Se la Curva Sud si aggrappa al sole

Pubblicato il autore: Alessio Gregori

roma bate curva sud
Eppure l’amore c’è. C’è ma non si vede o meglio, non lo vogliono far vedere.

Provano a spingerli giù, gli innamorati, in profondità, sperando che possano affogare. Senza successo, ovvio. Perché chi ama è abituato a soffrire e a penare da sempre. Perché chi ama e si sente sprofondare giù, negli abissi di un mare forse più forte di se stesso (ma mai più grande), ha sempre il coraggio di alzare la testa, alla ricerca di quella macchia scintillante che il sole disegna sulla superficie increspata del mare. Il ritratto della natura di ciò che noi uomini chiamiamo speranza, salvezza.
Ecco. La Curva Sud è sempre aggrappata al sole, anche ora.
Che lor signori non si facciano ingannare. Gli uccellacci del malaugurio volano a destra e a manca gracchiando che il vento è cambiato, che non è più come una volta, che l’amore per la Roma si è affievolito, come una candela consumata che ormai nessuno ha più voglia di accendere per concedersi ancora un momento d’intimità. Ma se il corvo è nero e non “giallo come er sole e rosso come er core mio”, un motivo ci sarà.
Se il culto di una fede (perché la Roma, a Roma, funge da vera e propria religione, lungi da me offendere qualcuno) viene modificato, alterato, danneggiato, diviso e maltrattato in casa propria, il fedele/tifoso ha il diritto di protestare e combattere perché questo sopruso ingiustificato e ingiustificabile venga rimosso o quantomeno limitato. Lastre di plexiglass si ergono imponenti e taglienti in quella curva bellissima che era lo specchio di una città, di un popolo come quello romano, che è stato spesso severo con se stesso ma con la battuta sempre pronta. I problemi di una città malata fino al midollo, anziché provare a risolverli e spazzarli via, sono stati raccolti in un mucchietto di polvere e compressi e nascosti sotto a un tappeto. Gli Ultras. La panacea di tutti i mali.
Ma i ragazzi che tifano la Roma, i ragazzi della Curva Sud sono i pochi poeti di un calcio che di poetico ha ben poco, quasi nulla.
Quei ragazzi la Roma la tifano ancora e come prima ma quando ti senti più tutelato in stadi altrui e non in casa propria è dura da digerire. La protesta andrà avanti finché non si vedrà almeno la volontà di provare a risolvere questa situazione che, con estrema franchezza, è alquanto inutile, priva di un fine logico e non giova a nessuna delle parti in causa.

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Quel malinconico e orribile vuoto in Curva Sud è un atto d’amore fortissimo che non tutti possono o vogliono capire. Non esserci non vuol dire necessariamente non esserci, perché la mancanza dei ragazzi si fa sentire più della loro presenza, la desolazione rispetto alla folla colpisce maggiormente il cuore di chi guarda, il silenzio è più forte del rumore. Il silenzio serve a ragionare. Il silenzio serve a capire. Ma anche a fare bella figura, ma vaglielo a spiegare a Pallotta e Gabrielli, protagonisti indegni di una guerra ideale che nessun sembra veramente intenzionato a combattere, di frecciatine e punzecchiate da prime donne, quali sono.
Intanto però non si sa bene come, non si sa bene grazie a quale divinità calcistica, la Roma si qualifica agli ottavi di Champions League. E’ grande Roma, eppure sembra così piccola.
Sembra una bimba, questa Roma, sperduta e impaurita in un prato verde che una volta le sembrava così solido, così rassicurante. Un prato che una volta era il suo prato. Ora questa bimba bionda di rosso vestita, ha scordato come si cammina, ha ripreso a gattonare. Le manca il sostegno, le manca chi la prende dolcemente per mano per farle attraversare la strada che tanta paura fa.
Alla Roma manca la Curva Sud.
Alla bimba manca la sua culla.
Dicono che abbiano provato a distruggere la culla. “Sono stati i cani”, dicono alcuni. “Sono stati i porci”, dicono altri.
Forse sono stati entrambi. E di sicuro il sole non c’era.

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