Cara mamma, ho visto City-Barça e da grande voglio giocare a calcio…

Pubblicato il autore: matteo lanzi Segui

Viva.Viva la voglia di vincere, la voglia di attaccare, la voglia di giocare la palla sempre e comunque con personalità. Viva il calcio. Spesso fa strano sentire parlare, in tv o sui giornali, di 0-0 spettacolari, dove le squadre hanno divertito offrendo un gioco esaltante e coinvolgente. Ma come si fa a parlare di 0-0 esaltanti? Dov’è il divertimento? Dov’è il bello di questo sport? Intendiamoci, non tutte le partite che finiscono a reti inviolate sono noiose, anzi, si ricordano spesso pareggi nulli con molte occasioni da rete e accompagnate da recriminazioni da ambo le parti. E’ anche vero che spesso, sopratutto in Italia, si vince con la miglior difesa e non con il miglior attacco ( statistiche caressiane docet ), e perciò gli allenatori nostrani tendono spesso a spendere più tempo nell’analizzare situazioni di gioco difensive che offensive.LIVE Barcellona Manchester City

Leggi anche:  Champions League, Juventus-Ferencvaros 2-1: Morata risolve tutto al 90+2

Ma una partita come quella di ieri sera tra Manchester City e Barcellona rappresenta l’essenza di questo bellissimo sport. E’ stato esaltante, in tutti i sensi. Per chi giocava, per chi allenava, per chi commentava o anche per chi semplicemente guardava. Uno spot per il calcio, da far vedere ai bambini che si approcciano a questa disciplina e che sognano magari un giorno di poter calcare certi palcoscenici. Bello, bello davvero, un bello diverso da quelli a cui siamo abituati dalla nostra Serie A e dal nostro calcio, spesso esasperato dalla tattica, dai nervi, dalla paura di perdere. Il calcio inglese e quello spagnolo sono molto diversi dal nostro, e questo si sapeva già da tempo, ma ieri sera si è notata la differenza abissale  di mentalità, la voglia di vincere sopra a tutto, senza paure o dietrologie. Specifichiamo, non è quell’arrembaggio zemaniano tipico di chi vuole sempre segnare senza pensare a difendere o a mantenere un minimo di equilibrio in campo. La tattica c’era, le squadre avevano un baricentro, ma spostato di 30 metri più su rispetto alle big del nostro calcio. Da un lato il Barça di Luis Enrique, meno tiki-taka rispetto al passato e più verticale, ma sempre a due tocchi e guidato da quel trio di alieni là davanti che sembrano scesi da un altro pianeta, supportati da un collettivo collaudato e guidato con sicurezza dall’ex romanista in panchina. Dall’altro il nuovo City di Guardiola,spumeggiante, veloce, tecnico, cinico, dove si inizia a intravedere il lavoro di Pep, il quale sta imponendo il suo credo in una terra molto diversa, più simile alla fredda Baviera ( dove non sono molti i nostalgici dello spagnolo) che alla calda Catalogna. Due modi di vedere questo sport molto simili ma non uguali, con quelle leggere differenze che hanno contribuito a rendere ancora più spettacolare un match già esaltante di per se per mille motivi. E non conta nulla se alla fine ha vinto il City 3-1, perché poteva finire 4-1,5-1, oppure 3-3, o avrebbe potuto vincere il Barcellona visto il primo tempo completamente di stampo blaulgrana, al contrario della ripresa. Ma ha vinto il calcio, hanno vinto i calciatori, ha vinto lo spettacolo, e questo è quello che conta. Ha vinto lo sport, e basta questo.

  •   
  •  
  •  
  •