlate di famiglie allo stadio o programmi di fidelizzazione. Tutto ciò i tifosi ce l’hanno sempre avuto. Sono postille che avete inventato per creare il problema e risolverlo svuotando gli stadi. Complimenti. Il progetto va avanti a gonfie vele.

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