Guardiola ha fallito al Bayern Monaco

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

Pep Guardiola è un allenatore così importante che si parla di fallimento in un triennio costellato da cinque trofei (con altri due in palio). Il Bayern Monaco saluta la Champions League alla terza semifinale consecutiva, esce battendo l’Atletico Madrid per 2-1 nella gara di ritorno ma con due grosse spade di Damocle pendenti sulla testa. La prima è il gol subito al Calderón da Ñiguez, una serpentina da brasiliano tra le statuine del presepe bavarese: bastava un semplice fallo, una spallata, per fermarlo ed evitare una pericolosa percussione centrale. In secondo luogo il calcio di rigore che Thomas Müller ha calciato a fine primo tempo della gara di ritorno. Uno dei prediletti di Guardiola tradisce Guardiola con un’esecuzione ordinaria e facilmente intuita da un modesto portiere come Oblak.

Guardiola ha fallito al Bayern Monaco perché Kalle Rummenigge lo chiamò nell’inverno 2012 ponendogli sul tavolo un unico obiettivo: la Champions League. Dare continuità alla magica tripletta messa a segno da Jupp Heynckes era l’obiettivo primario dei biancorossi di Baviera. Da Londra a Milano, da Wembley al Meazza, Guardiola aveva tre tentativi per conquistare il massimo titolo europeo. Non c’è riuscito. Tre cammini differenti quelli del Bayern in queste edizioni, tre cammini che hanno portato sempre al medesimo punto: alle semifinali. E, gioco del destino, sono state tre spagnole a far fuori il tecnico spagnolo: le due squadre di Madrid e il suo amato Barcellona.

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Distaccato come un intellettuale della sinistra italiana degli Anni ’70, accademico e pastorale nelle spiegazioni tecniche date in pasto a un manipolo di giornalisti per lui da riformare ma che invece hanno avuto il privilegio di raccontare Gerd Müller, Franz Roth, Sepp Meyer e altri calciatori da pinacoteca. Non è mai entrato in sintonia con il tifo bavarese. Ha litigato con tutti, il primo è stato Sammer che definì il suo Bayern embrionale “senza fantasia”, poi il medico sociale Müller-Wohlfahrt che si dimise con trentotto anni di onorato servizio dopo esser stato messo in stato d’accusa dopo la sconfitta di O’Porto.

L’ultimo percorso Champions è stato piuttosto complicato dopo il primo posto ottenuto nel girone di qualificazione. Il Bayern Monaco forse meritava d’uscire con la Juventus agli ottavi di finale ma una ridda di episodi contrari ai bianconeri proiettava Lahm e compagni ai quarti dove il Benfica veniva superato con troppi patemi.

Guardiola ha fallito al Bayern Monaco in un’avventura comunque importante, fatta di grandi successi e record in Bundesliga che rendono le stern des südens la pietra di paragone del calcio tedesco. Guardiola non diventa un fallito ma esce semplicemente ridimensionato dall’Allianz Arena. Porterà con sé quest’esperienza che ha arricchito entrambi, Pep a livello personale, il Bayern a livello di bacheca.

Il futuro è di Carlo Ancelotti, il miglior allenatore italiano al mondo. Il tecnico di Reggiolo avrà lo stesso compito inevaso da Guardiola: vincere la sesta Champions League. Compito difficile? Spaventoso? A colui che ha vinto la gloriosa decima sulla panchina del Real Madrid verrà un sorriso se ripenserà a quanto tempo è già passato da quel trionfo.

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